MILANO - Brevissima apparizione di Silvio Berlusconi, questa mattina, nell’aula del tribunale milanese in cui si celebra il processo Sme.
Presente in veste di imputato, il presidente del Consiglio avrebbe dovuto rilasciare dichiarazioni spontanee sulla vicenda, che lo vede accusato di concorso in corruzione di atti giudiziari; ma un problema perocedurale ha spinto il premier ad andarsene: "Ma tornerò - ha detto, uscendo, ai cronisti - per spiegare quella che in quella vicenda io ho evitato la spoliazione dello Stato, merito la medaglia d'oro". Aggiungendo anche una sorta di breve arringa sull’altro imputato eccellente, Cesare Previti: "È giudiziariamente un perseguitato. Resta valido nei suoi confronti il fumus persecutionis sancito dal Parlamento".
Un colpo di scena, quello dell’intoppo tecnico e del conseguente abbandono dell’aula, che ha stupito le tante persone presenti (la sala era gremita). Ma facciamo un passo indietro. Erano poco dopo le 9,30 del mattino, quando Berlusconi è salito al terzo piano del tribunale, dove è in corso il dibattimento, accompagnato da uno dei suo legali, Nicolò Ghedini, e dal sottosegretario di Palazzo Chigi Paolo Bonaiuti. Il premier si è seduto nel primo banco, dopo aver stretto la mano al cancelliere d'udienza. Nell’aula, affollatissima, è poi giunto l’altro suo difensore, Gaetano Pecorella (esponente di Forza Italia e presidente della commissione Giustizia della Camera), che ha preso il posto accanto.
Berlusconi è arrivato direttamente dalla sua residenza di Arcore, dove aveva fatto rientro la scorsa notte. Poco dopo è giunto anche uno dei grandi accusatori del presidente del Consiglio e di Previti: il pm Gherardo Colombo. Il Tribunale, presieduto da Luisa Ponti, ha cominciato l’udienza qualche secondo dopo le 10.
Un'udienza che si è rivelata brevissima. In aula, infatti, mancavano gli avvocati di due imputati; e allora il collegio è stato costretto a cercare un difensore d'ufficio. A questo punto, Pecorella ha dichiarato che Berlusconi doveva presiedere il Consiglio del ministri e che quindi, entro pochi minuti, sarebbe stato costretto ad andarsene. E così, effettivamente, è stato.
"Cercherò di tornare - ha commentato il presidente del Consiglio - oggi intendevo riferire la mia versione dei fatti e le mie osservazioni su come questo processo e l’intera inchiesta sono stati condotti". E ancora: "Ritenevo e ritengo che dovrebbe
essere riconosciuto al cittadino Berlusconi il merito per aver evitato una spoliazione del patrimonio dello Stato. Mi aspettavo una medaglia d'oro al valore civile per aver fatto guadagnare cinque volte tanto lo Stato nella vendita della Sme".
E, sollecitato dalle domande, ha dato il suo parere sulla vicenda Previti: "Mi sembra che quello che ha decretato il Parlamento si sia confermato: un fumus persecutionis, su cui c’è stato un voto dell’istituzione a cui il popolo conferisce la sovranità , il Parlamento. Quindi mi sembra non si possa negare questo fatto: che Previti sia oggetto di una persecuzione, confermato da un voto del Parlamento italiano".
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