Le 4 Giornate. La sera del 27 settembre 1943, soldati tedeschi vennero attaccati, uccisi o fatti prigionieri, i giovani presero dalle caserme armi e munizioni.
Al mattino del 28 la lotta infuriò in tutta la città . I tedeschi tentarono di reprimere l’insurrezione e catturarono 47 cittadini che rinchiusero nel campo sportivo per servirsene come ostaggi. Verso sera, gli insorti attaccarono i fortilizi e le caserme tedesche, con mitragliatrici, cannoni e carri armati.
Il 29 si combattè nei diversi quartieri per impedire i tentativi dei carri armati tedeschi di scendere in città , rinnovando ad ogni piè sospinto atti di coraggio, patriottismo e fedeltà al Sovrano, come dimostrò un marinaio della Regia Marina che, fedele al giuramento fatto al suo Re, rifiutò di consegnare le armi e fu barbaramente fucilato sulle scale dell’Università in Corso Umberto. E come non ricordare il famosissimo e monarchicissimo Comandante Giovanni Abbate (scomparso negli anni 80) , che guidò gli insorti dell’Arenella e che sempre nelle sue operazioni era accompagnato dalla bandiera tricolore con lo stemma sabaudo? Questo Comandante non fu mai insignito di alcun riconoscimento, ma i napoletani ancora ricordano le sue trasmissioni di denuncia sull’emittente Napoli canale 21. Tutto ciò costrinse Scholl a chiedere, nel pomeriggio, il permesso di passaggio per sè ed i suoi uomini, promettendo il rilascio degli ostaggi prigionieri al campo sportivo che furono liberati nella notte.
Il 30 settembre, all’alba, Scholl abbandonò Napoli. Gli ultimi gruppi fascisti furono sbaragliati, ma si continuò a combattere a Porta Capuana, dove i fascisti non vollero arrendersi, rendendola impraticabile, e alla Pigna, dove i tedeschi sfogarono la loro impotenza sulla popolazione del quartiere.
Il 1° ottobre, da Capodimonte, tuonò il cannone teutonico, ma alle 11 i primi reparti anglo-americani fecero il loro ingresso in città .
I combattenti nelle quattro giornate di Napoli furono 1589, 155 i morti e alcune centinaia i feriti, mutilati ed invalidi; ma il sacerdote patriota Antonio Bellucci disse che dal registro del cimitero di Poggioreale risultavano 562 morti fra militari, civili, uomini e donne di ogni età .
Giovanni Vicini
Centro Studi
Coordinamento Monarchico Italiano
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