La strage dei curdi nel tir sigillato Due sono ancora in gravi condizioni

l’Italia è bella per Canà , uno dei giovanissimi curdi sopravvissuti al viaggio della disperazione dalla Grecia all’Italia in un grosso camion senz'aria nè cibo. Racconta di avere tre sorelle, ma oltre non và . Appena si parla del suo viaggio si blocca, negli occhi gli si legge tutta la disperazione per i cinque compagni morti, la paura. Canà è ancora ricoverato in terapia sub-intensiva nell’ospedale Rummo di Benevento, coccolato da tutti. Le sue condizioni sono migliorate. Come migliorano le condizioni degli altri sopravvissuti, ricoverati ad Ariano Irpino: due sono ancora gravi, uno di loro è in discrete condizioni fisiche ma sotto choc e quasi non comunica neppure con l’interprete tunisino.

Adesso al suo capezzale ci sono alcuni immigrati curdi, accompagnati dai ragazzi della rete No Global. Difficile per il momento ricostruire con esattezza quanto è successo: di certo i nove curdi sono saliti a bordo del bisonte della strada in Grecia, all’imbarco di Igoumenitza, giunti in Italia, gli autisti si sono accorti di loro soltanto quando hanno sentito bussare dall’interno del mezzo. A Mirabella Eclano, sulla Bari-Napoli.

Pensare che avevano la salvezza a portata di mano: nella macchina dove hanno provato a riposare c'erano le chiavi inserite. Bastava mettere in moto e fare la retromarcia per sfondare le porte del camion. I poliziotti di Avellino coordinati dalla Procura di Ariano Irpino stanno cercando adesso di far luce sul traffico di clandestini che avviene nella zona: la Polstrada di Grottaminarda in un anno ha fermato ben 100 curdi transitati su quel tratto di autostrada, tutti trattati come bestie, stipati nei camion provenienti dalla Puglia.