Napoli, poliziotti in rivolta per l’arresto dei colleghi

Il provvedimento a carico di 2 funzionari e 6 agenti per i presunti abusi al Global Forum del marzo 2001 Una catena umana di protesta davanti alla Questura solo dopo la mezzanotte il trasferimento ai domicialiri

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NAPOLI - Ordini d'arresto contro otto poliziotti - tra cui il vicequestore Carlo Solimene e il commissario capo Fabio Ciccimarra - per i presunti abusi compiuti il 17 marzo 2001 contro i manifestanti del Global Forum. E nella Questura del capoluogo campano scoppia la rivolta dei colleghi: un centinaio di agenti si ribella, rifiuta l’ordine di custodia (ai domiciliari) emessa dalla Procura partenopea, forma una catena umana davanti alla sede di via Medina per impedire l’esecuzione dei provvedimenti cautelari. Una decisione senza precedenti, con uomini appartenenti alle forze dell’ordine che si mettono in aperto conflitto con una decisione della magistratura. Impedendone fisicamente l’esecuzione. Un braccio di ferro che dura sino oltre la mezzanotte, quando gli otto poliziotti vengono trasferiti ai domiciliari. In realtà le ordinanze di custodia cautelare eseguite sono sette, uno dei destinatari si trova in viaggio di nozze negli Stati Uniti. I sette sono stati fatti uscire con grande discrezione da un'uscita laterale, quando la maggioranza dei colleghi se n'è resa conto la tensione ha cominciato a diminuire.

l’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Isabella Iaselli, su richiesta del pool coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Mancuso. Le accuse sono quelle di sequestro di persona, violenza privata, lesioni personali e - secondo il legale di uno degli arrestati - perfino violenza sessuale (un "tentativo di sodomizzare" un ragazzo, come si legge negli atti). Secondo i pm incaricati delle indagini, quel giorno di marzo 2001 i giovani - che dopo gli scontri con le forze dell’ordine erano andati negli ospedali cittadini per farsi medicare - furono prelevati con la forza e condotti alla caserma Raniero, "senza alcuna valida giustificazione - scrive il procuratore Agostino Cordova - e lì sottoposti a gravi forme di maltrattamenti, ingiustificate perquisizioni personali e a gratuite mortificazioni".Tra i motivi dell’arresto, secondo quanto è trapelato, anche i rischi di inquinamento delle prove.

"I fatti in oggetto - scrive ancora Cordova - non minano la fiducia di questo Ufficio nei confronti del personale di polizia in generale e di quello in servizio presso la Questura di Napoli in particolare".

E infatti, subito dopo gli scontri, la Procura della Repubblica di Napoli aprì un'indagine, sia sui comportamenti illegali da parte di alcune frange del corteo (con lancio di sanpietrini, rottura di vetrina, lancio di molotov e detenzione di armi improprie), sia per le denunce presentate da alcuni manifestanti per i maltrattamenti in caserma. Poi per questa seconda indagine fu stralciata, proprio nell’ipotesi che emergessero responsabilità dei poliziotti. Ad arricchire questo filone d'inchiesta, anche filmati delle televisioni e le proteste di pacifici cittadini che avevano partecipato al corteo.

Sugli incidenti la Rete No Global della Campania rese pubblica una sorta di libro bianco, con testimonianze e foto. Nel luglio successivo, a Genova, identici pestaggi furono denunciati dai manifestanti presenti al G8 di Genova, avvenuti nell’ormai famigerata caserma Bolzaneto; e Ciccimarra, uno degli arrestati di Napoli, risulta indagato anche nell’inchiesta genovese.