Iniziative, dibattiti e manifestazioni di vario genere si terranno domani in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte. La scelta di dedicare il 10 ottobre a questo argomento è stata presa dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte, fondata a Roma nel maggio 2002 e composta da organizzazioni impegnate nel campo dei diritti umani, associazioni legali, sindacati e autorità locali. Scopi dell’iniziativa sono stimolare il dibattito pubblico, rafforzando così l’opposizione alla pena capitale, fare pressioni sugli Stati che ancora la applicano, chiedendo loro di fermare le esecuzioni e abolirla, e promuovere simili eventi di questo genere a livello mondiale.
In preparazione all’appuntamento di domani, si è aperto mercoledì scorso a Montreal (Canada) il secondo congresso mondiale degli abolizionisti, nell’ambito del quale Irene Khan, segretario generale dell’organizzazione per i diritti umani Amnesty International (che fa parte della Coalizione mondiale contro la pena di morte) ha ricordato alcune cifre. In particolare ha sottolineato che nel 2003 almeno 1.146 persone sono state messe a morte mediante fucilazione, sedia elettrica, avvelenamento o lapidazione in 28 Paesi e, nello stesso periodo, 2.756 individui sono stati condannati alla pena capitale.
Specificando che la statistica non è completa perché diverse condanne non sono mai state rese pubbliche, la Khan ha precisato che quattro nazioni detengono il triste primato delle esecuzioni: Cina, Iraq, Stati Uniti e Vietnam, nei quali si verifica l’84% delle uccisioni ’legali’ di tutto il mondo. Durante il congresso degli abolizionisti è stato anche ricordato che, nell’agosto scorso, il governo transitorio iracheno ha ristabilito la pena di morte per gli omicidi, i sequestratori e i trafficanti di droga, dopo la sospensione decisa dagli Usa nel 2003. Nello stesso mese, dopo una decina di anni di interruzione, l’India ha eseguito una condanna a morte per stupro e omicidio e quest’anno, purtroppo, anche Indonesia e Libano hanno ripreso a mettere a morte i responsabili di gravi reati. [LM]
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