PAPA: MANTENERE SVEGLIA LA SENSIBILItà PER LA VERItà

168.9K visualizzazioni

CITTA' DEL VATICANO. Il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inviato, giovedì scorso, una lettera al Rettore dell’Università di Roma "la Sapienza", nella quale spiega i motivi per i quali il Papa non ha partecipato, oggi, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo.

Il porporato afferma che: "essendo purtroppo venuti meno, per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di Professori ed alunni, i presupposti per un'accoglienza dignitosa e tranquilla, è stato giudicato opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rilevate incresciose per tutti".

Tuttavia, scrive, poichè la grande maggioranza di Professori e studenti desiderano ascoltare "una parola culturalmente significativa, da cui trarre indicazioni stimolanti nel personale cammino di ricerca della verità , il Santo Padre ha disposto che Le sia inviato il testo da Lui personalmente preparato per l’occasione".

Nel discorso inviato, che è stato letto alla fine dell’inaugurazione dell’anno accademico, Benedetto XVI scrive che nella sua lezione a Ratisbona, nel settembre 2006, in occasione del suo viaggio apostolico in Germania, aveva parlato "sì, da Papa, ma soprattutto nella veste del già professore di quella mia università . (...) Nell’Università "La Sapienza", però, l’antica Università di Roma, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò devo parlare come tale".

"È certo - continua - che "La Sapienza" era un tempo l’Università del Papa, ma oggi è un'università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università , la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità ".

Ha, poi, evidenziato che "il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica", ed afferma che "la comunità della quale il Vescovo si prende cura - grande o piccola che sia - vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme".

"Il Papa parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sè un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità : in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica".

Benedetto XIV si chiede, a continuazione: "che cos'è l’università ? Qual’è il suo compito?" e risponde: "la vera, intima origine dell’universi-­tà sta nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità ".

"Ma la verità - spiega - non è soltanto teorica. (...) Verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. (...) Qual’è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazio-­ne di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa".

In questo contesto il Santo Padre prende l’esempio delle università medievali dove si trovavano le facoltà di Filosofia e Teologia cui era affidata la ricerca"sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità ". Benedetto XVI, citando la formula del Concilio di Calcedonia per la cristologia dice che: "filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione".

"Senza confusione - spiega il Papa - vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità . La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità " e la teologia "deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa (...) non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero".

"Senza separazione" significa che "la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino".

"Certo - osserva Benedetto XVI - molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile", tuttavia "è vero, al contempo, che il messaggio della fede cristiana (...) è una forza purificatrice per la ragione stessa" e "un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi".

Il Papa, poi, parla dell’epoca attuale dove "si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: (...) le scienze naturali (...) e le scienze storiche e umanistiche" ed constata con soddisfazione che nello stesso tempo "sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo".

Nonostante tutto, "il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato" ed in particolare "il pericolo del mondo occidentale è che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità . E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità , costretta a riconoscerla come criterio ultimo".

"Esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande", ha osservato il pontefice.

Infine, Benedetto XVI si chiede: "Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università ? E-  risponde: "Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà ".

"Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa ed in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale - conclude - è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità ; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana". - AC/VERITA'/UNIVERSITA' LA SAPIENZA