Roma - Farsi una canna, o una pasticca, anche a 13 anni. In piena notte, tra coetanei, e soprattutto senza alcun rischio «perché tanto non ti becca nessuno». Bere due o tre bottiglie di birra a 12 anni, è cosa facile. Insomma tra i minorenni romani, il messaggio che sembra farsi strada è quello di considerare una “rollata” di marijuana o di hashish, qualche birra più un superalcolico come «soltanto fonte di piacere e senza rischi». Ecco così che ogni fine settimana si riuniscono a decine, età massima 14 anni, tra le stradine di Campo de’ Fiori, su Ponte Sisto. Alcol, canne e ecstasy a gogò. Certo non è una novità , ma quando l’età minima sfiora gli 11, allora la faccenda si complica. E’ il crocevia tra via del Pellegrino e via dei Cappellari ad essere il punto di incontro privilegiato, sotto l’Arco di Santa Margherita, un luogo nascosto, coperto, una sorta di grotta: «qui nessuno ti può vedere e se succede qualcosa hai sempre una doppia via di fuga», ironizzano i ragazzini. Bomber firmati, sneaker, cappellini da baseball i maschi, foulard e borse di lusso le ragazzine. Niente emarginazione, niente famiglie sbandate, niente degrado oltre gli sguardi da piccoli e il cumulo di bottiglie vuote. La sarabanda comincia alle undici e va avanti fino all’una e mezzo, le due. Poche ore prima di entrare a scuola. Il rifornimento di droga, pasticche a fiumi, non è più a piazza del Biscione, storico centro dello spaccio. Ora si trova di tutto su ponte Sisto: spacciatori marocchini, tunisini, nigeriani, ma anche tanti italiani, si radunano sempre al solito posto. Ciascuno ha il suo lampione. «Se ti serve la roba, la trovi buona solo li», raccontano i ragazzini senza alcun timore. «Se tiri sul prezzo te la porti via a buon mercato». Ogni gruppo (i pusher) è composto da quattro, cinque persone. Sotto i capi ci sono una moltitudine di gregari incaricati di compiti differenti: ci sono le sentinelle che devono avvistare poliziotti, carabinieri o vigili; c’è chi deve organizzare una sorta di check point ai due lati del ponte per fermare con qualche scusa chiunque possa disturbare lo spaccio. C’è chi prende il primo contatto con i baby-acquirenti, una volta stabilito il prezzo entra in scena il capo, che contemporaneamente manda un suo “cavallo” a recuperare la merce, spesso nascosta sulle ruote delle macchine parcheggiate giorno e notte sul Lungotevere, già divisa in dosi «così se fanno dei controlli addosso non ti trovano nulla». Ma di controlli, attorno a questa piazza di spaccio a cielo aperto, non se ne vedono. Le volanti parcheggiate a piazza Trilussa, con vista sul ponte, spaventano solo i venditori abusivi di borse e cinture. «Per non chiedere soldi ai genitori - racconta Leonardo, 13 anni - qualcuno a turno si procura la roba a un certo prezzo e la rivende a un prezzo un po’ più alto agli amici o a ragazzi stranieri fuori dai locali del centro. Fa comodo a chi vende perché ha la roba per sè più qualche soldo, e a chi compra che non deve venire dagli spacciatori». Ma i genitori, cosa dicono ai figli ragazzini che tornano a casa alle due di notte, anche strafatti. «Ho detto ai miei che dormo a casa di una mia amica con altre compagne di scuola, senza dirgli che i genitori non ci sono a casa e che a controllarci c’è solo il fratello di sedici anni», raccontano alcune ragazze del gruppo dell’Arco di Santa Margherita. «Io ho detto che c’era una festa a casa di Marco, un mio amico che abita in centro e che poi mi riaccompagna il papà di un altro ragazzo». «Scuse o non scuse, in tanti anni che lavoro qui a Campo de’ Fiori - racconta il proprietario di un bar - finora non avevo mai visto ragazzi così piccoli in giro così tardi e ridotti così. Ma la cosa sconvolgente è che non interviene nessuno». (Bollettino d'informazione 33 / 2008 di Forza Nuova)
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