Pubio Fiori ce lo ricordiamo in tanti perché per tanti anni ha rappresentato un modo nostrano di fare politica; l’uomo ed il padre Publio rivive oggi nel personaggio di Claudio Bucci, il protagonista del romanzo che Alessandra Fiori, sua figlia, ha da poco dato alle stampe: “ Il Cielo è dei Potenti “, racconto di un politico noto della prima repubblica che come tutti i suoi “ colleghi “ di allora ha strenuamente e tenacemente lottato per raggiungere l’Olimpo del potere.
Ricorrendo a furti, intrighi, bustarelle, miserande scappatoie e sotterfugi da tutti i politici di allora utilizzati per comandare e per arrampicarsi lungo il cursus honurum della politica nostrana, fatta di bugie, false promesse elettoralistiche, Claudio Bucci, nel quale è assolutamente difficile riconoscere il citato Publio Fiori - tutta la classe politica è descritta proprio come era allora, fasulla, arrampicatrice, senza sentimenti, debole ma tale da lasciare un segno profondo nella nostra storia non soltanto parlamentare ma anche legata agli avvenimenti dei comuni, delle provincie e delle regioni.
Insomma una rievocazione, una dietrologia che svela come e quanto fosse falsamente rappresentata la necessità del popolo degli elettori che stupidamente credettero nelle promesse degli arrampicatori i quali, tuttavia, riuscirono a creare un insieme di cose tali da farci vivere l’illusione di star bene, protetti da loro che noi stessi avevamo eletto con tanta fiducia ma anche con tanto interesse personale.
Nel libro di Alessandra rivivono, mascherati da altri nomi e cognomi, i personaggi degli anni dal ’60 in poi: Sardella ( lo squalo ), Petrucci, Evangelisti ( lo sguincio ), Antoniozzi padre e figlio, Andreotti, Colombo, Donat-Cattin e finanche Licio Gelli che spinge fortemente il finto Claudio Bucci ad entrare a far parte dell sua loggia massonica.
Alla fine del romanzo, Claudio riflette e ripensa al momento in cui egli, giovane ambizioso ragazzo di provincia ( è nato a Fiano Romano, paese della Ferilli di oggi ) comincia a pensare che per riscattare la sua mediocre condizione di paesano gli sarebbe utile tentare la scalata della politica entrando nella DC di allora e così, tra angoscianti agganci, poche o punto soddisfazioni, alleanze strane condite da piccoli intrighi fatti anche di corruzioni, riesce ad affermarsi arrivando ad essere nominato addirittura ministro; ma la politica è irrazionale e da ministro, improvvisamente, arriva inevitabile l’oblio.
Con questa sua opera, la figlia di Publio Fiori descrive un romanzo che è una vera e propria storia vissuta, vista da lei bambina che ha vissuto all’interno della famiglia le vicissitudini di un padre che, comunque, il suo successo lo ha avuto e che resta nel ricordo della storia italiana per come l’ha vista la Prima Repubblica, fortemente influenzata dalle bizzarrie delle correnti politiche, dagli interessi dei palazzinari a quelli delle logge massoniche.
Un libro che ricorda, se mai ancora ve ne fosse bisogno dati i tempi che corrono, la lotta per il potere, una lotta combattuta spesse volte al di sotto della legalità, comunque fatta di sotterfugi e di colpi mancini, di accordi mai scritti, ma anche di cose che in fondo i politici di allora hanno saputo costruire, per noi e per la loro smania di potere che in fondo si concretizza proprio nel titolo del romanzo: il cielo è dei potenti, una storia narrata dalla figlia di un uomo con dentro di se il demone del comando ed affascinato dal potere.
L’autrice ha presentato la sua opera alla libreria Fandango di Roma con una conferenza alla quale hanno preso parte, oltre a lei, anche la scrittrice Barbara Alberti, Francesco Piccolo e Tommaso Cerno.
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