Milano: "Di fronte all’escalation di stupri perpetrati soprattutto da stranieri, responsabili del 40 % dei reati, come ha rilevato uno studio del sociologo Marzio Barbagli, questa sentenza appare troppo morbida. Ci saremmo aspettati una decisione più vicina al massimo della pena, ovvero i dieci anni, piuttosto che appiattita sul minimo. Anche perché a commettere il fatto è stato un clandestino, circostanza che è un aggravante come recita il decreto sicurezza, e che dovrebbe far aumentare la pena di un terzo".
Lo dichiara il vice Sindaco Riccardo De Corato a seguito della sentenza di condanna a un egiziano accusato di avere stuprato il 18 aprile scorso una studentessa americana.
"I reati di violenza sessuale - spiega De Corato - sono tra i più barbari. Perché le devastanti conseguenze, fisiche e psicologiche, rimangono attaccate alla pelle delle vittime una vita intera. Giusto dunque, annullare, come ha preannunciato il decreto antistupri, i benefici, come gli arresti domiciliari. Così come è importante prevedere una banca dati del dna, proposta da tempo avanzata dal Comune di Milano, in modo da individuare più facilmente i recidivi. Ma è necessario anche lanciare un segnale con pene più adeguate alla gravità dei fatti. Ecco perché una condanna tarata sul massimo della pena sarebbe stata più giusta".