ROMA: Una palazzina alla periferia sud-orientale di Roma. Da qui ieri intorno alle 23 di sera parte una telefonata al 118: venite, una donna sta male. Non è facile per gli operatori del 118 capire di quale appartamento si tratti: un'intera comunità di immigrati provenienti dall’Africa vive in queste case fatiscenti. Infine qualcuno indica un piccolo appartamento. Dentro una donna sola, accusa dolori, perde sangue. La dottoressa che la visita al Policlinico Casilino non ha dubbi: quella donna nigeriana di 29 anni ha appena partorito e l’emorragia che l’affligge nè è la prova. Quando però le chiede dove sia il bambino, la ragazza dice di non saperne nulla: nessun parto, nessun bambino.
La chiamata alla squadra mobile è d'obbligo. Gli agenti di polizia vanno in ospedale, e da lì, insieme alla donna che ha firmato per lasciare il reparto, raggiungono la casa di via dei Giardinetti. Dentro è tutto in ordine, tranne un body e uno straccio macchiato di sangue. Nell’appartamento ci sono due ragazzi nigeriani. Anche loro sostengono di non saperne nulla. Altri casi di cronaca, però insegnano che spesso il frutto di questi drammi non è lontano. E così quasi a colpo sicuro gli agenti della mobile vanno a vedere nei cassonetti della via. Dietro uno di questi, in una busta di un supermercato il corpo ormai senza vita di un neonato. La ragazza continua a negare disperatamente. Ha il permesso di soggiorno ma nessuno sa che lavoro faccia.
l’arrestano con l’accusa di infanticidio e la riportano in ospedale, piantonata. È il terzo caso in pochi giorni: Acerra, Savignano, Roma. Storie simili di vita disperata. (TG5)
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