Solo anche da Morto. «Sei Gay», si uccide a 16 anni

A scuola. Quando si è introversi e riservati spesso questi ragazzi subiscono molestie psicologiche. Ancora un Tabù vivo in italia e nel mondo!?!.

Torino: Dalle molestie al suicidio su Ladysilvia; Si uccide dopo che la madre umile signora Filippina, esce di casa per andare a lavorare. Decide di farla finita e, si conficca un coltello al petto e poi si getta dalla finesta.

Accade a Torino, presso l’istituto tecnico Sommelier, questo è il luogo che frequentava e luogo degli attacchi psicologici che Matteo subiva da ormai troppo tempo.

La madre di Matteo: avevo protestato con la preside, ma non è cambiato niente.

Questo ragazzo Matteo, di soli 16 anni, dopo le tormentate e continue ripetizioni di umiliazioni «Sei come Jonathan. Ti piacciono i ragazzi, sei gay”¦», seguite sempre da battute e parolacce, dedice di togliersi la vita, la madre consapevole delle molestie, si rivolse alla scuola ma nulla cambiava verso il figlio. Il 16enne Matteo, rinchiuso in camera, ha messo per iscritto tutte le vessazioni che, ormai, da più di un anno e mezzo subiva dagli amici. "Non ce la faccio più", sono state le ultime parole. Assicuratosi del fatto che la Madre fosse uscita per andare a lavorare, decide così, di conficcarsi un coltello nel petto e, poi decide di buttarsi dalla finestra dal quarto piano della propria abitazione dove viveva con la madre, in quella zona residenziale di Torino.

Forse i suoi compagni non capivano fino in fondo quanto lo ferivano con quelle frasi, ma per Matteo, 16 anni, seconda superiore in un grande istituto tecnico, quel tormentone durato un anno e mezzo è stato troppo. E martedì ha deciso di farla finita: prima una coltellata mirata al petto, poi il volo dalla finestra di casa, al quarto piano di un quartiere residenziale.

All’ospedale, per qualche ora, i medici hanno tentato di rianimarlo,ma è stato inutile. Il ragazzo è morto e, ora la Procura si accinge ad archiviare il caso: non ci sono dubbi, è stato un suicidio. A provarlo c’è anche una lettera che racconta ogni dettaglio nel linguaggio ironico e agrodolce degli adolescenti. E una conclusione: «Non ce la faccio più».

La madre, non è stata a guardare, dopo aver parlato a lungo con suo figlio ed essersi fatta raccontare nei dettagli quello che succedeva a scuola, è andata nell’istituto frequentato dal figlio, ha chiesto e ottenuto di incontrare la vicepreside che del 16enne era anche insegnante. E per un pò le cose sono andate a posto, almeno in apparenza. «La signora ci ha parlato di questi problemi già nell’inverno dell’anno scolastico 2005-2006. Ha avuto un lungo colloquio con noi, al quale sono seguiti rimproveri da parte nostra ai compagni che avevano schernito Matteo», conferma la dirigente scolastica dell’istituto, uno dei più antichi e prestigiosi della città . «Purtroppo ”€ prosegue ”€ a questa età , succede spesso che la sensibilità di un ragazzo non sia compresa dagli altri, ma non c'era alcun bullismo nè l’intenzione di far male, solo degli sciocchi scherzi involontariamente crudeli. Da quel momento, per noi non c’è stato più alcun segnale di disagio nè da parte del ragazzo nè della famiglia».

La preside ricorda perfettamente quel ragazzino magro, silenzioso e studioso: «Matteo andava bene a scuola, aveva 7 e 8 in tutte le materie e 10 in condotta. Pensandoci oggi, la sua sensibilità poteva anche nascondere una grande fragilità , ma qui a scuola si traduceva soprattutto in studio e rispetto delle regole. Siamo sconvolti, addolorati, abbiamo parlato con la mamma di Matteo da poco e siamo a disposizione per chiarire ogni dettaglio che possa servire a ricostruire questa tragedia». A casa, a pochi isolati dalla scuola, dal liceo e dalle medie frequentati dagli altri due figli, Luisa non sa darsi pace e ricorda quegli scherzi pesanti, che quest'anno erano ricominciati: «Gli dicevo: "Matteo, stai tranquillo, non hai nessun problema, fai amicizia con i compagni, esci”¦". Ma lui non riusciva a seguire i miei consigli, dopo la scuola tornava subito a casa, giocava al computer o ci metteva dentro i suoi dvd. A volte piangeva, poi mi diceva: "Mamma, non è nulla, è passato". Lo spingevo fuori perché frequentasse la piscina, due volte alla settimana lo faceva”¦ ».

Lunedì mattina, Matteo è uscito alle 8 come al solito, ma poi ci ha ripensato ed è rientrato a casa: «Non voglio andare a scuola, mamma, sono stanco, lasciami riposare». Era così bravo, i suoi voti era così alti che la signora Luisa non si è preoccupata. Martedì mattina Matteo ha rassicurato la madre: «È tutto a posto, ripasso la lezione e vado a scuola, vai a lavorare tranquilla ». l’ha lasciata uscire, poi si è ucciso. In quella lettera che ora è in mano ai carabinieri il suo ultimo, disperato, atto di accusa.

LA REDAZIONE LADYSILVIA
ArciGay e Redazione Ladysilvia