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Marzo
04 2022

Italia: Il Ministero della Giustizia affronta lo stato di recepimento della Direttiva Whistleblowing

- Resoconto stenografico dell'Assemblea (estratto)
- Cosa è il whistleblowing
- Perché il whistleblowing è un tema di attualità?
- Quali sono i vantaggi per le aziende?
- Perché le aziende temono le segnalazioni?
- Quando è tutelato un whistleblower?
- Quando si possono perseguire gli informatori?
- Quali sono le norme etiche di Whistleblowing?

fonti: camera.it , dataguidance.com - integrityline.com

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La Camera dei Deputati ha pubblicato, in data 16 febbraio 2022, la relazione stenografica della Sessione assembleare n. 639, nella quale il Ministero della Giustizia ha risposto a interrogativi in ​​merito allo stato di recepimento, nell'ordinamento italiano, della Direttiva sulla tutela dei Soggetti che segnalano violazioni del diritto dell'Unione (direttiva (UE) 2019/1937) (in prosieguo: la "direttiva Whistleblowing"). In particolare, il Ministero ha precisato che, a seguito della scadenza, nell'agosto 2021, della delega legislativa al Governo italiano, una nuova delega legislativa per il recepimento della Direttiva Whistleblowing è inserita nel progetto di legge delega europea 2021, all'interno della legge del Senato n. 2481 Inoltre, il Ministero ha preso atto che l'atto del Senato è stato approvato in data 16 dicembre 2021 dalla Camera dei Deputati ed è attualmente in attesa di approvazione da parte del Senato.

