Le Pen-Chirac al ballottaggio, Francia sotto choc

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PARIGI. A destra come a sinistra, è la costernazione che prevale. La Francia si sveglia e fa i conti con l’impensato: Lionel Jospin al 16,07%, Jean Marie Le Pen al 17,02%, Jacques Chirac al 19,67: il ballottaggio delle presidenziali sarà fra la destra di Chirac e l’estrema destra xenofoba di Le Pen, il premier socialista è eliminato. È una situazione inedita; alla Borsa di Parigi l’indice Cac 40 aspetterà soprattutto la reazione degli investitori stranieri, e i francesi da parte loro paventano la reazione del mondo. Questa mattina le reazioni della gente in strada, sia a destra che a sinistra, sono ancora incredule; a sinistra un pò più disperate. Manifestazioni spontanee contro Le Pen sono fiorite in tutta la Francia durante la notte: migliaia hanno sfilato a Parigi, scontrandosi anche con i gendarmi, e sono voltati i lacrimogeni. E poi quattromila persona a Strasburgo, settemila a Tolosa, un migliaio a Lione, duemila a Grenoble, quattromila nella socialista Rennes; giovani per lo più, quasi tutti socialisti e della sinistra estrema, mescolati per una sera, al grido di «Le Pen fascista» e «No a Le Pen».

«NO!» è anche, semplicemente, il titolo oggi di Liberation, il quotidiano della sinistra intellettuale; «Le Choc» ha titolato Le Parisien, «Il sisma» è il titolo de Le Figaro, «La bomba Le Pen» quello di France Soir. Tutti riportano commenti, stupefazione, e le prime analisi esitanti. Perchè una cosa appare chiara, che la vittoria di Le Pen non è tanto il suo trionfo quanto il crollo della sinistra tradizionale. Rispetto al 1995, il leader della destra estrema ha avuto il 17% invece del 15%, e a questi bisogna aggiungere il 3% circa del delfino scismatico, Bruno Megret. Eppure, in numero di voti, la crescita non è enorme. Ma a crescere è stata l’astensione, al 28%, sei punti di più rispetto al 21,06% del 1995, pescati soprattutto a sinistra. E ancora: l’11,3% dei voti di sinistra è andato ai candidati estremi Laguiller, Besancenot, Gluckstein. Laguiller nel 1995 aveva il 5,3%. Il giovane postino dalla faccetta pulita, Olivier Besancenot, con il suo oltre 4%, ha pesato. Bassissima invece la percentuale dei comunisti alleati di governo, che scompaiono attorno al 3%. Appare evidente dunque che l’atomizzazione dei voti ha portato alla catastrofe.

Ma il premier socialista Lionel Jospin, immagine di un partito che oggi si accusa e cerca di capire dove, esattamente, ha sbagliato, quali e quanti segnali non ha percepito, ieri ha annunciato le dimissioni: dopo il 5 maggio si ritirerà dalla vita politica. Già , il 5 maggio, un ballottaggio che pone un dubbio esistenziale alla sinistra, eppure praticamente tutto il campo della gauche plurielle è d'accordo: bisogna turarsi il naso e votare Chirac per sbarrare la strada a le Pen. Da parte sua, la destra moderata dell’RPR non è affatto soddisfatta del risultato: l’inimicizia storica nei confronti del Front National ha chiamato il presidente Chirac fin da ieri sera a una battaglia «per la difesa dei valori della Francia, libertà , fraternità , tolleranza». Ma il problema è che secondo i sondaggi, Chirac vincerà con forse l’80% dei voti. La Francia ha imparato a non fidarsi dei sondaggi, e la sinistra inghiotte il rospo, voterà Chirac; ma a destra si valuta come questa diventi un'elezione forzata, non una scelta libera del popolo francese. È facile prevedere che molti saranno i richiami a una riforma del sistema politico ed elettorale, a partire da domani. E intanto si guarda già alle legislative di giugno come al vero «secondo turno»: da lì la sinistra vuole ricominciare, e chissà che l’effetto da elettroshock della sera del 21 aprile non riconduca molte pecorelle all’ovile socialista. D'altra parte, Jean Marie Le Pen che terrà una conferenza stampa oggi pomeriggio, intende lottare fino alla fine e ieri ha fatto appello ai poveri e ai diseredati, affinchè si uniscano a lui. La sua politica populista ha fatto centro, se è vero che un quarto della classe operaia, dicono i sondaggi, ha votato Front National.