MILANO - Tre lettere postali sono esplose in due diversi punti del salone di smistamento del centro Meccanizzato delle Poste milanesi a Peschiera Borromeo. Le buste "esplosive" sono state recapitate nello stesso centro a tre ore di distanza l’una dall’altra e, oltre al panico e all’allarme provocato tra gli impiegati, per fortuna non hanno provocato feriti. Gli episodi sono stati però sufficienti a resuscitare il timore dei pacchi-bomba del 1998 quando anche a Milano ne fu trovato uno destinato a un consigliere di Prc.
Pare che dietro le "spedizioni" ci siano dei presunti autonomisti sardi, almeno a giudicare dalle scritte trovate sulle buste "Terra ai sardi", la "Sardegna ai sardi", scritte un po’ in italiano e un po’ in dialetto.
La prima delle buste è scoppiata e ha preso fuoco intorno alle 17: si trattava di una busta color cartone piuttosto voluminosa, una specie di pacchetto di 20 centimetri per 20 contenente un libro (un romanzo di Gabriele D'Annunzio, "Forse che sì, forse che no" in edizione economica), svuotato delle pagine e riempito con un rudimentale congegno di polvere pirica e una batteria da 9 volts. Quando un impiegato l’ha battuta con una sorta di martelletto per timbrarla si è levata una fiammata. Per fortuna, l’operatore non era così vicino alla busta da esserne investito: è rimasto soltanto choccato, mentre i colleghi provvedevano a spegnere il principio di incendio e a chiamare i carabinieri.
Gli investigatori, coi residui dell’ordigno (dei fili, una piastrina, la batteria) hanno recuperato una sorta di rivendicazione: in un cilindro, come a preservarlo dalle conseguenze dello scoppio, c'era un foglietto con delle frasi scritte in italiano e in dialetto sardo dove, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, si parla appunto di "Terra ai sardi". La Sardegna sarebbe stata anche la destinazione del plico mentre il mittente dovrebbe essere il nome di una società .
E andavano sicuramente in Sardegna, per la precisione a Cagliari, anche le altre due buste, scoppiate poco prima delle 20, in un altro reparto dello stesso centro, quello dove si smista manualmente la posta prioritaria. c’è sicurezza sulla destinazione perché la busta è "scoppiata" proprio mentre veniva riposta in un sacco destinato a Cagliari, dove già era finita probabilmente una busta "sorella". Su questo secondo episodio non si conoscono al momento altri particolari. Anche in questo caso, comunque, paura ma nessuna conseguenza per le persone. Intanto il Centro Meccanizzato è stato ispezionato dai carabinieri del nucleo antisabotaggio, alla ricerca di altre lettere esplosive.
Negli uffici, i più grandi in Italia per lo smistamento meccanizzato della corrispondenza e da dove passano il 40% di tutte le lettere spedite o ricevute in Italia, lavorano 1200 dipendenti. Per ogni turno tra i 100 e i 150 addetti. E non sono mancate le polemiche sulla sicurezza.
"Sono anni che denunciamo carenze - dice Giovanni Pulvirenti dei Cobas Pt-Cub poste - la corrispondenza viene portata qui prelevandola direttamente dalle buche, senza alcun filtro. Le buche della posta sono come le discariche, la gente ci infila di tutto, dalle siringhe ai preservativi, purtroppo come abbiamo visto anche in passato, si possono usare anche per spedire ordigni". Secondo lo stesso sindacalista tra le attrezzature presenti al centro di Peschiera Borromeo c’è anche uno speciale tunnel radiogeno che sarebbe in grado di ispezionare l’interno della corrispondenza per scoprire la presenza di oggetti pericolosi. Sembra però che venga usato solo per i casi sospetti e per corrispondenza verso particolari destinazioni. Per esempio, dopo l’11 settembre, per gli Usa, già prima per Israele.
"In ogni caso - conclude il sindacalista - quel sacchetto di posta prioritaria diretto a Cagliari conteneva almeno due ordigni incendiari. Tremiamo al pensiero che al termine della lavorazione era destinato ad essere imbarcato nella stiva di un aereo".
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