Inoltre, il Ministero ha evidenziato che, quando una delega legislativa prevede il recepimento di una direttiva UE il cui termine è già scaduto, il Governo ha solo tre mesi per dare attuazione e dare seguito a tale delega. Pertanto, il Ministero ha evidenziato che il Governo potrà presentare il decreto legislativo per il recepimento della Direttiva Whistleblowing non appena entrerà in vigore la legge delega europea 2021, soprattutto considerando che la preparazione al recepimento è già iniziata ed è a una fase piuttosto avanzata.
XVIII LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 639 di mercoledì 16 febbraio 2022
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO
La seduta comincia alle 15.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
LUCA PASTORINO, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 14 febbraio 2022.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno la Ministra della Giustizia, la Ministra dell'Università e della ricerca, il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
(Iniziative normative volte al rapido recepimento della direttiva europea riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto europeo – n. 3-02758)
PRESIDENTE. Il deputato Ferraresi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Businarolo ed altri n. 3-02758 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
VITTORIO FERRARESI (M5S). Grazie, Presidente. Ministra Cartabia, con l'ex Ministro Bonafede abbiamo lavorato per far recuperare punti all'immagine dell'Italia in tema di trasparenza e lotta alla corruzione, prendendo il plauso della stessa in riferimento alla “legge Spazzacorrotti”. Rimane da attuare la direttiva sul whistleblowing, ovvero la tutela di chi denuncia fatti illeciti nel settore pubblico e privato, in modo che possa essere individuata, prevenuta e contrastata la corruzione, oltre che valorizzate la meritocrazia e la trasparenza.
Purtroppo, per un'inspiegabile mancata azione del Governo, tale delega è stata fatta cadere, premesso che, in ogni caso, non servirebbe delega al Governo per intervenire, in quanto lo stesso ha autonoma iniziativa normativa, come abbiamo visto per il recepimento di alcuni istituti in occasione delle leggi “Codice rosso” e “Spazzacorrotti”, rispetto alle richieste europee e che, se attendessimo la legge di delegazione, potrebbe essere troppo tardi. Le chiediamo, quindi, se intenda adottare provvedimenti urgenti per recepire la direttiva whistleblowing ed evitare l'ennesima procedura di infrazione al nostro Paese.
PRESIDENTE. La Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha facoltà di rispondere.
MARTA CARTABIA, Ministra della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Ferraresi, e a tutti gli altri che hanno posto questa interrogazione, che mi consente di chiarire lo stato di attuazione della normativa italiana in materia di whistleblowing e, in generale, le norme e la legislazione in vigore, anche indipendentemente dall'attuazione della direttiva.
Lei ha ragione: la direttiva (UE) 2019/1937 prevedeva un recepimento entro il 17 dicembre 2021 e la delega è scaduta. Nel corso delle riunioni che ci sono state tra gli Stati membri e la Commissione europea, di cui l'ultima è del 10 novembre 2021, è emerso che numerosi Stati non avrebbero recepito la direttiva nel tempo previsto e, tra questi, è accaduto anche per l'Italia. Così la Commissione europea ha comunicato, il 27 gennaio 2022, di aver avviato nei confronti della Repubblica italiana una procedura di infrazione per mancato recepimento della direttiva.
Ora, una nuova delega per attuare la direttiva è già contenuta nel disegno di legge Atto Senato n. 2481, legge di delegazione europea 2021, che già è stato approvato da questa Camera il 16 dicembre 2021; quindi, manca l'approvazione dell'altro ramo del Parlamento.
Peraltro, è opportuno evidenziare che, quando la delega prevede l'attuazione di una direttiva il cui termine è già scaduto, il Governo ha solo tre mesi per dare attuazione e seguito a quella delega. In ogni caso, benché l'attuazione non sia stata perfezionata, come già dicevamo ieri, nel corso dell'audizione, l'attività di lavoro per il recepimento di quella direttiva è già stata avviata ed è già in una fase piuttosto avanzata, cosicché il Governo potrà presentare il decreto legislativo di recepimento non appena entrerà in vigore la legge di delegazione europea 2021.
