Lo stress al lavoro aumenta il consumo del cosiddetto cibo spazzatura, la prima causa dell’obesità, una delle piaghe del nuovo millennio con incidenze pesantissime sul welfare di ogni stato per gli effetti sulla salute dei cittadini poiché già il semplice sovrappeso aumenta i fattori di rischio riguardanti le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro. Insomma un mondo con troppi chili di cui un terzo della popolazione ha problemi con la bilancia. La conferma viene da un recente studio effettuato dalla Mintel, la società britannica che indaga gli orientamenti dei consumatori, secondo cui un impiegato su tre consuma alimenti ipercalorici come biscotti, patatine o pasticcini per «affrontare» una forte condizione di stress sul posto di lavoro.
La fascia d’età più colpita va dai 35 ai 44 anni, quando le preoccupazioni relative alla professione e la paura di non riuscire a concludere in tempo i propri compiti si fanno generalmente più pesanti, incrementando nettamente il consumo di dolci e grassi. «Trarre conforto dal cibo è il problema numero uno negli ambienti di lavoro. Negli ultimi 12 mesi il 33% degli impiegati confessa di aver mangiato di più e in modo meno salutare a causa dello stress; il 30% di essi ha addirittura ricorso all’alcol. Uno su 7 (il 15%) riversa invece le sue frustrazioni sul fumo», ha spiegato il team della Mintel. Per far fronte a questo tipo di stress, che purtroppo colpisce il 70% di tutti i lavoratori, vi sono tuttavia diversi modi di reagire.
Il 29% delle persone trova una valvola di sfogo nell’ambito del fitness, altri si consolano parlandone con amici e famigliari, mentre il 7% si rivolge ad un professionista per trovare il modo di affrontare e risolvere le tensioni con il boss o con i colleghi. Secondo il team di ricerca, l’orario di lavoro che nel corso degli anni è andato estendendosi, è indubbiamente uno dei problema principali. Oltre la metà degli impiegati, infatti, controlla la posta e o risponde alle e mail di lavoro anche quando si trova fuori dall’ufficio, di conseguenza portando le faccende professionali anche a casa e lavorando più del dovuto e del «pagato».La statistica rivela anche che una persona su 10 non prende la pausa pranzo, e due su cinque la saltano due o tre volte su 5 giorni lavorativi. «Quando le pressioni di lavoro aumentano cala il benessere generale degli individui», hanno aggiunto gli analisti.
Alla luce di tale importante studio che Giovanni D’Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" teneva a diffondere, affinché anche in Italia si approntino delle strategie di prevenzione e cura per combattere il fenomeno, è necessario dunque che le aziende prendano provvedimenti e trovino il sistema di incoraggiare i propri impiegati a seguire uno stile di vita più sano. Questo gioverà anche alla performance e alla lealtà dei lavoratori e, di conseguenza, alla ditta stessa. Tra i suggerimenti della Mintel vi sono la distribuzione di buoni e tessere per la palestra, scontate o gratuite, per tutti i lavoratori.
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