Il Dipartimento riceve dai cittadini richieste di informazioni sui terremoti avvertiti nelle ultime settimane in Emilia Romagna e in Sicilia.
Sulla base dei dati forniti dall’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall’Ufficio Rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile, pubblichiamo alcuni approfondimenti su questi fenomeni. Con l’occasione riproponiamo il test sulla prevenzione del rischio sismico e ricordiamo ai nostri lettori alcune regole di comportamento.
In Emilia Romagna e in Sicilia sono in atto due sequenze sismiche, o sciami: non c’è infatti un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si verificano scosse di energia paragonabile tra loro, distribuiti in maniera casuale nel tempo. I due sciami interessano l’area del Montefeltro in provincia di Forlì-Cesena e la Sicilia settentrionale in provincia di Messina. L’attività sismica in provincia di Forlì-Cesena è iniziata il 24 maggio scorso, quella nel messinese il 23 giugno.
Le aree del Montefeltro e del messinese presentano una pericolosità sismica medio-alta, in base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. I Comuni interessati dalle sequenze in corso sono classificati in zona sismica 2. Si tratta di territori in cui devono essere applicate specifiche norme per le costruzioni.
La mappa di pericolosità e la classificazione sismica indicano quali sono le aree del nostro Paese interessate da un’elevata sismicità, e quindi dove è più probabile che si verifichi un terremoto di forte intensità, ma non possono stabilirne il momento esatto. Lo studio delle sequenze sismiche, come quelle in atto nel Montefeltro e nel messinese, non consente di fare ipotesi sulla possibilità che si verifichi o meno una scossa più forte. Ad oggi, infatti, non ci sono metodi riconosciuti dalla scienza per prevedere il tempo ed il luogo esatti in cui avverrà un terremoto. La mappa di pericolosità sismica è tuttora lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione. La prevenzione resta la migliore difesa dai terremoti e l’unico modo per ridurne le conseguenze.
In Italia si registrano 10.000 terremoti ogni anno, mediamente trenta al giorno, che non è possibile prevedere. Per questo è importante essere consapevoli del livello di pericolo del territorio e informarsi su come sono costruiti gli edifici in cui viviamo, studiamo e lavoriamo.
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