Peraltro, è bene osservare che il nostro ordinamento non è del tutto privo di strumenti in materia di whistleblowing, non siamo all'anno zero, da questo punto di vista. C'è il decreto legislativo n. 165 del 2001 per il settore pubblico, con l'articolo 54-bis, che riconosce una serie di tutele per il dipendente pubblico che segnali, internamente, o esternamente all'ANAC, le condotte illecite, così come, nel settore privato, c'è il decreto legislativo n. 231 del 2001, modificato poi nel 2017, che prescrive la predisposizione di canali, all'interno delle aziende e delle imprese, che consentano la segnalazione circostanziata di condotte illecite. Entrambe le normative, sia quella del settore pubblico sia quella del settore privato, prevedono, poi, la tutela della riservatezza e, ovviamente, strumenti di protezione contro le ritorsioni.
In ogni caso, quella direttiva, va attuata. Non appena la legge di delegazione entrerà in vigore, vi assicuro che il Governo si farà trovare pronto a dare pronta e piena attuazione, per uno strumento che riteniamo di primaria importanza per il contrasto alla corruzione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la deputata Francesca Businarolo.
FRANCESCA BUSINAROLO (M5S). Grazie, Presidente. Signora Ministra, la ringrazio per le sue parole che, come quelle di ieri, in Commissione giustizia, significano un impegno fermo e inderogabile nel voler recepire la direttiva, che è importante e che amplia la tutela dei whistleblower. Come ha detto anche lei, la figura del whistleblower svolge un ruolo essenziale nel fare emergere i casi e i comportamenti alla base di illeciti che possono minacciare l'interesse pubblico e privato, permettendo di tutelare interessi comuni fondamentali, recuperando anche ingenti somme di denaro.
Però, a prescindere dalla direttiva, lei potrebbe davvero intervenire subito: non serve per forza una delega al Governo. Per rafforzare in lei questo proposito, le cito uno studio del 2017, commissionato dall'Europa, secondo il quale, applicando il whistleblowing in tutti gli Stati dell'Unione europea, solo nel settore pubblico il risparmio sarebbe di 120 miliardi annui, che è l'1 per cento del PIL europeo. Ritengo fondamentale che si faccia il miglior lavoro possibile, anche interpellando quei soggetti - mi riferisco a Transparency International e The Good Lobby - che sono stati promotori dell'istituto e che portano un'esperienza diretta sul tema, ma che finora sono stati esclusi da un iter governativo a porte chiuse. Quindi, l'Europa ha già aperto la procedura di infrazione - ce l'ha appena comunicato - e l'ha aperta nei confronti del nostro Paese. Non possiamo dimenticare che - secondo i dati del Dipartimento delle politiche europee aggiornati al 3 febbraio, quindi molto recenti - le procedure di infrazione a carico dell'Italia sono già 110 e, dal 2012 ad oggi, abbiamo versato al bilancio dell'Unione 759 milioni di euro. Concludo, auspicando davvero che il Governo adotti un processo più inclusivo per produrre il miglior provvedimento possibile, ovviamente in tempi consoni, sia per evitare le sanzioni sia per cogliere al meglio un'occasione importante per migliorare l'integrità del mercato interno e transfrontaliero attraverso una protezione più efficace dei whistleblower (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Iniziative volte a far fronte alle gravi carenze di organico degli uffici giudiziari, con particolare riferimento al personale amministrativo del distretto di Prato – n. 3-02757)
PRESIDENTE. Il deputato Silli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02757 (Vedi l'allegato A).
GIORGIO SILLI (CI). Grazie, Presidente. Buongiorno, signor Ministro e benvenuta. È la prima volta che ci vediamo, ma il problema inerente all'amministrazione della giustizia e soprattutto al personale negli uffici giudiziari è un problema piuttosto annoso, con particolare riferimento ad alcuni tribunali e ad alcuni distretti. In sede di replica alla sua risposta, le spiegherò un pochino l'iter e elencherò le numerosissime interrogazioni, le mozioni, gli ordini del giorno, gli incontri con Ministri precedenti e le visite di sottosegretari che purtroppo hanno portato veramente a ben pochi risultati. La città di Prato è la terza città del Centro Italia ed è un distretto industriale tra i più importanti d'Europa e un distretto tessile tra i più importanti del mondo. Da 15 anni il nostro tribunale chiede aiuto, da destra, da sinistra, dal centro, sindaci, deputati, senatori e membri del Governo. Allo stato attuale, signor Ministro, la volontà politica c'è sempre stata però - non si sa come mai - arriva in un collo di bottiglia all'interno del suo Ministero e non si riesce a risolvere questo problema.
PRESIDENTE. La Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha facoltà di rispondere.
