Condanna definitiva per Mario C. un marito di Torino che “umiliava” e “vessava” la moglie Mirca costringendola quotidianamente a pulire il pavimento in ginocchio.
Nulla di fatto per Mario C. che ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la prova della colpevolezza per maltrattamenti nei confronti della moglie era stata dedotta “dal mero fatto dell’abbandono del domicilio domestico” da parte della stessa donna che, esasperata, era uscita di casa senza neppure vestirsi completamente e senza portare con sè denaro .
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione confermando la condanna per maltrattamenti in famiglia inflitta dalla Corte d'appello di Torino a un marito violento.
La donna esasperata dalle continue richieste del marito di pulire casa, Mirca S. se n'era andata di casa con il figlio minorenne Alessandro ed era tornata dai genitori denunciando il consorte per maltrattamenti. Mario C. aveva già con sentenza del 2005 una condanna a suo carico, pena ritenuta di giustizia per il reato di maltrattamenti nei confronti della moglie. La condanna si è estesa anche per i 14 mesi di cui ha omesso la sussistenza ai mezzi primari verso il figlio minorenne.
La Suprema Corte ha respinto la protesta avanzata dalla difesa dell’uomo, sottolineando come il giudice di merito nel condannare per maltrattamenti il marito ha “valutato come sintomatico dello stato di esasperazione in cui la donna versava dopo l’ennesimo litigio con il marito”, il fatto che “la umiliava e la vessava in tutti i modi, giungendo ad imporle di pulire il pavimento in ginocchio come punizione dell’insufficiente cura che secondo lui la donna dedicava ai lavori domestici”. Mario C. dovrà inoltre versare 2.500 euro, la somma che la consorte ha dovuto pagare per il processo in Cassazione.
FONTE: Adnkronos / WEB
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