Quali sono gli impatti reali di questa legge per medici e coppie che a loro si rivolgono per avere un figlio? L’abbiamo chiesto a Elisabetta Chelo, esperta di fisiopatologia della riproduzione, che gestisce due centri di riproduzione assistita a Milano e Firenze.
Che cosa succede se la legge entra in vigore così com'è?
«Il mondo della fecondazione assistita verrà completamente rivoluzionato e non necessariamente per il meglio. Sono tre i punti sui quali si avranno gli effetti maggiori e peggiori. Il primo è il divieto di fecondazione eterologa, cioè il divieto di donare ovuli e spermatozooi. Il secondo è il divieto di manipolazione degli embrioni, il terzo è il divieto di congelamento degli embrioni e della produzione di più di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione».
Più nel dettaglio?
«Partiamo dal divieto della donazione. Oggi in Italia ci sono 30mila bambini nati grazie alla donazione da parte di una persona esterna alla famiglia. I più vecchi hanno 25 anni. Hanno una vita del tutto normale. Il divieto di donazione degli ovociti impedirà a donne giovani (cioè con meno di 40 anni) di avere un figlio. Si tratta di donne che non lo possono avere senza fecondazione assistita o perché sono entrate in menopausa precoce o perché hanno perso le ovaie per interventi chirurgici o perché hanno problemi genetici».
Che cosa faranno allora queste donne?
«Andranno all’estero, in Belgio, Inghilterra e Spagna, dove invece questo tipo di donazioni è permesso. Il costo però è alto, circa 5-6mila euro a ciclo e quindi questa opzione sarà scelta solo dalle coppie che se lo possono permettere».
E gli altri allora?
«Ricorreranno al mondo della clandestinità . Cosa molto facile da fare, se si parla poi di donazione di sperma. Solo che verranno meno le garanzie e i controlli che esistono oggi e quindi aumenterà la probabilità di avere sperma infetto o di riceverlo da un donatore con problemi genetici».
Quante sono le coppie che richiedono la fecondazione eterologa?
«Non esistono dati precisi. Dai miei centri se ne vanno all’estero circa 4 coppie alla settimana. Tenga conto poi che circa un maschio su cento non è fertile e che quindi c’è più o meno una coppia su cento che ha problemi di questo tipo».
Passiamo al divieto di manipolazione degli embrioni”¦
«l’effetto più probabile sarà l’aumento del numero di aborti. La legge proibisce la distruzione degli embrioni anche se malati e di fatto vieta le analisi prima dell’impianto. Insomma sarà impossibile sapere se un embrione è malato o meno. Una volta impiantato, si potrà ricorrere all’aborto terapeutico. Le faccio un esempio capitato ad una mia paziente. È emofiliaca e ha avuto un bambino nato morto e un aborto al quinto mese. Ora vuole un altro bambino. Se la legge entra in vigore, non potremo esaminare l’embrione prima dell’impianto e quindi la donna correrà il rischio di subire un'altra interruzione di gravidanza».
E il terzo punto?
«Limitare il numero di embrioni e il divieto di congelamento faranno sì che i medici si trovino a lavorare su materiale scadente, abbassando le probabilità di successo. Solo tre ovociti infatti sono troppo pochi. Quindi l’effetto più probabile è quello di dover aumentare i cicli di terapia. Si tratta di somministrare per più volte farmaci a base di ormoni. A lungo andare questo potrebbe avere effetti collaterali sulla salute della donna».
Che cosa c’è ancora?
«Così come è formulata la legge mi dà un'impressione ben precisa. E cioè che si cerchi di fare in modo che la fecondazione assistita non venga più coperta dal Servizio sanitario nazionale. Già oggi la situazione è a macchia di leopardo, con regioni che la coprono in misura maggiore e altre minore. Un ciclo di terapia costa 3500 euro per la fecondazione in vitro e 700 euro per l’impianto. Se aumentano i cicli, perché diminuisce il numero di embrioni che si possono produrre, i costi aumentano a loro volta. E la gente continuerà ad andare all’estero o a rivolgersi a strutture clandestine».
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