ROMA Sciopero riuscito, al di là di ogni previsione. Per l’Anm, oltre l’80% dei magistrati ha aderito alla protesta, per il ministro di Giustizia, Roberto Castelli, poco più del 68%. La guerra dei numeri, che c’è stata e ci sarà ancora, questa volta si contende soltanto uno spicchio di poco più di ottocento magistrati, nel ’91, l’ultimo sciopero, per l’Anm vi partecipò il 75% delle toghe, il 45% per via Arenula.
Ma al di là dei numeri, è evidente che il dialogo auspicato dal Capo dello Stato, riprenderà . E’ questo l’auspicio sottolineato ieri dal presidente dell’Anm, Edmondo Bruti Liberati, che in conferenza stampa ha sostenuto: «Anche se non mi piace questo termine, lo sciopero è stato un successo. Noi continueremo a proporre le ragioni che stanno alla base del malessere, del disagio, dei magistrati. Ringraziamo il presidente della commissione Giustizia del Senato, Caruso, che ci ha convocati per martedì mattina.
E in quella sede ribadiremo che noi siamo per una giustizia più rapida, più moderna, più efficiente e che il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario». Da Bolzano a Catania, lo sciopero è stato massiccio. E in gran parte delle sedi dei distretti giudiziari si sono svolte affollate assemblee aperte ai cittadini (in serata si sono ripetuti i girotondi a Roma e a Milano). Sui numeri della protesta, naturalmente, le cifre fornite dall’Anm e dal ministero di Giustizia divergono.
Soprattutto sull’adesione allo sciopero in Cassazione. Sempre Bruti Liberati, forse prevedendo ciò che avrebbe detto il Guardasigilli Castelli in conferenza stampa, ha tenuto a precisare: «Quello che emerge chiaramente è che su sette sezioni penali soltanto una non ha aderito allo sciopero, su cinque sezioni civili soltanto una ha tenuto udienze ma sarà importante capire perché sono stati sostituiti i giudici che volevano aderire allo sciopero. In ogni caso, dovremo aspettare alcuni giorni per avere i dati reali della Cassazione perché, come si sa, gran parte dei giudici di legittimità lavorano a casa».
Di segno opposto la valutazione del ministro Castelli: «Hanno scioperato 143 giudici su 340, il 42, 06%, mentre i magistrati della Procura generale della Cassazione che hanno aderito alla protesta sono stati 26 su 70, il 37,14%. Questi dati dimostrano che la maggioranza dei magistrati della Corte Suprema è favorevole alle riforme». L’Anm ha raccolto soltanto dei dati parziali e non omogenei: a Grosseto su 18 magistrati, 15 hanno scioperato; in Procura a Genova adesione dei 30 pm su 30 (dei 3 in ferie non si hanno notizie); nel distretto di Salerno, 103 su 139; alla Procura di Reggio Calabria il 70% di adesioni; nel quinto tribunale più importante d’Italia, Santa Maria Capua Vetere (provincia di Caserta), il 100% delle udienze non si sono tenute.
E poi nelle grandi città - Milano, Napoli, Torino e la Sicilia - i dati di adesione allo sciopero, secondo l’Anm, sono dati “bulgari”: a Milano su 688 magistrati, 547 hanno raccolto l’invito alla protesta; a Palermo 229 su 279, a Napoli il 90% delle udienze non si sono svolte, a Roma, infine le percentuali superano il 90% nel penale. E’ interessante stilare, dai dati forniti dal ministero di Giustizia, una classifica dei primati. E’ Palermo la città che ha la maggiore percentuale di adesioni allo sciopero a livello distrettuale (l’88,49%), seguita da Catania (l’86,75%), da Lecce (85,71%), da Bari (83,33%) e, infine, da Venezia (82,02%).
La città che ha il record di minori adesioni, al di sotto della soglia del 50%, è Campobasso con il 37,50%, poi, esclusa Catanzaro con il 59,74%, tutte le altre città sono al di sopra del 60%. L’ex presidente dell’Anm, Antonio Patrono, di Magistratura indipendente, pur non condividendo lo sciopero vi ha aderito.
E adesso commenta il suo successo: «Ero convinto che vi sarebbe stata una massiccia adesione dei magistrati perché le ragioni di fondo dello sciopero sono condivise da tutti. Ora dobbiamo guardare in avanti. L’importante è trovare soluzioni accettabili per tutti. Dobbiamo riprendere la strada del dialogo e del confronto con il governo».
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