MARTA CARTABIA, Ministra della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie per questa interrogazione che mi dà l'occasione di riferire quanto è in corso d'opera per venire incontro ai problemi di carenza d'organico del personale, con specifico riferimento sia alla situazione di Prato sia, più in generale, all'impegno dell'amministrazione in questo delicatissimo settore. Qualche dato: nel distretto di Firenze, si registra effettivamente una percentuale di scopertura importante, pari al 24,70 per cento; nel tribunale di Prato questa percentuale di scopertura è anche più alta, del 27,78 per cento. Però, le assunzioni realizzate in questo distretto e nel distretto di Firenze tra il 2014 e il 2022 - tornerò sul motivo della sottolineatura di quella data di inizio - risultano pari a 588, di cui 48 negli uffici di Prato. Per altri versi, bisogna anche sottolineare che in alcune occasioni, quando vengono proposti, aperti e messi a disposizione dei posti, talora non vengono occupati, non ci sono prese di possesso. Così è capitato, per esempio, per il profilo di cancelliere esperto: 5 posti e non c'è stata alcuna presa di possesso. Ora sono anche altre le procedure in corso: quelle per la Procura della Repubblica, per l'ufficio UNEP di Prato, per l'ufficio del giudice di pace ed altre. Tra l'altro, non dimentichiamoci che anche a Prato, come in tutti gli uffici giudiziari, a brevissimo, tra il 21 ed il 25 febbraio, entreranno in servizio gli addetti dell'ufficio del processo, così come a brevissimo ci saranno anche 5.140 assunzioni di personale amministrativo e avremo i concorsi, sempre a brevissimo.
Questi interventi si inquadrano in una politica di investimenti e di scelte normative del Ministero della Giustizia che, già dal 2014, ha invertito una tendenza, per orientarsi a uno sblocco delle assunzioni e ad assumere personale con vari strumenti e procedure di scorrimento, mobilità e, ovviamente, concorsi pubblici. Questi concorsi non si sono fermati nemmeno durante la pandemia: 1.187 unità di personale amministrativo nel 2020 e 4.760 nel 2021. È anche ripreso il concorso Ripam e poi - come dicevo - ci sono le risorse straordinarie date dal PNRR.
Insomma, questo è un settore fortemente all'attenzione del Ministero della Giustizia e stiamo affrontando il problema perché è vero che la carenza del personale - qui ci siamo concentrati sul personale amministrativo, ma vale anche per i magistrati - è un problema di tutti gli uffici giudiziari. Lo stiamo facendo con due canali paralleli: uno è quello della ripresa della regolarità delle assunzioni ordinarie e l'altro è il grande supporto che arriva dal PNRR. Ci auguriamo che a breve tutti gli uffici giudiziari, in primis quello di Prato che è in grave sofferenza, possano avere tutto il personale necessario per portare a termine il loro lavoro.
PRESIDENTE. Il deputato Silli ha facoltà di replicare.
GIORGIO SILLI (CI). Grazie, Presidente e grazie, signor Ministro. Signor Ministro, io la stimo molto come donna e come persona e peraltro è uno dei Ministri che preferisco del Governo che sostengo convintamente. Sono soddisfatto della risposta, ovviamente dal punto di vista della messa a disposizione, da parte del Ministro, del proprio Ministero. Le dirò che sono piacevolmente sorpreso perché, rispetto alle tabelle che gli uffici amministrativi del Ministero preparavano ai suoi sottosegretari o a sottosegretari precedenti, quella sua è un po' più veritiera. Lo scoperto del tribunale di Prato si avvicina addirittura al 35 per cento perché, a fronte di chi arriva e chiaramente rimane nelle memorie del Ministero, molti da lì a poco se ne vanno perché la mole di lavoro è enorme; è un po' un gatto che si morde la coda. Le dico che il presidente del mio tribunale, che io ho portato al Ministero nel mese di maggio 2021, ha dovuto chiudere i decreti ingiuntivi del giudice di pace - le ripeto: in uno dei distretti industriali più importanti d'Europa - per mancanza di personale. Questa è un po' la situazione. Io percepisco dal suo intervento effettivamente una volontà di risolvere la questione e davvero la prego di sensibilizzare gli uffici preposti e anche il suo Capo di Gabinetto affinché seguano tale questione. L'ho accompagnato io personalmente al Ministero. Ho scritto al suo Capo di Gabinetto, che mi ha risposto garbatamente, e ho mandato due lettere al Capo Dipartimento, che neppure mi ha risposto, alla faccia dell'articolo 68 della Costituzione, per il quale un parlamentare rappresenterebbe la Nazione. Poi, ci sono almeno 10 o 12 interrogazioni a Ministri o sottosegretari da parte di senatori e deputati di destra, di centro e di sinistra, da 10 anni a questa parte.
Questo semplicemente per sottolineare che il problema non ha colore, è un problema reale della città e spero che un Governo con una maggioranza così ampia lo possa risolvere.

