CITTA' DEL VATICANO, Il Cardinale Stephen Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha inaugurato ieri in Vaticano il Primo Incontro Internazionale di Pastorale per i Ragazzi di Strada, promosso dal suo Dicastero, che si conclude oggi pomeriggio.
"Nostro importante obiettivo" - ha detto il Cardinale - "è quello di dare visibilità , d'inizio, a tutte le forze istituzionali e private, alle associazioni e organizzazioni non governative, agli operatori di base, al volontariato e ai gruppi impegnati a favore di ogni piccolo emarginato".
I partecipanti provenienti da diversi paesi hanno riflettuto sulla situazione drammatica dei ragazzi di strada con l’obiettivo di dare una risposta pastorale, in senso ampio, al problema.
l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Dicastero, ha parlato questa mattina su: "La pastorale di accoglienza a favore dei ragazzi di strada". Il Segretario del Dicastero ha ricordato che 100 milioni di ragazzi, secondo il rapporto di "Amnesty International", o addirittura 150, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, vivono sui marciapiedi delle città dell’emisfero sud. 45 milioni in America Latina, 10 milioni in Africa, 40 in Asia; in Europa il fenomeno si concentra nei Paesi dell’Est. "Essi sono vittime della disgregazione familiare, dell’urbanizzazione forsennata, delle migrazioni e delle numerose guerre dei nostri giorni".
"I bambini di strada arrivano fra le braccia di questa 'madre-matrigna', la strada" - ha detto l’Arcivescovo Marchetto - "nell’illusione almeno momentanea di aver trovato una 'isola' di salvezza, che non c’è, nella quale gustare un po’ di libertà , di emozioni forti, con l’uso di alcol o droga, con trasgressioni".
l’Arcivescovo Marchetto ha affermato che è necessario comprendere quali sono le situazioni concrete che fanno sì che i ragazzi si trovino in strada per fare una diagnosi adeguata che aiuti a risolvere il problema. "Ci sono degli eventi familiari destabilizzanti (decesso, divorzio, nuovo matrimonio, conflitti, tensioni) e quindi si devono identificare i fattori di dissoluzione dei rapporti del ragazzo con la famiglia". Una risposta potrebbe essere quelle di offrire al bambino o al gruppo di bambini un'accoglienza che includa una dimensione educativa, formativa e sociale, per il suo reinserimento. Per conseguire tale obiettivo è necessario cancellare le barriere di rifiuto in rapporto con la famiglia del bambino e promuovere la scolarizzazione.
DI DUNDAR KESAPLI
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