Coltivando i due tipi di cellule che danno vita ai denti 'primordia' nascosti nelle gengive dei neonati e facendole interagire come accadrebbe in natura, un ricercatore del King's College di Londra, Paul Sharpe, è riuscito a creare un dente 'primordium' artificiale.
È questa la nuova branchia della odontoiatria ribattezzata rigenerativa. La notizia è stata pubblicata da The Economist.
Tutto parte dalle cellule staminali neurali dell’uomo, ovvero cellule indifferenziate, simili a quelle presenti negli embrioni, capaci di svilupparsi in una grande varieta' di tipi di cellule. Il ricercatore ha aggregato queste cellule staminali fino a formare piccoli pezzetti di tessuto, che ha poi ricoperto con un pezzo di epitelio orale. Le cellule dell’epitelio orale "istruiscono" le cellule staminali perché si trasformino in cellule orali mesenchimali.
Il primordium che ne risulta, trapiantato nel rene di un topo (un ambiente ideale perché ben irrorato di sangue e ossigeno), si trasforma in un dente. La speranza di Sharpe è di riuscire presto ad impiantare un primordium nelle gengive di un paziente, al posto di un dente rimosso o caduto.
Dopo l’impianto, afferma il ricercatore, il proto-dente dovrebbe crescere, formare delle radici che si impiantino nella mascella e spuntare in bocca nell’arco di poche settimane. Ma affinchè il miracolo si compia davvero, pero', sara' necessario 'convincerè il primordium a trasformarsi in un dente maturo.
Ciù sarebbe possibile attivando specifici geni. Tutto sta nell’identificare quali esattamente. Sebbene siano infatti migliaia i geni coinvolti nella formazione di un organo come il dente, essi si 'accendonù con una sorta di meccanismo a cascata: l’attivazione di uno, cioè, innesca il funzionamento del gene successivo.
A questo punto, spiegano gli esperti, è semplicemente necessario riuscire ad identificare ed attivare i primi geni del meccanismo a cascata, il cui numero si presume essere limitato. Un passo in tal senso è gia' stato compiuto. Un gene di questo tipo è infatti gia' stato scoperto: si tratta del gene Barx1, presente nelle cellule dei primordia destinati a diventare denti molari. Si tratta dunque, con tutta probabilita', di un gene che controlla la forma dei denti.
Tutto lascia supporre che la domanda per l’odontoiatria rigenerativa, nei Paesi occidentali caratterizzati da una popolazione sempre più vecchia, sara' notevole. Sharpe sembra esserne più che consapevole: per sfruttare tale domanda, infatti, ha dato vita ad una compagnia, la Odontis ( http://www.odontis.co.uk ).
Fonte della Notizia
ufficio stampa
Donatella Poretti
http://staminali.aduc.it
Ultimi Articoli
Gerry Scotti apre il Festival della TV di Dogliani — quindicesima edizione dal 29 al 31 maggio 2026
Triennale Milano — una settimana di performance, laboratori e incontri dal 13 al 19 aprile
NIST legge Project Hail Mary con l’occhio del laboratorio
Fausto Lama — “Giovani Bukowski” racconta una generazione tra eccesso e consapevolezza
Rosa Teruzzi premiata al Ceresio in Giallo 2026: una vita tra cronaca nera e detective “fuori dagli schemi”
Florence Road — la band irlandese che porta “Spring Forward” sui palchi del 2026
Levante — Dieci tappe live per l’estate 2026 tra arene e rassegne sotto le stelle
Ravyn Lenae pubblica due nuovi singoli — “Reputation” e “Bobby” aprono una nuova fase
Don Bronstein a Milano — lo sguardo sul jazz arriva in Triennale