Yahya Sergio Yahe Pallavicini, autore di vari libri, nasce a Milano nel 1965, unepoca in cui gli stranieri nel nostro Paese erano pochissimi; Oggi egli è lImam della nota Moschea al-Wahid di Milano in via Meda; Dal 2006 è anche consigliere del Ministero dellInterno nella Consulta per lIslam italiano e presidente del Consiglio ISESCO per leducazione e la cultura in Occidente.
Gentile Imam Pallavicini, le Edizioni Messaggero di Padova hanno recentemente pubblicato il suo volume "Il Misericordioso. Allah e i suoi Profeti”, in questo suo scritto lei espone nuove teorie?
In questo libro ho cercato di ritrasmettere la dottrina della profezia come espressione della Misericordia di Dio. Si tratta di un contenuto antico che attinge alle fonti della rivelazione islamica e degli insegnamenti dei sapienti musulmani. Non cè nulla di nuovo ne di teorico se non lo sforzo di rinnovare e rendere intelligibile per il pubblico occidentale contemporaneo la lettura e il riconoscimento delluniversalità del Sacro nella specificità della dottrina islamica sui profeti. Ciò che può sembrare innovativo è lo spirito ecumenico che ha permesso ad una casa editrice cattolica di pubblicare lo studio di un religioso musulmano italiano e la scoperta delle profonde corrispondenze che la spiritualità islamica ha con le espressioni di ogni altra comunità religiosa. Infine mi sembra "nuovo” poter conoscere lislam leggendo la storia sacra che il Corano descrive e abbandonando per un momento i pregiudizi e il bombardamento sui fatti di cronaca.
Ha riscosso molto successo il suo nuovo libro?
Il libro è uscito da pochi mesi e sembra poter essere presto destinato ad una seconda edizione se linteresse dei lettori continua!
Più successo di pubblico o di critica?
Ci sono stati numerosi commenti positivi e recensioni scritte con grande favore da personalità molto sensibili allo studio del dialogo religioso come Carlo Maria Martini, Bruno Forte, Andrea Riccardi, Enzo Bianchi o politici come Giuseppe Pisanu o Luciano Violante. Nelle presentazioni che sono in corso in molte regioni dItalia, il pastore valdese Platone a Milano, padre Marcello di Tora della Facoltà Teologica a Palermo e prossimamente alcuni confronti con il rabbino capo di Genova Momigliano stanno entusiasmando il pubblico.
Lei è un mio coetaneo, come me nato a Milano da un genitore straniero, da questo fatto, ma anche perché da quello che scrive e dice, lei mi pare una persona molto intelligente, suppongo che lei avrà sviluppato una profonda conoscenza degli sviluppi sociali inerenti le questioni etniche in Italia; Dunque le chiedo quale sia la sua opinione circa il cambiamento di atteggiamento verso gli stranieri in Italia negli ultimi trentanni?
Mi sembra che il popolo italiano sia ancora poco abituato a comprendere, relazionarsi e rispettare le diversità culturali e religiose allinterno della propria società. Provincialismi e idealismi identitari sembrano sfogarsi irrazionalmente nei confronti di immigrati e delle varie differenze di mentalità o di appartenenza religiosa. Troppo spesso si vuole confondere la sicurezza o il commercio internazionale, la clandestinità o lintegrazione degli immigrati con il diritto di garantire pari opportunità sulla libertà religiosa dei cittadini italiani di fede islamica.
è stato difficile per lei fondere le tradizioni principesche della sua famiglia paterna con quelle giapponesi di sua madre, oltre che con la sua religione?
Al contrario, ho ricevuto una educazione fondata sui principi e sui valori tradizionali universali, ben presenti nellantico codice delle famiglie nobili occidentali e orientali. Ancora più sorprendente è stato poi scoprire laffinità di questa dimensione di dignità cavalleresca e di senso delle virtù della tradizione nipponica con la nobiltà spirituale che ispira il comportamento dei saggi musulmani. Forse la difficoltà maggiore rimane quella di essere coerenti con questi principi e vivere in modo intelligente e costruttivo in un contesto come quello della società contemporanea che sembra aver dimenticato o rinnegato questa prospettiva. Lei ritiene di aver avuto problemi di integrazione nella società italiana per il fatto di avere un genitore straniero o per la sua religione? No, i veri problemi di integrazione sono vissuti da individui che non sanno mantenere un orizzonte culturale aperto, si chiudono in ghetti mentali o urbanistici, diffondono anatemi sulle altre persone speculando sui loro difetti e vivono coltivando il proprio ideale di perfezione narcisistico. Per quale ragione lei è mussulmano? Per nascita e convinzione.
Da cosa è scaturita la sua vocazione religiosa?
Dalla sensibilità per la contemplazione del sacro e dal gusto di conoscere e interpretare il senso più profondo e meno superficiale della vita.
è opinione diffusa, ed è anche la mia, che i mussulmani siano, tra gli immigrati, coloro che maggiormente troveranno difficoltà nellintegrarsi nella società occidentale, lei cosa ne pensa?
Sono daccordo. Molti degli immigrati musulmani che arrivano in Europa hanno il sogno di diventare più ricchi e felici grazie alle opportunità che il mercato e la secolarizzazione sembrano offrire. Troppo spesso questa illusione viene delusa dalla realtà che non corrisponde alle immaginazioni e alle immagini che i mezzi di comunicazione trasmettono della vita degli occidentali benestanti e spensierati. Esigenze reali di domicilio, di lingua, di burocrazia, di sopravvivenza devono essere affrontate e a queste seguono difficoltà di comprensione e di comunicazione con una mentalità e una gerarchia di valori differenti. Così a difficoltà esistenziali si sovrappongono problemi psicologici e artificiose chiusure identitarie che degenerano nel fondamentalismo o nel laicismo. Se la modernità non venisse intesa come una super-religione civile dagli immigrati e lislam non venisse volgarizzato come una ideologia politica da alcuni musulmani radicali, la presenza di un pluralismo di cittadini di diversa cultura e religione sarebbe riconosciuta naturalmente come un patrimonio della nostra società e del suo sviluppo.
A parer suo, i Paesi con prevalenza religiosa mussulmana che sono retti a Monarchia, hanno realtà di equilibrio sociale migliori rispetto a quelli retti con forme istituzionali repubblicane?
Dipende dal livello di coerenza e di integrità del sovrano e della sua classe dirigente. Ho riconosciuto nella figura di Sua Maestà il Re del Marocco Hassan II i segni di un monarca illuminato, sensibile ai valori tradizionali, intelligente nella consapevolezza dei tempi nel quale vive il suo popolo, lungimirante nello sviluppo politico e culturale del proprio paese a livello internazionale, rispettoso del valore delle religioni. Anche S.A.R. Il principe Ghazi bin Muhammad bin Talal della dinastia giordana mi ricorda questo stesso livello di dignità araldica. Parallelamente, la condizione di equilibrio e dinamicità sociale di alcuni Paesi come lEgitto che ha aderito, seppure in modo diverso da quello occidentale, al sistema repubblicano sembra garantire un migliore sviluppo e una maggiore stabilità rispetto ad altri regni dinastici o ad altre repubbliche "islamiche”. Interessante infine valutare la situazione di Stati federali di monarchi come la Malesia o di repubbliche come lIndonesia.
Lei è monarchico o repubblicano?
Mio padre ha votato per la monarchia ma la maggioranza popolare ha fatto prevalere in modo irreversibile il sistema repubblicano. Credo che la nobiltà di alcuni princìpi abbia comunque una valore eterno e indipendente dalla forma di governo o dalla decadenza degli amministratori del potere temporale.
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