Non ci potranno essere aiuti diretti alla Fiat da parte dello stato: l’Europa non lo consentirebbe. Allora quali sono le carte in mano al governo che coordinerà gli interventi? La richiesta dello stato di crisi - che Fiat ha annunciato ieri pomeriggio - è l’anticamera per accedere agli ammortizzatori sociali, alla cassa integrazione, alla mobilità e ai trattamenti di disoccupazione. Sono 8.100 gli esuberi previsti dal piano di ristrutturazione presentato ai sindacati: cassa integrazione, a partire da dicembre, per 5.600 lavoratori, ai quali se ne aggiungeranno altri 2000 il prossimo luglio. Mobilità per altri 500 dipendenti. Cassa integrazione straordinaria a zero ore significa che gli operai restano a casa, ma mantengono il posto di lavoro e ricevono un compenso pari all’80% del salario. Vengono messi in mobilità i lavoratori per i quali si prevede che al termine del processo di ristrutturazione il loro posto di lavoro non ci sarà più: per i primi 12 mesi ricevono un'indennità pari all’80% del salario, che però si riduce nei mesi successivi. Per i lavoratori più anziani l’obiettivo è l’accompagnamento alla pensione. A pagare è un fondo finanziato dallo stato e dalle imprese. Quanto costerà ? In questo momento - ha ammesso il ministro dell’economia Tremonti - non siamo in grado di fare valutazioni precise. Per il ministro del welfare Maroni è esclusa la possibilità di prepensionamenti e di mobilità lunga.
c’è lo spettro della chiusura di un intero stabilimento, a Termini Imerese: non lo possiamo accettare - ha commentato ieri sera, a caldo, il vicepremier Fini - sarebbe una tragedia sociale. Di questo si parlerà domani al tavolo per il sud - chiesto da Cisl, Uil e Confidustria all’indomani della presentazione della finanziaria. Ne parleranno oggi Berlusconi e Marzano, in quell’incontro che era già stato annunciato nei giorni scorsi, poi rinviato in attesa di avere in mano i numeri del piano di ristrutturazione della Fiat. Prevede anche investimenti - due miliardi e 500 milioni di euro l’anno per i prossimi 3 anni. Difficile pensare di anticipare la cessione dell’auto agli americani, ma si potrebbe pensare di accelerare sul matrimonio industriale con Opel, la controllata europea di General Motors. Resta la possibilità di nuovi eco-incentivi per l’auto, ma, oltre ai dubbi sollevati dall’ultima esperienza, non darebbe certo risultati immediati.
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