Il sistema sanitario italiano, confrontato con quello degli altri paesi sviluppati, dimostra ancora un buon rapporto qualità /prezzo. A fronte di una spesa inferiore a quella di gran parte dei paesi Ue, i risultati di salute sono spesso migliori, evidenzia ilrapporto Salute e sanità a confronto " Indicatori Ocse 2005 (Egea, 2006, 176 pagine, 25 euro), presentato oggi dal Cergas Bocconi in università con il contributo di Gaetan Lafortune della Social Policy Division / Health Policy Unit dell’OCSE, curatore del testo originale.
La spesa sanitaria pro capite in Italia è leggermente inferiore alla media Ocse (2.258 dollari contro 2.394), in linea con quella britannica (2.231) e decisamente più bassa rispetto a Germania (2.996) e Francia (2.903). Dei paesi europei comparabili, la sola Spagna (1.835) spende di meno- (Scarica Tabella 1). Il tasso di mortalità italiano (534 decessi l’anno per 100.000 abitanti) è, ciononostante, più basso di quelli di Spagna (560), Francia (569), Germania (621), Regno Unito (645) e Ocse (650) (Scarica Tabella 2). Altrettanto positivi i dati sulla vita media (solo gli spagnoli vivono qualche mese più di noi), sulla riduzione del fumo e dell’alcol e sull’obesità , che interessa l’8,5% della popolazione, un dato vicino a quello della Francia (9,4%), ma nettamente inferiore a Germania (12,9%), Spagna (13,1%) e Gran Bretagna (23%) (Scarica Tabella 3).
Il sistema italiano non sembra, però, correttamente strutturato per affrontare l’evoluzione demografica e dello stato di salute dei cittadini. Progettato per curare le manifestazioni acute, si trova a dover affrontare l’emergenza cronicità , come dimostrano l’invecchiamento della popolazione e il fatto che quella per i farmaci sia la componente di spesa sanitaria in più forte crescita. L’Italia, maglia rosa per la percentuale di popolazione anziana e maglia nera per la fertilità , soffre ancora di un eccesso di medici (4,1 per 1.000 abitanti, contro i 3,4 di Francia e Germania, i 3,2 della Spagna e i 2,2 del Regno Unito) (Scarica Tabella 4) e una carenza di infermieri (5,4 per 1.000 abitanti, contro i 7,3 della Francia, i 7,5 della Spagna, i 9,1 della Germania e i 9,7 del Regno Unito) (Scarica Tabella 5).
“Un sistema universale e solidaristico come il nostro”, afferma Paolo Tedeschi, il ricercatore del Cergas Bocconi curatore della traduzione, “fa sì che le performance siano, comunque, apprezzabili”. Così il numero di posti letto e i loro tassi di occupazione sono nella media e la durata della degenza è in riduzione e comunque inferiore a quella di Regno Unito, Spagna e Germania.
“Si evidenzia, invece, qualche problema di appropriatezza nell’utilizzo delle risorse”, afferma ancora Tedeschi mostrando, per esempio, come l’Italia sia largamente prima al mondo per tagli cesarei ogni 100 nascite (36, contro i 24 della Germania, i 22 di Spagna e Regno Unito e i 18 della Francia) (Scarica Tabella 6) e come sia bassa l’incidenza del day care nelle operazioni di cataratta.
La spesa sanitaria, sebbene non alta per gli standard internazionali, è in crescita più veloce rispetto alle possibilità di finanziamento pubblico, in Italia come in quasi tutto il resto del mondo. Se, oggi, il 75% della spesa sanitaria, in Italia, è pubblica (Scarica Tabella 7), 15 anni fa ci si avvicinava all’80%. “Il privato è chiamato a partecipare alla spesa in modo sempre più significativo”, chiosa Tedeschi, “ed è giunto il momento di pensare a una soluzione strutturale. Senza andare verso un’indesiderata privatizzazione della sanità ritengo che un sistema di fondi assicurativi aggiuntivi possa rivelarsi utile”.
L’altra necessità è il trasferimento dell’assistenza (non più prevalentemente per acuti, ma per cronici) dall’ospedale al territorio, con una riqualificazione dei nosocomi e senza sperequazioni su base geografica.
La traduzione italiana del rapporto Health at a glance è stata realizzata dal Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della Bocconi, che già nel 2004 aveva tradotto e reso disponibile in italiano il database Health data dell’Ocse. Per ulteriori riferimenti: www.oecd.org/health
Ufficio Stampa
Università Bocconi
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