Andare per borghi e paesi della provincia di Foggia è stato,nel cuore degli anni adolescenziali,la mia iniziazione al viaggio,alla scoperta,all’incontro con genti e culture diverse.
Nell’età adulta...avvinto da ben altri viaggi,scoperte,incontri...ho girato un pò il mondo(...ma solo un pò!)e grande è stata la sorpresa di ritrovare in una scala più vasta le dinamiche che“in miniatura“ avevo sperimentato negli anni giovanili,durante le mie peregrinazioni attraverso la mia amata terra d’origine.
Questo avvalora una verità che ho sempre posseduto intuitivamente:non è la distanza dei luoghi,la difficoltà dell’azione o l’esotismo dello scenario a determinare l’importanza di un impresa.
Anche da presso si annida la possibilità dell’avventura.
Occorre saperla riconoscere.Occorre saperla afferrare...
I colori della terra di Capitanata sono forgiati dal sole.
Nitidi,pieni,fitti di una grana pulsante d’energia.
La bruna terra...gravida di humus...accoglie il verde brillante dei campi di grano primaverili,sotto lo smalto azzurrino di un cielo tersissimo.
In primo piano...il richiamo alla fonte di ogni vita,l’acqua...nell’arcano profilo di un pozzo.
In lontananza dolci declivi disegnano armoniosamente l’orizzonte.
Dalla muta piana del tavoliere sorge la collina di Ascoli Satriano.
Gigantesco molare tufaceo,mostra la livrea arborea a chi vi si approssima.
In primo piano il Palazzo Ducale.Giungervi è risalire solennemente il nucleo storico del medievale bastione,dipanantesi concentricamente attorno al suo maniero.All’ingresso del paese...in alto,a mò di sentinella...S.Potito,il Santo Patrono.Sullo sfondo la mole imponente e maestosa del Duomo.Ma è la romanità ad ammiccare in ogni anfratto.
Prima dell’erta finale,un ponte.Nell’abitato...è un leone marmoreo,più avanti un’epigrafe,di lato una pietra miliare,giù nella scarpata...una fontana.
Figure stilizzate di misteriosi condottieri dell’Urbe,consumate dal tempo,sembrano osservare lo stolido andirivieni dei passanti.
Ascoli profuma di storia.
La senti aleggiare nei vicoli,vibrare nella pietra,risuonare in echi lontane.
Remota è l’epoca della città-stato che osò sfidare Roma,pagandone lo scotto col suo declino.Ma il seme della fierezza non si disperde in una manciata di secoli e negli occhi di alcuni degli odierni abitanti e ancor di più dei cittadini della “diaspora“ ...coloro che a diverso titolo hanno dovuto abbandonare la casa avita...balenano riverberi di quella lontana “grandeur“.
ROSARIO TISO
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