Ho detto: datemi Sanremo ma loro hanno avuto paura

Intervista esclusiva con Adriano Celentano: "Avevo fatto capire che ero disposto a fare il festival". La Francia lo acclama. "Ho avuto proposte sconvolgenti dagli Stati Uniti ma ho sempre rinunciato per il timore di volare"

LA RISATA di Adriano Celentano è una nota contagiosa nella quale si sono addensati quarant'anni di sermoni, follie e bellissime canzoni. Provocarla non è difficile. Basta domandargli: se a organizzare il festival di Sanremo ci fosse il suo amico Toni Renis, potrebbe tornarci a cantare?
"No, proprio no" e ride.

Ma perché l’idea la fa così ridere?
"Rido perché fino a due anni fa ci sarei tornato, ma non a cantare. Avevo fatto capire alla Rai che ero disposto a organizzare il festival..."

E alla Rai hanno fatto finta di niente?
"Sì, volevo carta bianca per distruggerlo definitivamente, ma con un successo, non con un insuccesso, avrei fatto un'edizione dalla quale non si sarebbe più potuto tornare indietro. Avevo chiesto: mi date un'opzione di sei mesi, io indago con miei colleghi, avrei fatto una riunione con Vasco Rossi, De Gregori, Jovanotti, tutti i grandi, una formula pazzesca... Ma evidentemente hanno avuto paura".

È per questo che ora non ha in programma alcuna uscita televisiva?
"Ci sono idee che passano e poi vanno, ma è dovuto anche alla situazione che c’è oggi in televisione, anzi alla televisione che non c’è... In realtà sarebbe bello, le idee si affollerebbero nella mente. Ma si legge tra le righe la paura di intraprendere una strada che non si sa dove può portare, parlo della "mia" televisione, questa paura si legge nei corridoi della Rai... Sono del parere che le innovazioni, di qualsiasi tipo, farebbero del bene anche a chi governa, anche se chi governa può correre qualche rischio. Io credo nella democrazia, non credo alla censura, che porta a conseguenze gravi. Ma ora alla Rai sono tremebondi, indecisi: facciamo questo, non lo facciamo, poi cosa succederà , manca il coraggio, e poi, rimarremo ancora qui? Insomma io la farei, anche perché sarebbe il momento giusto per proporre una televisione su cui far concentrare gli occhi della gente, che sarebbe portata a riflettere...".

di GINO CASTALDO

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