"c’è stata una lettura ingigantita delle mie affermazioni, ma chiedo scusa alla famiglia Biagi". Glielo avevano chiesto in tanti. I più stretti collaboratori di Marco Biagi, gli avversari politici, gli stessi colleghi di governo Maroni e Sacconi, con i quali il professore bolognese aveva collaborato.
E lui, Claudio Scajola, il ministro nella bufera dopo le infelici affermazioni fatte a Cipro, ha approfittato della prima uscita ufficiale a Ventimiglia e Imperia per chiedere scusa alla famiglia di Marco Biagi, per ammettere implicitamente l’errore commesso. D'altronde intorno a lui in queste ore si è scatenata una autentica tempesta politica. Dallo stesso Quirinale oggi è arrivata una inequivocabile presa di posizione: una telefonata alla vedova Biagi per riaffermare la vicinanza del capo dello stato in un momento di rinnovato dolore.
Il giorno della resa dei conti definitiva sarà mercoledì quando in parlamento interverrà lo stesso presidente del consiglio Berlusconi. E lì le opposizioni presenteranno il conto a Scajola per quell’infortunio nel quale è incorso a Cipro. Ha già incassato la fiducia del presidente del consiglio, con quell’invito a tutti a serrare le fila nella lotta contro il terrorismo. Le sue dimissioni Berlusconi le ha respinte. Ma il centrosinistra è sul piede di guerra. Vuol sentire a Montecitorio come sono andate le cose, come si difende il governo.
E non esclude di tornare a chiedere la testa del titolare del Viminale. Ma la vicenda iniziata con la pubblicazione delle lettere di Marco Biagi riserva ogni giorno più di un colpo di scena.
Questa mattina si è saputo che per il momento Sergio Cofferati non lascerà la guida della Cgil. Il suo mandato scadeva l’8 luglio e sarà prorogato sino a fine settembre. Una presa di posizione con un significato inequivocabile: il più grande sindacato italiano fa quadrato intorno al suo segretario chiamato in causa nelle lettere dallo stesso Biagi che lo accusava di volerlo criminalizzare. Cofferati è convinto di trovarsi di fronte ad un attacco preordinato alla Cgil e ha intenzione di difendersi e contrattaccare.
Chi invece è rimasto sicuramente vittima dell e-mail ricevute - e dunque del suo stesso scoop - è Valerio Monteventi, che si è dimesso da direttore del periodico Zero in condotta. Ma proprio sulle lettere oggi vi sono importanti novità . Non sarebbero soltanto le cinque fino ad oggi conosciute, ma molte di più, forse dieci. Lettere indirizzate ai prefetti di Roma, Milano, Modena e al responsabile della Digos bolognese. A quest'ultimo Biagi scriveva: "le ricordo che Ruffilli e D'Antona sono stati uccisi nei pressi delle loro abitazioni".
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