UN PICCOLO GRANDE scandalo nazionale, anzi internazionale.
Cosa succederà dopo la privatizzazione di viale Mazzini nessuno lo sa, ma di sicuro le "prove tecniche" avviate con RAI International hanno dato risultati disastrosi: un canale abbandonato a se stesso dal direttore padrone Massimo Magliaro, ex delfino di Giorgio Almirante in quota Alleanza Nazionale, una redazione che si sente umiliata e messa ai margini da un plotone di col-laboratori (e collaboratrici), una programmazione criticata dagli stessi italiani all’estero, un braccio di ferro che vede coinvolti sindacati, avvocati e tribunali del lavoro.
Qualche giorno fa il senatore Ds Esterino Montino, membro della Commissione Vigilanza, ha cercato di denunciare la situazione in un'interrogazione parlamentare, ma le acque ancora non si muovono.
La situazione è descritta da Maria Lucente, membro del C.d.R. di RAI International, decisa a far venire allo scoperto una situazione insostenibile. Fuil famoso C.d.A. smart della RAI di Baldassarre a decidere di dare vita a un’operazione di societarizzazione di Rai International, che fornisce servizi per gli italiani all’estero quasi completamente sovvenzionati dalla presidenza del Consiglio, quindi la quintessenza del servizio pubblico.
Magliaro arriva alla direzione nel ’99 e di fatto, fin dall’inizio, fa passare in secondo piano l’informazione a fronte di un crescente numero di programmi di dubbio gusto, con supporti esterni ampiamente utilizzati, collaborazioni profumatamente pagate dall’esterno, giornalisti che sono puri operatori di desk e programmisti-registi che fanno spesso lavoro da inviati.
Soprattutto Magliaro aumenta progressivamente il numero di contratti precari a tempo determinato, che oggi sono 50 a fronte di una redazione di interni di 34, con l’effetto di creare rapporti personali di gratitudine.
Certo, un rapporto totalmente sbilanciato e una forma di ricattabilità ? nei confronti dei colleghi.
Dopo l’ennesima sfiducia dell’assemblea di redazione, Magliaro fece una una "captatio benevolentiae" esplicita, imponendo di sottoscrivere la fiducia nel suo lavoro a 145 dipendenti, molti dei quali in un certo senso costretti.
E in tutto questo, il processo di societarizzazione che c'entra? «C'entra eccome, perché Magliaro è diventato amministratore delegato di questa società , che per altro è ancora una scatola vuota, e rimanda la soluzione di qualsiasi problema, anche quelli di organico più basilari, a tempo indeterminato, attendendo che questo processo sia compiuto».
Ultimamente si è anche vociferato sulla presenza di avvenenti collaboratrici legate in qualche modo al direttore. «Basta girare per i corridoi: c’è tutta una serie di ragazze, per lo più straniere. I giornalisti che sono messi in condizione di lavorare sono pochi, male organizzati e umiliati costantemente dalla "squinzia" di turno che va a fare, al seguito di Magliaro, l’inviata. Avendo diverse giornaliste, ma soprattutto traduttrici specie dell’est, c’è un via vai di queste signorine. Ci sono state denunce molto circostanziate da parte del sindacato Snater, su cui Magliaro ha annunciato più volte una querela che non ha mai fatto».
Il senatore Montino, nella sua interrogazione parla di "tre vicedirettori, legittimamente assunti e di fatto «Magliaro - spiega Maria Lucente - ha due vice direttori inesistenti. Uno, Sandro Marcucci, è stato esautorato dalle sue competenze e adesso gli ha fatto causa per mobbing, e l’altro, Carlo Brienza, nessuno lo ha mai visto.
Avevano anche provato a mettergli accanto un condirettore giornalista, Sandro Testiveniente proveniente da Isoradio, che è stato esautorato del suo compito nel giro di due-tre mesi». Ma non solo:«Il ruolo di reale vicedirettore viente svolto dalla segreteria personale del direttore, Fiammetta Gianni, che assomma in sè tutte le competenze della segreteria di redazione, che a Rai International non c’è. Con una congestione che rende tutto ingestibile». Ma avete provato a incrociare le braccia? «Certo, ma il canale non ha visibilità in Italia e se facciamo uno sciopero, se ne accorgono in Africa. Di fatto, non facciamo danno a nessuno»
Francesco Lener
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