Pescara: Uccisa Tre Volte, quando la dignità non trova confini e, il rispetto viene meno con la violazione della privacy oltre la morte. Casi come questo sono su tutti i giornali del mondo e, la redazione Ladysilvia di certo non resta muta, o indifferente a tali casi. Violare la privacy sembra sia un vizio, mostrato ancora una volta nei confronti della giovane 38 enne di Pescara, se fosse stato un politico o un colosso editoriale o della comunicazione probabilmente avrebbero costruito la notizia attorno alla famiglia della vittima, o avrebbero elogiato e, amplificato il grado lavorativo della vittima. Ma in questo caso i Media pur di fare notizia «il così detto scoop», infrange la privacy, e quindi non gli basta apropriarsi illegalmente di marchi e brevetti, pur di commercializzare le proprie monografie, adesso oltraggiamo e sfreggiamo anche coloro che “vista la società soffocante e colma di pregiudizi” sono costretti a nascondersi o a fare lavori meno dignitosi come è il caso della ex Escort Manuela Di Cesare, uccisa da due assassini lo scorso 22 aprile. Basterebbe veramente poco, per essere migliori. come? basta volerlo.. è già il primo passo è fatto. Seguo con la rassegna web relativamente alla vicenda della povera Manuela Di Cesare, che ormai trapassata, non ha più di che soffrire.. i Veri esiliati siamo noi. Ancora qui a dovere sentire e, subire tutte queste ingiustizie gratuite. Su tale vicenda alza la voce con un comunicato stampa crisalide-azionetrans, che giustamente vuole far valere i diritti di Manuela, « pensate se avessimo parlato male di un diversamente abile.. o di un ragazzo di colore, gli anni passano ma le menti aberrate e presuntuose restano » Questa la vicenda da:crisalide-azionetrans NON VOGLIAMO PIU’ MARTIRI E CADAVERI STRAZIATI NELLA LORO MEMORIA

un fotogramma di ManuelaLa notizia sembra scaturire, di nuovo, da uno di quegli articoli di cronaca nero/rosa: un' altra Trans uccisa! Come a dire: “per fortuna non hanno ammazzato una persona”. Non possiamo più tollerare che il brutale assassinio di una ragazza, diventi una notizia da rotocalco, facendo scempio della sua vita privata, e anche della sua morte. Emanuela, per gli amici Manuela - questo l’unico nome sui suoi documenti - è in credito con tutti e tutte noi, con uno Stato che non ha saputo difenderla, da leggi che non hanno saputo tutelarla nel suo percorso di transizione, disposta a vendere il suo corpo (un rene) per veder realizzato quello che non dovrebbe essere un sogno, ma una realtà dovuta, come dovuto doveva essere il rispetto nei confronti di qualsiasi altra ragazza. Manuela era a tutti gli effetti di legge una donna: l’intervento di rettificazione sessuale le aveva dato questa opportunità grazie alla pur vecchia legge 164/82. Non ci sono esserci scusanti nei confronti di articoli apparsi su alcuni giornali in cui si parla del suo omicidio chiamandola “il trans” e persino rivelando un nome (maschile) che non era più parte della sua vita e dei suoi documenti da anni e che la legge prevede debba essere ben protetto dalla sua diffusione pubblica. Un nome inutile per la cronaca ma perfetto per sfregiarne il ricordo quasi a voler dire che neppure la legge scritta nei pochissimi diritti che ci concede, debba avere valore per noi. Infrangerla, se il soggetto è una donna ex transessuale, sembra quasi essere un “dovere di cronaca”, quando invece è reato. Non siamo piu disposti a tollerare altri odiosi scempi, ignoranza da parte dei media su tali argomenti, ricorreremo alla denuncia pubblica, al garante della privacy ed a quello delle telecomunicazioni e vi sarà un’ interrogazione parlamentare che chiederà ragione almeno di quei pochi diritti sanciti di legge. Chiediamo a tutte quelle persone che si ritengono offese, dalla assoluta mancanza di rispetto di una persona morta ammazzata, di unirsi a noi nella difesa della vita e della morte di tutte quelle persone che sono considerate "non persone", chiediamo che ogni frase ed ogni gesto discriminatorio e lesivo della dignità delle persone con diverso orientamento sessuale e identità di genere, siano finalmente puniti. Nel più ignobile silenzio ad un assassinio fisico, si consente il perpetuarsi dell’accanimento su cadaveri ancora caldi, infangandone non tanto il ricordo, quanto la verità legittima e legale. La morte di Manuela non può e non deve essere inutile, non vogliamo solo giustizia con l’arresto di chi ha commesso un omicidio così brutale, vogliamo giustizia sociale, le istituzioni non possono più permettere stragi razziali, omofobiche e transfobiche. Vogliamo ascolto almeno quanto è concesso a chi sui “mà rtiri” ha costruito una fede, perché noi, al contrario, di martiri e martiri non ne vogliamo più. Genova 24 aprile 2007 -Fabianna Tozzi - presidente nazionale
