Il prezzo dei carburanti non accenna a diminuire. Siamo a livello dello scorso anno. Eppure una novità c’è. l’euro in recupero rispetto a un anno fa del 15% nel cambio con il dollaro, cioè con la moneta utilizzata nei contratti petroliferi. Un progresso che per noi, in teoria, dovrebbe tradursi in maggiore potere d'acquisto. Ma non è così. l’anno scorso, 18 luglio, il petrolio costava 24 dollari e mezzo al barile, l’euro valeva 86 centesimi di dollaro e la benzina verde costava un euro e cinque centesimi. Un anno dopo, oggi: il greggio costa un pochino di più, 26 dollari e 23 centesimi.
l’euro è sopra la parità con il dollaro, mentre la verde non si sposta, come un anno fa, solo qualche millesimo in meno: 1,0520. Siamo primi nella classifica europea del caro-carburanti. Le associazioni dei consumatori chiedono ai petrolieri di restituire quello che considerano un indebito guadagno, stimato in un miliardo e mezzo di euro, e cioè 3.000 miliardi di lire ma anche di ristrutturare la rete di distribuzione (con conseguenti ulteriori risparmi per gli automobilisti di 2 miliardi di euro, 4.000 miliardi di lire all’anno).
Per fare pressione sulle compagnie i consumatori segnalano agli automobilisti la lista dei cattivi: tre compagnie che praticano prezzi massimi, compagnie da evitare a tutti i costi nei due giorni caldi del prossimo esodo vacanziero, 31 luglio, 1 agosto, insomma, da boicottare. In realtà il calcolo delle associazioni dei consumatori non considera che quasi il 70% del prezzo della benzina è composto da tasse: i petrolieri si difendono sostenendo che le riduzioni di prezzo dipendenti dal calo del dollaro possono condizionare solo i costi industriali, e cioè il 30% del prezzo.
E su quello - dicono - noi abbiamo già fatto ribassi del 17%, superiori cioè, al recupero, alla rivalutazione della moneta unica europea rispetto al dollaro. Chi ha ragione?
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