La polizia sta indagando sulla morte del bambino dopo che la madre, detenuta, è entrata in travaglio nelle prime ore di venerdì 27 settembre, presso l'HMP Bronzefield, nel Middlesex. Secondo The Guardian, la donna era sola nella sua cella quando ha dato alla luce il bambino, ma non ha risposto quando il personale della prigione è andato a controllare l'internata. Sodexo Justice Services, che gestisce la più grande prigione femminile d'Europa, la Bronzefield, ha rifiutato di commentare la vicenda. Il direttore della prigione Vicky Robinson ha confermato che un bambino è morto in prigione venerdì scorso e che i funzionari stavano aiutando la madre. Ha aggiunto che è stata avviata un'inchiesta giudiziaria per accertare le varie responsabilità. "Stiamo supportando la madre in questo momento angosciante e i nostri pensieri sono con lei, la sua famiglia e il nostro staff coinvolti", ha affermato Robinson. 'Stiamo effettuando una verifica completa collaborando con tutte le autorità competenti durante le loro indagini.
"Non sarebbe opportuno commentare ulteriormente." La polizia del Surrey ha dichiarato in una nota: «La morte viene trattata come inspiegabile, ma non sospetta, e presto presenteremo un rapporto al giudice». Un portavoce ha detto che gli agenti sono stati chiamati in prigione intorno alle 9 di venerdì. Bronzefield detiene fino a 572 detenuti e presenta un braccio speciale del carcere riservato alle detenute che hanno figli e che con loro vivono nell'istituto penitenziario. Sotto choc il personale della prigione: «Siamo devastati da questa notizia». Ci voleva questa tragedia per portare l’attenzione di media e gente comune sulla vita dei bambini in carcere,evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Colpevoli di nulla, questi bambini trascorrono i primi anni della loro vita tra le mura di un penitenziario, in una particolare sezione che poi di particolare ha ben poco rispetto al classico carcere. Dove il passaggio tra il giorno e la notte è scandito dal fragore delle chiavi di ferro che aprono e chiudono le celle. Dove ci sono solo donne e i maschi sono agenti in divisa che ogni tanto si vedono da lontano. Dove tante volte le stesse mamme soffrono di gravi disturbi o arrivano da situazioni di disagio e disperazione estreme. Lo “Sportello dei Diritti” da sempre si batte per migliorare le condizioni di queste famiglie atipiche e per sensibilizzare pubblico e politica. In un paese moderno è necessario offrire ai bambini, figli di detenute, un luogo dignitoso di crescita che non ne faccia dei reclusi senza esserlo. Quando arriverà la fine di questa vergogna contro il senso di umanità?. Oggi c'è un bambino morto. Tutti ne parlano.
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