L’illuminazione procede per vie imprescrutabili.
Al corso di I° livello per aspiranti sommelier...che mi vede impegnato ormai da dodici settimane...è arrivato il momento di parlare di distillati.Complice un relatore particolarmente brillante,la materia è risultata estremamente coinvolgente.Ma non mi sarei mai aspettato che avrebbe prodotto dell’altro.
Riflessioni sulla vita e sulla bellezza...
La composizione di un distillato è fatta quasi totalmente di acqua e alcol.Quel che ne costituisce il bagaglio aromatico infatti si aggira “solo“ intorno ad un misero 1%.
Apprenderlo è stata una rivelazione.Tra un cognac eccelso,un vetusto armagnac,un rum esotico,un mitico brandy di Jerez ...ed un prodotto dozzinale acquistato al supermercato...fra il Sublime e l’Ordinario...la differenza che corre è quel “piccolo“ 1%.Che piccolo non è:in realtà qualifica il tutto,tutto il lavoro di valenti maestri distillatori sparsi nel mondo.
La tentazione di trasferire il concetto dal particolare mondo della distillazione all’universale è irresistibile.
Crediamo di dover leggere la vasta superficie delle cose,di dover possedere l’immagine generale dei contesti,mentre la verità s’annida nei particolari.
Di “acqua“ e “alcol“ si ha una disponibilità pressoché illimitata.
L’essenza,o meglio,la quintessenza...è sempre piccola e intensa.
Si potrà andare in giro per il mondo ma se non si hanno occhi,orecchi e fiuto per il dettaglio non si sarà mai dei viaggiatori.Sarà come esser sempre rimasti a casa propria.
E’ scrivere o pronunciare parole senza fine senza fare mai poesia.
Poi basta un verso...come una fucilata...ed eccola zampillare dalle sorgenti dello spirito.
Ancora una volta è quel risibile 1% a fare la differenza.
La grande lezione dei distillati è servita.
ROSARIO TISO
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