LETTERA APERTA DI MIRELLA IZZO AD EMANUELA DI CESARE (Estratto), cara Emanuela, ti hanno uccisa tre volte Cara Emanuela, non bastava l’uomo che ti ha fracassato il volto mentre gli preparavi il caffè per essere sufficientemente punita dalla vita a soli a 38 anni. Questa sfortuna, quella di essere vittima di un omicidio, ma di essere almeno rispettata nella memoria, non era cosa per te. È un diritto per gli altri e le altre. Per i "gentili", come San Paolo chiamava i "non cristiani" in un periodo in cui esserlo era pericoloso come lo è oggi essere o essere state transgender. Come lo è far parte di una minoranza fastidiosa per lo "status quo", del moralismo corrente. Sei stata uccisa la seconda volta dal tuo assassino che spero verrà presto catturato e consegnato alla giustizia. Si, la seconda volta, perché la prima sei stata già uccisa nella tua dignità che ti ha costretta a vivere di prostituzione quando non ne potevi più. Quando ti sei iscritta a Crisalide con tanta voglia di "volontariato" ma con un problema gigante che ti impediva di farlo come volevi. Il problema del lavoro. Ci hai chiesto di aiutarti ad uscire dalla prostituzione. Forse se fossi stata a Milano chissà .. Ma vivevi in provincia.. e non ce l’abbiamo fatta ad aiutarti. E, diciamolo, il dovere di favorire le "pari opportunità " per le minoranze discriminate è dello Stato, del governo, come stabilito dalla Corte di Giustizia Europea per noi transgender o ex tali. Ciononostante, col senno del poi, mi viene da pensare se non abbiamo fatto abbastanza, se non avremmo dovuto fare di più, se, da oggi in poi, non dovremo temere, ogni volta che una ragazza come te ci chiederà di uscire dalla prostituzione, che il non riuscirci potrebbe avere come conseguenza un prezzo impossibile da accettare: la morte. Potrebbe bastare, mi sembra, essere stata uccisa due volte. E invece non basta. Ci voleva una terza volta, ed è accaduto non appena hanno scoperto il tuo corpo esanime. Per la pur fatiscente legge 164/82 che tratta il cosiddetto "cambio di sesso" tu sei diventata donna a tutti gli effetti per lo Stato Italiano dal giorno in cui il tribunale ha emesso la sentenza di cui all’articolo 5 del dispositivo di legge. Successive norme di applicazione, relative al diritto alla privacy, hanno determinato che i dati della tua transizione, il tuo precedente sesso, il tuo precedente nome, debbano scomparire da tutti i documenti con le eccezioni del Casellario Giudiziario e del Certificato Integrale di Nascita, due documenti richiedibili solo dalla persona stessa e dalle autorità giudiziarie e civili. Nessun altro deve sapere: neppure i giornali. Si chiama "privacy". Quella privacy che per noi transgender non è mai entrata in vigore. Mai per chi non sente o non può operarsi ai genitali ed è costretto/a a vivere per sempre con documenti difformi dal proprio aspetto, dal proprio ruolo di genere assunto in società , dalla propria verità interiore. Troppo spesso anche per chi, come te, almeno in teoria, dovrebbe essere protetta dalla legge. Per lo Stato Italiano, quindi per tutti, nessuno escluso, tu sei una donna. Puoi dichiarare che sei un ex uomo o non farlo. Tu hai scelto di farlo perché - costretta al mercato della prostituzione - il dirlo, è un modo per pubblicizzare il proprio lavoro presso clienti in cerca dello "strano", della "cosa esotica". Si, cosa, una cosa. Lo hai anche scritto: "ex uomo". l’italiano è chiaro... "ex" ovvero "fu", si parla di passato. Perchè ora sei donna e tutti i cittadini italiani avevano ed hanno il dovere di trattarti come tale. Ma io lo so cara, che tu non sei stupita, che ti saresti immaginata tutto questo e ancora di più.. Sapevi come funziona questo mondo infame che morirà di ipocrisia ancor prima che di inquinamento ambientale.. Dovevano ucciderti una terza volta. (
#aperta" target="_page">segue sul sito clicca qui per leggere). Mirella Izzo .. presidente onoraria Crisalide AzioneTrans onlus
http://www.crisalide-azionetrans.it il 26 Aprile si è tenuta la cerimonia funebre, dove erano presenti amici, le due sorelle e il fratello si sono ritrovati il 26 Aprile scorso nella mattinata presso la chiesa di Santa Chiara dove si sono svolti i funerali di Manuela Di Cesare. La salma è stata trasferita poi nel cimitero della frazione di Piè La Villa del comune di Tornimparte, dove è stata tumulata. Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco, Antonio Tarquini, che ha ricordato la figura di Emanuela come persona gentile, corretta ed espansiva che era stata vista in paese qualche giorno prima di essere uccisa.
