SOMALIA/MISNA on Ladysilvia: Almeno cinque persone sono state arrestate ieri e un gran quantitativo di armi e munizioni è stato sequestrato nel corso di un’operazione di polizia lanciata dalle forze fedeli al governo di transizione e dai soldati etiopi contro la rete, definita dal governo “terroristica”, che si troverebbe dietro l’ondata di attacchi quotidiani " almeno tre avvenuti mercoledì sera in altrettante zone della città - in corso da settimane contro esponenti filo-governativi, militari etiopi o infrastrutture chiave presenti a Mogadiscio. Lo ha annunciato il vice-ministro della Difesa, Salad Ali Jelle, precisando che nell’abitazione di almeno tre di questi sospetti sono state ritrovate decine di fucili automatici, almeno 37 colpi di mortaio, 120 pezzi d’artiglieria, bombe, mine anti-carro e altre munizioni. Secondo Jelle, le forze di sicurezza avrebbero individuato una delle principali basi dell’organizzazione responsabile degli attacchi quotidiani in corso da settimane a Mogadiscio.
Anche se per il momento non è stata precisata l’identità dei fermati, il governo nei gironi scorsi ha ripetutamente accusato dell’ondata di attacchi i miliziani vicini alle Corti Islamiche che ancora si troverebbero in città e che il presidente Abdullahi Yusuf ha fissato in “almeno 3000”. Intanto è circolata solo nelle ultime ore la notizia del rapimento, da parte di ignoti, di un funzionario della compagnia di telecomunicazioni locale Hormuud. L’uomo, Abdirashid Ali Aynanshe, responsabile dell’ufficio marketing della compagnia, è stato rapito da uomini armati non identificati che hanno fermato l’automobile su cui si trovava in mezzo alla strada portandolo via.
Intanto fonti locali fanno sapere che recentemente si è tenuto un incontro tra il primo ministro etiope Melles Zenawi e una delegazione di anziani e intellettuali della famiglia Ayr, il potente sotto-clan degli Habr-Gidir considerato il ’cuore’ politico delle Corti Islamiche che hanno governato Mogadiscio e buona parte della Somalia da giugno a dicembre scorsi. L’incontro, voluto dal governo di Addis Abeba, avrebbe avuto un buon esito, almeno stando al resoconto fornito alla stampa locale dai 10 componenti della delegazioni Ayr rientrati ieri a Mogadiscio dall’Etiopia.
Il governo etiope avrebbe chiesto ai potenti commercianti Ayr di fare come gli altri clan di Mogadiscio e prendere parte agli sforzi di riconciliazione in corso per riportare pace e stabilità nel paese. Proprio uno degli uomini di punta di questa famiglia, Sheik Sharif Sheikh Ahmed, presidente del Consiglio esecutivo delle Corti Islamiche, sarebbe, secondo indiscrezioni che circolano con insistenza sulla stampa locale da giorni, pronto a lasciare il Kenya, dove si trova da settimane dopo essersi consegnato alla polizia keniana a ridosso del confine col sud della Somalia, per arrivare in Europa.
Sheikh Ahmed, considerato da gran parte della comunità internazionale (Unione Europea e Stati Uniti in testa) il capofila della ’corrente moderatà delle Corti Islamiche, dovrebbe, almeno secondo i governi stranieri impegnati nella mediazione, prendere parte alla grande conferenza per la riconciliazione somala attesa nelle prossime settimane. Nonostante le pressioni internazionali, però, per ora il governo di transizione somalo continua a rifiutare qualsiasi apertura nei confronti di ex-esponenti delle Corti. [MZ]
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