ESTERI: Iraq -"l’obiettivo è rimuovere la minaccia che l’Iraq fa pesare sulla pace, io non ho ordinato l’uso della forza e spero che non sia necessario". Con queste parole Bush sottoscrive l’autorizzazione del congresso all’uso delle armi contro l’Iraq se questo resterà l’unico mezzo per disarmare Saddam e neutralizzare il suo presunto arsenale chimico e batteriologico. Una firma, che non casualmente, arriva in perfetta coincidenza con l’apertura del dibattito in seno al consiglio di sicurezza dell’Onu proprio sulla risoluzione interventista presentata da Stati Uniti e Gran Bretagna. Una discussione che, allo stato delle cose, non può portare ad una votazione. Sul testo grava infatti il veto dichiarato di Russia e Francia. Il compromesso indicato da Parigi ed appoggiato dal Cremlino è noto: un'iniziativa diplomatica in due tempi, una prima risoluzione dura ma senza espliciti riferimenti all’uso della forza e, solo se si rendesse necessario, un secondo voto che autorizzi le operazioni militari.
Iter caldeggiato dallo stesso segretario generale delle nazioni unite Annan che punta su una risoluzione che rafforzi il mandato degli ispettori internazionali. Anche il presidente del consiglio Berlusconi, da Mosca dove ha incontrato Putin, rilancia il progetto di doppia risoluzione: "con realismo - dice - non vedo alternativa a questa strada" ed aggiunge specificando di parlare a titolo personale "non credo che ad oggi in Iraq ci siano ancora armi di distruzione di massa, il regime ha avuto tutto il tempo per eliminarle o dislocarle altrove. Putin insiste: gli ispettori devono partire subito, il prima possibile. Proprio il capo della missione, lo svedese Blix, ha però lamentato la mancanza di una chiara risposta irachena su alcuni punti rimasti in sospeso: la possibilità di interrogare senza la scorta del regime gli scienziati iracheni, il permesso di sorvolare Baghdad in elicottero e di utilizzare gli aerei spia U2. Ma Saddam oggi aveva ben altro da fare: doveva incassare un trionfo scontato quanto imbarazzante, ma non certo in Iraq dove non esiste democrazia: 100% delle preferenze nel plebiscito-referendum che gli consegna per altri 7 anni le chiavi del paese, se non anche il diritto di vita e di morte per quei 12 milioni di elettori che si sono trovati tra le mani una scheda con un solo nome e due caselle una con il sì e una con il no. 12 milioni di sì a Saddam dunque, proprio nel giorno in cui la democrazia degli Stati Uniti autorizza Bush a muovere la macchina della guerra.
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