Gli Stati Uniti fornitori mondiali di armi. Nel 2015 ne hanno vendute per un valore di 40 miliardi di dollari, confermandosi leader delle vendite nel mondo. Al secondo posto la Francia con 15 miliardi di dollari. È quanto emerge da uno studio condotto per il Congresso americano e riportato dal New York Times, secondo il quale lo scorso anno sono state vendute complessivamente armi per 80 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 89 miliardi di dollari del 2015. I Paesi avanzati restano anche nel 2015 i maggiori acquirenti di armi, con acquisti per 65 miliardi. Il calo delle vendite globali è legato all'economia debole, spiega il rapporto. ''Problemi di bilancio hanno spinto molti Paesi a posticipare o limitare gli acquisti.
Alcuni Paesi hanno scelto di non acquistare nuove armi e di ammodernare i loro sistemi esistenti''. Boom anche per l'industria delle armi italiane, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello "Sportello dei Diritti", che nell’ultimo anno ha triplicata la vendita all’estero aumentando le forniture verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso escamotage, della legge 185/1990 che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Nello specifico quelle verso l'Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra nel conflitto in Yemen e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti. Cresce anche l’intermediazione finanziaria delle principale banche italiane, Intesa e Unicredit, e tra i piccoli istituti coinvolti compare ancora Banca Etruria e una banca libica.
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