Sono due gli assassini di Manuela. Due sono anche i sospettati dell’omicidio a luci rosse. Hanno agito indisturbati per almeno 1 ora dopo il delitto, cercando di cancellare tutte le tracce. Uno di questi è rimasto sotto torchio per tre ore, martedì notte, in questura a Pescara. E’ un vigile del fuoco che, però, ha dimostrato di avere un alibi di ferro per l’ora del delitto di via Monti Ernici: le 17 di sabato 21 aprile. Così è potuto tornare a casa. Ma al termine dell’interrogatorio, la polizia ha sequestrato un’ascia, del tipo in dotazione ai vigili del fuoco e la scientifica si è riaffacciata nell’appartamento del delitto. Era notte fonda. La ricostruzione dell’ERT Sei colpi sferrati con ferocia alla testa della povera Manuela . Il colpo mortale è stato quello che ha raggiunto la vittima alla tempia destra. Le ultime indagini della scientifica e degli uomini dell’Ert (esperti ricerca tracce, gli stessi che indagarono nel covo di Bernardo Provenzano) dimostrano che gli autori del delitto sono rimasti per oltre un’ora accanto al corpo di Manuela Di Cesare. E che la ragazza non era ancora morta dopo il sesto fendente alla testa. E’ rimasta sul divano. Chi l’ha uccisa le ha messo un cuscino sul volto ed ha acceso la tv solo per non fare sentire la voce di lei agonizzante. chi ha ucciso Manuela ha cancellato le impronte digitali e poi ha lavato le macchie di sangue e di altro liquido biologico che non era della vittima. E’ l’ultima scoperta fatta dalla polizia che ora fa parlare di un possibile esame del Dna. Al computer portatile e ai due telefonini della vittima, scomparsi dal luogo dell’omicidio, si è aggiunto in queste ultime ore anche una webcam con cui Manuela avrebbe inserito le riprese a luci rosse sul suo sito www.tuamanu.com (in queste ore oscurato) «Un rene in vendita per operarmi». A tanto si era spinta Manuela Di Cesare per completare la sua sessualità . Ultima di quattro figli, viveva con il padre pensionato. E l’unica fonte di sostentamento era proprio la pensione dell’anziano genitore: due milioni e 700 mila lire al mese dell’epoca (circa 1.400 euro) che di certo non potevano bastare per completare la sua rinascita. Sempre all’Ansa la Di Cesare raccontò che tra perizie, carte bollate ed avvocati aveva già speso una decina di milioni per ottenere la sentenza che l’autorizzava all’ intervento. Manuela era già nota ai Media, e raccontò che per diversi anni ha dovuto sostenere Spese su spese che portarono ad una scelta quasi obbligata: la prostituzione. Segue la Vicenda, Un vigile del fuoco e un giovane straniero residente nello stesso palazzo della vittima entrano nell’inchiesta sull’omicidio a luci rosse nel residence di via Monti Ernici 21. Non sono indagati, ma gli investigatori hanno accertato che sono i contatti più assidui di Emanuela Di Cesare, Manuela per gli amici. I due reparti speciali della scientifica devono anche stabilire perché l’assassino, prima di lasciare l’abitazione di Manuela e, di chiudersi la porta a chiave, abbia aperto in cucina i due fornelli del gas, dove c’era anche una macchinetta del caffè, mettendo a rischio i condomini di un residence formato da ben 60 appartamenti. La doppia vita di Manuela Di Cesare era gelosamente custodita in quel personal computer che l’assassino ha portato via nella giornata di sabato, dopo averla colpita con forza alla testa. Tra le centinaia di email che riceveva, probabilmente ci sono anche le lettere per posta elettronica scritte dal suo assassino e, magari anche qualche immagine pornografica registrata con la webcam. «Orkidea 69» era lo pseudonimo identificativo utilizzato da Manuela per il suo indirizzo email. Manuela di anni 38, è stato brutalmente uccisa nella notte tra sabato e domenica nella sua abitazione del quartiere Colli. Manuela Di Cesare, è stata trovata seminuda sul divano, con il cranio fracassato e la testa coperta da un cuscino. A lanciare l’allarme erano stati i vicini, insospettiti dalla puzza di gas che veniva dalla casa della donna. A lasciare i rubinetti dei fornelli aperti era stato l’assassino, quasi certamente con l’intento di cancellare tutte le tracce grazie a un’esplosione, che avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza della palazzina di cinque piani dove viveva Manuela. Per cercare di fare maggiore luce sul delitto sono intervenuti gli Esperti ricerca tracce (Ert) della polizia, una squadra specializzata delle forze dell’ordine che possiede mezzi tecnici più avanzati di quelli della stessa polizia scientifica. FONTE: www.delittiimperfetti.com