Quando ci si interroga nel profondo...con onestà...le risposte che si trovano hanno sempre profumo di verità.
Dopo aver girovagato in lungo e in largo,col corpo e con la mente,mi sono fermato.
Non è staticità lo stare.
E’ sondare gli abissi delle profondità.
E’ sfidare le vertigini delle altezze.
Quanta vita brulica nel sottosuolo.Quanta anima permea le alte vette.
La si coglie bevendo il luogo e il tempo del presente,
attraverso una sensibilità raffinata dagli anni,
scoprendo che la propria musica è anche il silenzio...e che le pause giovano,nutrono,dettano il ritmo della melodia.
Non sono assenza di vita.....ma la sua quintessenza.
Sono grato al destino che mi ha bloccato dal mio primo giorno di ferie.
Corsa al pronto soccorso.Per mia figlia.Per un’appendicite fulminante.Poi...nove giorni di ospedale.
Perfetti...come possono essere i giorni scanditi di minuto in minuto dalla routine di una degenza.
Deserti...come può esserlo il luogo che ci ha accolti nella settimana dell’anno,quella del 15 d’agosto,quando si muovono tutti alla ricerca dell’evasione e dell’oblio.
Che sollievo non far parte dell’orda dei vacanzieri.Che regalo poter ascoltare la voce del silenzio...per tutto l’anno inascoltata...e apprendere le sue storie che sanno d’antico,le sue verità.In una situazione irreale.Nelle strade vuote dell’ennesima infuocata estate foggiana.Nei corridoi deserti.
Mi sono arreso subito.
Di fronte alla calamità ho respinto la tentazione di lamentarmi,di considerare le ferie rovinate come l’antico retaggio e lo scontato comune pensiero avrebbero suggerito.Poi,lasciatomi andare,è scesa la pace.
E ho sentito quel che da anni le estati classicamente trascorse fra ombrelloni,spiagge brulicanti di gitanti vocianti mi avevano nascosto:le voci di dentro.
Chiare...forti...sapienti.
Grazie insolita estate.
Quando non ho fatto nulla.
Quando tutto mi è venuto a visitare.
ROSARIO TISO
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