Se scoppia una bomba atomica, i danni più catastrofici non saranno dovuti agli effetti immediati della bomba ma piuttosto all’incendio che ne scaturirà subito dopo. Lo afferma uno studio condotto da Lynn Eden, direttore del centro per la sicurezza e la cooperazione internazionale di Stanford, California.
In un suo articolo sul “Bulletin of the Atomic Scientists”, Eden sostiene che, ipotizzando il lancio di una testata atomica di 300 chilotoni (quelle che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki erano rispettivamente di 15 e 21 chilotoni) su una città , sprigionerebbe all’istante circa 300 mila miliardi di calorie in meno di un milionesimo di secondo; il 95 per cento dell’energia totale sprigionata al momento dell’esplosione verrà rilasciato sotto forma di luce intensa che riscalderà l’aria circostante portandola a circa 100 milioni di gradi centigradi (4 o 5 volte la temperatura al centro del sole) creando, in questo modo, una sorta di palla di fuoco che tenderà ad espandersi sempre più rapidamente fino ad arrivare ad un diametro di oltre 1,5 km sciogliendo tutto ciò che troverà sul suo cammino.
A pochi minuti dalla detonazione, il fuoco avrà incendiato ogni cosa e avrà già superato i confini della città su cui è stato lanciata la bomba: molto probabilmente nessun individuo che, al momento dell’impatto si trovava entro i 90 km quadrati dal punto dell’esplosione, riuscirà a salvarsi.
Secondo Eden, per più di 50 anni, il governo degli Stati Uniti ha sottovalutato i danni provocati dal fuoco “post-atomico”.
Bulletin of the Atomic Scientists
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