Priorità alle riforme istituzionali

Referendum: non è la soluzione ma ridurrà di circa l’80% il numero dei partiti

CMI: Dall’inizio di aprile il CMI, si è schierato a favore del referendum elettorale ed è stato attivissimo a promuoverlo dal 24 aprile al 24 luglio, vedendo piano piano giungere sempre maggiori consensi, tanto che il numero di firme raccolto, avvicinava prima e superava poi le 500.000 necessarie.

Oggi molti che non si sono visti nel trimestre fatidico dicono: "Abbiamo vinto!" quando in realtà non è vero.
La battaglia sarà ancora dura e lunga, perché una vittoria colpirebbe insieme i resti della prima e della seconda Repubblica. Non dobbiamo nasconderlo, anzì è il nostro miglior slogan!

Finora il gioco permette a tutti gli oligarchi di fare quello che vogliono, anche nella direzione dei partiti visto che sono loro a scegliere i candidati. Da un giorno all’altro un "colonnello" diventa "sergente" se è stato ascoltato al bar parlare male del capo. Così il sistema conforta i capi e moltiplica i partitini, che erano arrivati al numero di 74 durante la raccolta delle firme.
Il referendum cancellerebbe almeno l’85% circa di quei 74 soggetti, spesso solo virtuali, fermerebbe la creazione di altri soggetti e porterebbe a numerose aggregazioni. Questo risultato permetterebbe sicuramente di riavvicinare il popolo italiano alle sue istituzioni (comunque da modificare con urgenza!) ed ai suoi eletti.
La fronda antireferendaria sarebbe dunque potente? Finora rappresenta solo il 10% dei voti (Udeur, Lega, PRC) ma molti non hanno preso posizione a favore, tutti guardono alla finestra ad eccezione di AN e di qualche ministro attuale (DS "liberal") o passato (FI).

Tutti dicono che la soluzione sarebbe una legge elettorale condivisa dai 25 partiti presenti in Parlamento ma se non l’ha fatta prima non la farà adesso... anche perché la legge attuale potrebbe anche favorire qualcuno, anche se l’ha vilipendiata da anni! Inoltre non si può pensare che circa 20 di quei 25 partiti accettino di sparire in un colpo: addio presidenza, contributi elettorali, poltrone, macchine blu...

Allora arriva lo spettro delle elezioni anticipate e del passaggio al centrodestra di qualche senatore del centrosinistra, però il ragionamento è ai suoi limiti perché diversi senatori del centrodestra preferiscono sicuramente apportare ossigeno al governo, che rischiare di essere battuti o, peggio, neanche candidati dal proprio partito. Soprattutto se non sono passati i fatidici 30 mesi. Dunque fino al 10 ottobre 2008 ci sono pochi rischi e dopo si dovrà rimandare alla primavera o, meglio, gemellare lo scrutinio a quello europeo.

In tutto questo, cosa diventa il referendum elettorale?
Tanti politici sperano in una bocciatura della Consulta, sui membri della quale si scatenano già pressioni da mesi. Come se non bastasse, hanno già deciso la "cospirazione del silenzio" per non mobilitare la gente e cercare di provocare numerose astensioni per evitare di raggiungere il quorum. Per una volta, hanno imparato bene l’ottima lezione di Don Camillo!

Il CMI è convinto che questi quesiti non siano che una panacea, come direbbe un attento osservatore, ma ha deciso comunque di intervenire con semplicità e chiarezza per informare gli elettori che questo voto non risolverà tutto, ma permetterà di rimandare a casa tanti professionisti della politica che non hanno mai avuto una legittimità popolare e che occupano le poltrone spesso solo con il ricatto. Il problema non è di sinistra o di destra, ma istituzionale.

Non si può accettare che partiti di circa l’1% dettino la legge ad intere coalizioni. È immorale ed inaccettabile!
Le domande, con le giuste risposte del CMI saranno soprattutto due:
Volete meno di 10 partiti? Votate per il referendum!
Volete dei partiti rappresentativi? Votate per il referendum!

Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano