MILANO - Un gruppo di investitori coinvolti dal collasso Parmalat ha avanzato una class action chiedendo danni per oltre 8 miliardi di dollari all’ex management, a banche e ai revisori.
La causa è stata depositata lunedì a New York ed è l’ultima di una serie di richieste danni dopo che Parmalat lo scorso dicembre è crollata sotto il peso di debiti per 14 miliardi di euro.
"Sebbene la stessa Parmalat abbia sede in Italia questa difficilmente è una truffa italiana o europea", si legge nel documento. "Piuttosto gran parte dell’infrastruttura principale dello schema è rappresentata negli Stati Uniti da parte di banche con sedi in America, da revisori e avvocati".
Fra i promotori della class action la società di gestione inglese Hermes, dice Umberto Mosetti, partner della società di consulenza Deminor e fra gli advisor degli investitori.
Nella lista degli accusati nella class action ci sono Bank of America, Citigroup, Credit Suisse First Boston, Banca Nazionale del Lavoro e sia le filiali in Italia sia le case madri delle società di revisione Deloitte & Touche e Grant Thornton.
"Citigroup, Bank of America, Csfb e Bnl (e le loro affiliate) hanno giocato un ruolo indispensabile nella truffa Parmalat, assicurando che la compagnia fosse infine in grado di nascondere i debiti e aumentare i ricavi e gli asset", è scritto nell’atto.
Lo studio legale Zini & Associates, dell’avvocato Gian Paolo Zini un tempo legale e confidente di Tanzi, è a sua volta citato nel documento, come BBLP Pavia e Ansaldo.
Tra i citati nella class action figurano anche Morgan Stanley, Deutsche Bank e UBS.
BANCHE E REVISORI NUOVAMENTE NEL MIRINO
Bank of America, Citigroup e i revisori sono stati di recente raggiunti da cause per danni ciascuna per circa 10 miliardi di dollari intentate in tribunali Usa dall’amministrazione straordinaria Parmalat.
Contro Deutsche Bank, Csfb e Ubs sono state presentate azioni revocatorie per un totale di oltre 550 milioni euro.
Secondo l’amministrazione straordinaria Parmalat, le banche e gli auditor hanno entrambi giocato un ruolo (o non sono riusciti ad impedire) quello che la Sec ha definito una delle maggiori frodi societarie della storia.
Le banche e gli auditor hanno negato ogni addebito.
Mosetti dice che la class action è basata su argomenti simili alle cause intentate da Parmalat ma cerca di ottenere denaro direttamente per gli investitori, inclusi gli ex azionisti Parmalat. Al contrario, l’offensiva legale di Bondi punta a generare cash per la nuova Parmalat che sarà controllata dai creditori.
Robert Roseman, un legale Usa che rappresenta i bondholder inclusi nella class action, dice che l’atto non cita uno specifico valore per i danni subiti.
Ma la cifra sarà "oltre gli 8 miliardi di dollari" sulla base di un valore di 7 miliardi dei bond Parmalat in circolazione più di 1 miliardo dollari dei titoli della società , ha detto.
Altre class action sono state proposte negli Usa da legali che rappresentano investitori Parmalat. Queste cause saranno adesso raggruppate a quella depositata ieri dopo che un giudice l’ha riconosciuta come class action lead.
I pm di Milano hanno intanto chiesto il rinvio a giudizio di 27 fra ex dirigenti, banchieri e auditor. Chiesto il rinvio a giudizio anche per le filiali italiane di Bank of America, Deloitte & Touche e l’ex Grant Thornton spa (ora Italaudit). A Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca (ex Grant Thornton) è stato concesso il processo immediato.
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