Roma " Oggi sparare sugli assenteisti è un po’ come sparare sulla Croce Rossa: troppo facile. I politici, che per anni hanno usato il guanto di velluto nei confronti della pubblica amministrazione, intesa come florido bacino di voti dal sapore clientelare, oggi, sospinti dai venti dell’anti-politica, hanno trasformato quel guanto in un pugno di ferro che in un sol colpo pretende di spazzare via anni e anni di storture bilaterali all’interno della ’cosa pubblica’, strumentalizzando un fenomeno dal quale tentano di prendere le distanze e del quale, invece, sono concausa.
Innanzitutto, si potrebbe contestare a lorsignori che gli scranni del parlamento, sebbene tanto agognati, rimangono poi desolatamente vuoti almeno quanto alcune scrivanie degli uffici pubblici, e per giunta senza che nessuno si disturbi a fornire un certificato medico, un permesso sindacale o quant’altro. Si potrebbe inoltre portare all’attenzione dei più sbadati che le assenze per malattia, permessi sindacali, diritto di procreare, studiare e andare in ferie sono tutte previste dai contratti elaborati dalla pubblica amministrazione, i quali prevedono altresì adeguati strumenti di controllo e verifica delle motivazioni addotte dall’impiegato per giustificare la sua assenza. E a proposito di assenze, viene da chiedersi come mai gli obbiettivi dei manager pubblici (ampliamente remunerati) vengano sistematicamente raggiunti dagli stessi sebbene, come dicono, siano circondati da fannulloni e assenteisti? Sarà mai possibile che all’interno della pubblica amministrazione qualcuno lavori davvero espletando il proprio dovere con capacità e competenza? Incredibile a dirsi, ma è proprio così.
Questa è la regola, quindi, o almeno dovrebbe, giacchè in Italia la regola è sistematicamente costellata da iperboliche eccezioni, per cui si verifica che i medici emettano certificati fasulli (o i sindacati permessi ingiustificati), e chi cerchi di sanzionare l’assente ingiustificato venga poi messo al muro, ad esempio, dagli stessi sindacati, ormai sempre più lontani dalla loro originaria missione di tutela della categoria e sempre più vicini a meno nobili logiche partitocratriche e personalistiche.
La matassa è dunque quanto mai intricata, e le colpe si annidano e germinano da una parte e dall’altra, e rimbalzarsele contro non aiuta nessuno se non chi dall’interminabile gioco dello scarica barile da sempre guadagna impunità e consensi. È da questi presupposti obiettivi che è nato l’incontro tra il movimento Italia dei Diritti, alcuni rappresentanti dei dipendenti comunali romani e il Segretario Romano dell’Italia dei Valori Roberto Soldà , tutti concordi nel sostenere che la pubblica amministrazione vada ridisegnata radicalmente, favorendo un sistema realmente selettivo, meritocratico e premiante, che metta i dipendenti in condizione di svolgere il proprio lavoro in modo gratificante, e allontanando così lo spettro di un assenteismo che date le condizioni non avrebbe più ragion d’essere.
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