Ucciso Daniel Pearl, il giornalista del Wsj rapito in Pakistan un mese fa

Una videocassetta mostra l’assassinio

ATLANTA -- Daniel Pearl, il giornalista del Wall Street Journal rapito a Karachi in Pakistan, è stato ucciso.

La prova dell’uccisione di Pearl si trova in una videocassetta fatta pervenire alle autorità Usa in Pakistan. Giovedì nel tardo pomeriggio americano è arrivata la conferma dal portavoce del dipartimento di Stato, Richard Boucher.

Una fonte del governo Usa ha detto alla CNN che la cassetta contiene "prove chiare e inequivocabili" della morte di Pearl. Un portavoce del governo della provincia pakistana di Sindh ha affermato che il nastro "contiene immagini che mostrano Pearl in prigionia e scene del suo assassinio da parte dei rapitori".

Non è chiaro quando è avvenuta l’uccisione. CNN ha appreso da fonti Usa che la cassetta è arrivata in mano alle autorità americane a Karachi dopo che due pakistani l’hanno consegnata a un giornalista del posto.

"E’ un oltraggio", ha detto Boucher, "gli Stati Uniti e il Pakistan vogliono trovare tutti gli autori di questo crimine e portarli di fronte alla giustizia".

Bush: "Barbarie"

Il presidente George W. Bush, che aveva personalmente fatto appello per il rilascio del giornalista, ha detto a Pechino -- dove si trova in visita ufficiale -- che "gli Stati Uniti d’America libereranno il mondo da questi agenti del terrore. Tutti gli americani sono rattristati da questo tragico omicidio". Il presidente ha espresso le proprie condoglianze e quelle della moglie Laura alla famiglia e alla moglie di Pearl, Mariane, che aspetta il primo figlio.

"Chi intende minacciare l’America" compiendo simili "atti di barbarie", ha detto Bush, non fa altro che "rafforzare la nostra volontà " di vincere la guerra contro il terrorismo.

Secondo fonti della delegazione Usa che si trova con Bush in Cina, il Pakistan ha promesso un’indagine "aggressiva".

Sequestrato il 23 gennaio

Il direttore del Journal, Paul Steiger, ha letto un breve comunicato, di fronte alla sede del giornale. "Danny Pearl è stato ucciso", ha detto. "Il suo assassinio è un atto di barbarie. I suoi assassini affermano di essere nazionalisti pakistani, ma le loro azioni gettano vergogna su ogni vero patriota pakistano".

Pearl, 38 anni, era stato sequestrato a Karachi il 23 gennaio, mentre stava cercando di contattare gruppi islamici estremisti per capire se c’erano legami fra l’attentatore trovato su un aereo americano con dell’esplosivo nelle scarpe, Richard Reid, e la rete terroristica di Osama bin Laden, al Qaeda.

La settimana scorsa a Lahore era stato arrestato Ahmed Saeed Sheikh, il principale indiziato per il rapimento del giornalista americano. Agli investigatori Saeed Sheikh aveva detto prima che Pearl era vivo, poi che era morto. I suoi rapitori avevano chiesto inizialmente il rilascio dei detenuti pakistani nella base Usa di Guantanamo e avevano accusato il giornalista prima di essere una spia americana, poi una spia israeliana.

E’ il decimo cronista ucciso da ottobre

Daniel Pearl è il decimo giornalista che viene ucciso mentre impegnato a coprire la guerra contro il terrorismo. Era nativo del New Jersey e aveva cominciato quattordici anni fa come cronista del Berkshire Eagle, un quotidiano locale di Pittsfield, una cittadina del Massachusetts.

Una veloce, brillante carriera lo aveva portato rapidamente al prestigioso Wall Street Journal, per il quale aveva girato il mondo fino ad arrivare all’ufficio di Bombay, in India. Sua moglie Mariane ha raccontato alla CNN che lei e Daniel lavoravano per il dialogo tra civiltà , e che proprio per questo avevano scelto di vivere e scrivere -- anche lei è giornalista -- in Asia.

I suoi genitori hanno fatto leggere un comunicato a nome della famiglia. Daniel era "un figlio amato, fratello, zio, marito e padre di un bambino che non lo conoscerà mai. (...) Le nostre peggiori paure si sono avverate. Fino a poche ore fa eravamo fiduciosi nel ritorno di Danny sano e salvo, perché pensavamo che nessun essere umano potesse far del male a un animo così gentile. l’assassinio di Danny è al di là della nostra comprensione". (continua..)