Cosa significa “Whistleblowing” – FAQ per le aziende

Il fenomeno del "whistleblowing" sta assumendo sempre più importanza a livello globale anche in virtù dei recenti cambiamenti normativi. Scopri di cosa si tratta e come impatterà le aziende italiane...

Cosa è il "whistleblowing"?

Con il termine whistleblowing s’intende la rivelazione spontanea da parte di un individuo, detto “segnalante” (in inglese “whistleblower”) di un illecito o di un’irregolarità commessa all’interno dell’ente, del quale lo stesso sia stato testimone nell’esercizio delle proprie funzioni. Il segnalante spesso è un dipendente ma può anche essere una terza parte, per esempio un fornitore o un cliente.

Indipendentemente dalla modalità tramite la quale la segnalazione è stata effettuata, per poter essere considerata a tutti gli effetti una segnalazione di “whistleblowing” la denuncia deve riguardare degli illeciti disciplinati dal diritto nazionale o europeo. Tuttavia, le singole policy e procedure aziendali possono allargare lo spettro di casistiche attinenti, arrivando a coprire comportamenti non etici o non conformi al Codice di condotta.

Ovviamente va tenuto in considerazione che il whistleblowing si riferisce a violazioni di una legge o regolamento, alla minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode e/o a gravi e specifiche situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica e va distinto da una qualunque “lamentela”, la quale è invece di solito legata ad una questione di interesse personale.

Perché il whistleblowing è un tema di attualità?

Anche se il tema whistleblowing non è – come anticipato – una tematica del tutto nuova, alcuni recenti scandali hanno aumentato il livello di attenzione verso di esso. La crisi finanziaria globale 2007-2008 ha rivelato una diffusa mala gestione aziendale nelle istituzioni finanziarie e lo scandalo Volkswagen Dieselgate del 2015 ha visto la casa automobilistica truffare illegalmente i test sulle emissioni negli Stati Uniti.

O ancora, il 2017 è stato l’anno in cui il movimento #metoo ha visto le star di Hollywood ricoprire il ruolo di whistleblowers e denunciare Harvey Weinstein di abusi sessuali. Questo movimento ha contribuito a sensibilizzare le organizzazioni di tutto il mondo circa questo tema e a richiedere l’implementazione di strutture e misure adeguate a supportare i whistleblower nella segnalazione di comportamenti illegali o non etici.

Anche per rispondere ai crescenti casi mediatici, come Luxleaks, Panama Papers e Cambridge Analytica, nel 2019 l’Unione Europea ha pubblicato la Direttiva UE sul Whistleblowing (2019/1937): un testo che mira a definire uno standard comune minimo di tutela dei segnalanti valido in tutti i Paesi membri. La norma prevede – tra gli altri – l’obbligo per aziende con più di 50 dipendenti di introdurre un canale di segnalazione interno all’organizzazione, di rispettare serrate scadenze nella comunicazione con i segnalanti e di garantire loro tutela contro atti discriminatori (mobbing, demansionamento, licenziamento, ecc…).

Quali sono i vantaggi per le aziende?

Avere un sistema di segnalazione non garantisce solamente delle tutele nei confronti di chi desideri rivelare degli atti illeciti, ma avvantaggia anche aziende e organizzazioni sotto numerosi punti di vista.

L’individuazione precoce di illiceità commesse all’interno dell’azienda, ad esempio, contribuisce ad individuare tempestivamente una possibile soluzione e previene l’insorgere di altre problematiche. L’esperienza dimostra che le organizzazioni perdono circa il 7% del loro fatturato annuale a causa di violazioni. In particolare le segnalazioni interne possono aiutare a scoprire una parte significativa di questi casi e quindi a ridurre al minimo i danni finanziari.

Limitando la fuoriuscita di notizie all’esterno dell’organizzazione, riduce anche il rischio di andare incontro a danni reputazioni e di immagine. In ultimo, le aziende che adottano strumenti di comunicazione trasparente con i propri stakeholder vengono percepite come più sostenibili da dipendenti, fornitori, clienti e partner.

Perché le aziende temono le segnalazioni?

Sono molte le ragioni, spesso infondate, che portano le aziende a guardare con scetticismo all’implementazione di un sistema di segnalazione. Per lo più vi è la paura di ricevere un altissimo numero di denunce interne e di ricevere numerose comunicazioni improprie, come lamentele circa il prodotto, invettive contro singoli membri dell’azienda o semplicemente messaggi infondati. a timorose – di implementare un sistema di whistleblowing.

