"Dinanzi a un’aggressione preordinata e concentrica, contro l’unica democrazia del Medio Oriente, coordinata e sostenuta da Paesi autoritari o teocratici che ne predicano la distruzione, non è possibile invocare alcuna posizione di ’equidistanza’ o alcun irrealizzabile tentativo di mediazione".
Lo ha affermato il leader della Casa delle Libertà , Silvio Berlusconi, in una dichiarazione inviata ai rappresentanti della Comunità ebraica romana che hanno organizzato questa sera una fiaccolata in sostegno di Israele davanti alla Sinagoga di Roma. "E’ una scelta che non ha nulla a che vedere con la dottrina, che condividiamo tutti, dei ’due popoli e due Stati’.
La scelta oggi è tra terrorismo e democrazia: noi, a differenza dei sedicenti pacifisti nostrani, non abbiamo dubbi nello schierarci dalla parte di Israele e del suo diritto a esistere". "Per questi motivi - prosegue - rinnovo i sentimenti di amicizia che legano me, la mia parte politica e la stragrande maggioranza degli italiani al popolo e al governo israeliano, e avverto la necessità di mobilitare l’opinione pubblica italiana e internazionale, europea in particolare, in difesa d’Israele. L’attacco al popolo e allo Stato democratico d’Israele è parte dell’offensiva che il terrorismo ha scatenato contro il mondo libero".
"Condivido l’ansia e il dolore della Vostra comunità per le notizie di distruzione, e per i fuochi di guerra che vengono dalla terra d’Israele colpita da un’aggressione proditoria, programmata e freddamente portata a termine dal confine nord con il Libano, e da Sud, da Gaza. La violenta offensiva è partita da territori, il sud del Libano e la striscia di Gaza, che il governo di Gerusalemme ha volontariamente abbandonato in nome di quella parola d’ordine, "pace contro territori", con la quale Israele testimoniò in tempi diversi la volontà di aprire un percorso di pacificazione con i suoi vicini. Nella recente riunione del G8 di San Pietroburgo è stato giustamente confermato il diritto di Israele di difendersi contro attacchi gravissimi, perché portati nel suo territorio con l’assassinio e il rapimento di suoi soldati e suoi cittadini. "Dinanzi a un’aggressione preordinata e concentrica, contro l’unica democrazia del Medio Oriente, coordinata e sostenuta da Paesi autoritari o teocratici che ne predicano la distruzione non è possibile invocare alcuna posizione di "equidistanza" o alcun irrealizzabile tentativo di mediazione"
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