Dal 28 giugno, appuntamento da non perdere con la rassegna “Pirandelliana 2005”, che si svolgerà nello splendido giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventinon dove prima e dopo lo spettacolo è possibile usufruire del servizio bar e ristorante avendo come sfondo un splendida vista di Roma. Due celebri opere di Pirandello saranno presentate, a sere alterne, dalla compagnia teatrale La bottega delle maschere, per la regia di Marcello Amici: Tutto per bene, che inaugura la rassegna il 28 giugno, e Il fu Mattia Pascal che debutterà il 29 giugno, e così di seguito fino al 7 agosto. Martino Lori ha sempre ignorato il tradimento della moglie morta, ormai, da sedici anni e ignora di non essere il padre di Palma. Tutti, intorno a lui, hanno sempre pensato il contrario: Martino, dicono, ha accettato di rappresentare la commedia per sfruttare la situazione. L’uomo apprende dell’infedeltà della moglie proprio dalla figlia o, meglio, da colei che fino a quel momento egli ha creduto sua figlia. Esplode in Martino un’ansia di ribellione e vendetta, il suo sdegno chiede in qualche modo giustizia; ma chi potrebbe credere alla sua angoscia per un’offesa recatagli tanti anni prima? Non si vendicherà , tutto si accomoderà , tutto si concluderà nel migliore e più beffardo dei modi: continuerà a comportarsi, stavolta veramente consapevole, come prima. Tutto per bene! Come Proust, anche Pirandello ha dato sostanza drammatica al sentimento del tempo, quando esso ha trasformato in farsa la tragedia. Non si fanno drammi con un mucchio di ceneri! È il teorema morale, l’assunto metafisico della messinscena. Per dimostrarlo Pirandello utilizza un ingenuo con una facoltà di abbagliamento incredibile, una creatura come L’idiota di Dostoevskij. Non è il solito passaggio graduale e progressivo da un mondo arido, sostenuto dall’implacabile giuoco dialettico, dalla parabola, ma una storia vista ed espressa con occhi più umani, con più profonda commozione, con il tributo del desolante sfacelo di un povero impiegato.
Mattia Pascal è un modesto impiegato. È diventato un guardiano di libri nella biblioteca comunale, vive una vita grama e soffocata, rattristata dai continui litigi con la suocera e la moglie. Avvilito e sfiduciato, un giorno Mattia Pascal abbandona la famiglia con l’intenzione di imbarcarsi per l’America, così, alla ventura. E’ la ribellione di un vinto. Capita per caso a Montecarlo, gioca al casinò e vince una grossa somma: ottantaduemila lire! Leggendo un giornale apprende che al suo paese è stato trovato il cadavere di un uomo annegato in un fosso e si è creduto di riconoscere in quel povero corpo proprio lui, Mattia Pascal. Se gli altri lo hanno creduto morto, nulla gli vieta di considerarsi tale. Cambia il proprio nome in quello di Adriano Meis, si nasconde dietro un paio di occhiali azzurrini, viaggia, si trasferisce a Roma, si innamora di un’umile ragazza. La moltiplicazione delle verità , l’irrealizzabile libertà , amaramente, gli fanno capire, però, che fuori della legge e fuori di quelle particolarità , liete o tristi che siano, per cui noi siamo noi, non è possibile vivere. Finge il suicidio di Adriano Meis, torna al suo paese, ma si accorge che tutti, nella certezza della sua scomparsa, hanno continuato a vivere. La moglie, addirittura, si è risposata e ha avuto una figlia dal secondo marito. Mattia Pascal è un escluso, non c’è più posto per lui, perché durante la sua assenza tutto si è sistemato per bene. Si reca alla sua tomba per deporvi una corona di fiori. La commedia è al suo vertice: egli è il morto, è il fu Mattia Pascal.
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