Recenti studi dimostrano quanto questo sia infondato. Secondo il Whistleblowing Report 2019, infatti, la media di casi ricevuti dalle aziende di gradi dimensioni è di 52 comunicazioni all’anno – numero tranquillamente gestibile in organizzazioni strutturate. Tra queste la percentuale di comunicazioni infondate o non rilevanti, inoltre, rappresenta solamente una minima parte e ancora più limitato è il numero delle comunicazioni che pervengono da stakeholder esterni alle aziende.

Con l’arrivo della Direttiva UE sul Whistleblowing in Europa e la conseguente educazione dell’opinione pubblica circa il corretto utilizzo di questi strumenti, inoltre, l’impiego improprio di questi strumenti lascerà il posto a rilevanti comunicazioni di importanza strategica per il business.

Quando è tutelato un whistleblower?

La decisione di denunciare un comportamento scorretto o illegale é principalmente determinato dalla volontá personale del dipendente di “fare la cosa giusta”. Tuttavia, anche se la normativa protegge il dipendente da eventuali ritorsioni, la carriera di un segnalante può comunque risentirne. Il mobbing sul posto di lavoro, specialmente ai livelli piú bassi di un’organizzazione, è spesso difficile da individuare. I segnalanti spesso vengono isolati e i colleghi di cui pensavano di potersi fidare potrebbero voltar loro le spalle per proteggere la propria reputazione. Anche se il sistema di denuncia é anonimo, i segnalanti hanno bisogno di coraggio e determinazione per denunciare le irregolarità, esponendo potenzialmente i propri colleghi e l’organizzazione per cui hanno lavorato per molti anni.

Molti paesi europei attualmente garantiscono solo una parziale protezione legale per i segnalanti. Tuttavia, la Direttiva UE sulla denuncia di irregolarità garantisce una maggiore tutela per i segnalanti, sia nel settore pubblico che in quello privato in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

La Direttiva vieta ritorsioni dirette o indirette come licenziamenti, demansionamenti e altre discriminazioni nei confronti di dipendenti ed ex dipendenti e di altre figure quali candidati, persone vicine ai segnalanti e giornalisti. La protezione si applica solo alle segnalazioni di irregolarità relative al diritto comunitario, quali frodi fiscali, riciclaggio o reati in materia di appalti pubblici, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, tutela dell’ambiente, salute pubblica, protezione dei consumatori e dei dati (l’UE incoraggia tuttavia i legislatori nazionali ad estendere questo ambito di applicazione nel diritto nazionale).

Il segnalante può scegliere di segnalare un illecito all’interno dell’azienda o direttamente all’autorità di vigilanza competente. Infatti nel caso in cui la segnalazione non venga presa in carico internamente, o se il segnalante ha motivo di ritenere che il fatto abbia un impatto sull’interesse pubblico, può scegliere di rivolgersi direttamente alle autoritá competenti. In tutti questi casi I segnalanti sono protetti. Gli Stati membri hanno tempo fino a Dicembre 2021 per recepire questa direttiva nell’ambito dell’ordinamento giuridico nazionale.

Quando si possono perseguire gli informatori?

La questione degli informatori che denunciano pubblicamente le irregolarità ha dato il via a un dibattito sulla necessità del segreto governativo contro il diritto del pubblico di sapere. La legge sullo spionaggio degli Stati Uniti, ad esempio, è stata usata in diverse occasioni per accusare i dipendenti federali di aver fatto trapelare informazioni sensibili. In sintesi, le segnalazioni possono in alcuni casi essere illegali, specialmente se le informazioni esposte minacciano la sicurezza nazionale.

In che modo la legislazione sulla protezione dei dati personali è correlata alla denuncia di una fuga di notizie?

A seguito del regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati, i responsabili della funzione di Compliance sono ora tenuti a seguire procedure molto specifiche nel trattamento dei dati personali, in particolare per quanto riguarda le segnalazioni e i segnalatori di irregolarità.

Il regolamento sulla protezione dei Dati (GDPR) ha avuto un impatto diretto sul tema della riservatezza delle segnalazioni. Esso stabilisce che le aziende non possano raccogliere dati personali senza che gli interessati siano informati delle modalità di trattamento dei loro dati. Ciò significa che le aziende sono obbligate a informare le persone coinvolte nelle segnalazioni contro di loro. Se il GDPR venisse interpretato in modo rigoroso, la persona oggetto di segnalazione avrebbe anche il diritto di conoscere il nome dell’informatore. Questo ovviamente comporterebbe la perdita di riservatezza e potrebbe fungere da deterrente per i potenziali informatori, portando ad un conseguente minor numero di segnalazioni.

Per garantire la riservatezza dell’identità degli informatori, le autorità responsabili della protezione dei dati raccomandano l’utilizzo di sistemi di denuncia che consentano di effettuare segnalazioni anonime. Questo garantisce che da un lato la persona oggetto della segnalazione possa essere informata del fatto che l’azienda ha ricevuto una segnalazione che la coinvolge tutelando allo stesso tempo l’identitá del segnalante.

Quali sono le norme etiche di Whistleblowing?

L’etica del whistleblowing può essere vista come una questione spinosa. Il whistleblowing spesso mette in conflitto due valori morali, onestá e lealtà. Infatti fare ciò che è ritenuto giusto, per esempio segnalare un illecito, può a volte entrare in conflitto con la lealtà, che il segnalante potrebbe avere nei confronti di un’azienda per cui ha lavorato per molti anni.

La denuncia può essere interpretata come una violazione della fiducia. Molti whistleblower decidono di denunciare perché attribuiscono maggior valore all’onestá e al fare ciò che ritengono sia giusto rispetto alla lealtà verso l’organizzazione per cui lavorano.

Che un informatore sia visto come un “eroe” o un “traditore” dipende esclusivamente dalle sue intenzioni. Qual é la motivazione che lo spinge? Correggere un torto subito o proteggere l’interesse pubblico? Oppure, il segnalante sta cercando di perseguire un interesse personale o un possibile guadagno?

Un modo per scoraggiare segnalazioni non in linea con il codice etico è quello di offrire nelle organizzazioni un canale interno anonimo per la denuncia delle stesse. Tali sistemi garantendo l’anonimitá dei segnalanti, favoriscono coloro che agiscono in buona fede e che non ambiscono a comparire sui giornali per il solo obiettivo di acquisire notorietá.

Perché il whistleblowing è attualmente sui giornali?

A giugno 2020, Watson.ch ha riferito che in Svizzera l’ufficio governativo di segnalazione di whistleblowing, che ha sede presso il Controllo federale delle finanze (CDF), ha visto aumentare di anno in anno il numero di segnalazioni. È interessante notare come la maggior parte di queste segnalazioni quest’anno provenga da stakholders esterni, come fornitori, appaltatori o beneficiari di sovvenzioni, piuttosto che da dipendenti. In quasi l’80% dei casi le segnalazioni sono state fatte in forma anonima.

In Ottobre, l’Autorità per la condotta finanziaria del Regno Unito (Financial Conduct Authority) ha segnalato un aumento del 61% del numero di segnalazioni presso le società di servizi finanziari. Questo aumento è stato attribuito a una maggiore consapevolezza dei segnalanti, rispetto alle proccedure di segnalazione, alle maggiori tutele garantite agli stessi e alle difficoltá dei dipendenti ad accedere ai canali interni durante la pandemia COVID-19.

Il whistleblowing è diventato un argomento importante durante la attuale pandemia. Il Süddeutsche Zeitung ha riferito nel maggio 2020 che Stephan Kohn, un dipendente del Ministero degli Interni tedesco, aveva pubblicamente etichettato le misure del governo di Corona come un “falso allarme”. Nei confronti di Kohn è stato avviato un procedimento disciplinare, e attualmente si sta verificando se Kohn perseguibile ai sensi di legge.


Source by Redazione


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