BEIRUT - È entrata in vigore la cessazione delle ostilità chiesta dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, mentre a Beirut, poche ore dopo, è arrivato il ministro degli esteri Massimo D'Alema che ha compiuto una visita nei devastati quartieri meridionali della capitale prima di iniziare i colloqui con le autorità libanesi.
Ed in quelle zone si continua a scavare ancora sotto le macerie dei palazzi distrutti dai bombardamenti israeliani di ieri. Fino ad ora sono stati recuparati i corpi di 15 persone, dieci delle quali erano sfollati giunti a Beirut dal Sud del Paese.
Secondo quanto hanno riferito fonti libanesi, hanno provocato almeno 42 morti e oltre 50 feriti i bombardamenti che si sono svolti nel corso della notte anche su una cinquantina di villaggi del Sud, e della valle orientale della Bekaa.
Un civile è inoltre rimasto ucciso e altri quattro sono rimasti feriti dopo l’entrata in vigore della tregua, per l’esplosione di una bomba a scoppio ritardato.
Poco dopo le 08:00, migliaia di persone si sono messe sulle strade del Paese per tornare ai propri villaggi.
Emittenti Tv locali hanno mostrato immagini di ingorghi e lunghe file d'auto con a bordo sfollati che facevano il segno della vittoria con le dita o che mostravano fotografie del leader di Hezbollah sheikh Hassan Nasrallah. Anche dalla frontiera con la Siria si sono creati ingorghi di auto con profughi che si accingono a rientrare.
Sarebbero circa un milione, secondo varie agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, il numero dei profughi libanesi costretti ad abbandonare le proprie case a seguito dei vari bombardamenti.
Da Sidone sono già partiti dei convogli umanitari carichi soprattutto di cibo, materiale sanitario e acqua, del Programma alimentare mondiale dell’Onu destinati alla città di Tiro, che da oltre 15 giorni non riceveva aiuti nè via mare nè via terra.
I caschi blu hanno subito iniziato a pattugliare le regioni del Sud a ridosso della frontiera con Israele.
E mentre il governo libanese non ha ancora fissato una nuova riunione per discutere degli aspetti applicativi della risoluzione 1701, il movimento Hezbollah ha fatto sapere che dedica “la vittoria“ raggiunta 'grazie a Dio' su Israele ai suoi sostenitori.
La tregua sta gia' riportando gradualmente la normalita' anche in Galilea dopo un mese di bombardamenti in cui sono esplosi complessivamente quattromila razzi.
Un solo incidente si è registrato stamattina nel villaggio di Hadata dove, secondo la radio militare, un miliziano Hezbollah ha aperto il fuoco ed è stato subito ucciso dalla reazione dei militari israeliani.
Le operazioni israeliane in Libano comunque non sono del tutto cessate. Israele mantiene infatti il blocco dei porti e degli aeroporti nell’intento di impedire che rifornimenti militari raggiungano i miliziani di Hassan Nasrallah.
Nel Libano del sud, inoltre, le forze armate israeliane per ora mantengono in vigore le restrizioni ai movimenti di veicoli non autorizzati.
Questo blocco, comunque, secondo quanto ha detto una portavoce militare, non impedirà ai convogli umanitari autorizzati di circolare, tuttavia il rientro delle popolazioni sfollate potrebbe avere qualche ritardo.
Secondo radio Gerusalemme la zona compresa fra il confine internazionale e il fiume Liatni resta molto pericolosa, anche perché sul terreno ci sono ordigni inesplosi.
Nel pomeriggio il premier hud Olmert si presentera' alla Knesset (parlamento) per illustrare il significato della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite relativa alla tregua con gli Hezbollah. Contrastanti le voci che vogliono Israele uscita sconfitta dall’attuazione di questa risoluzione. Dai banchi della destra, viene preannunciata una battaglia parlamentare dovuta alla delusione per ''i magri risultati della campagna militarè'.
Un portavoce del ministero degli esteri ha precisato che proprio gli Hezbollah sono usciti sconfitti perché dovranno sottoporsi a numerose restrizioni.
Fonti militari dicono che la tregua iniziata stamane è molto fragile e che oggi non è oggi possibile prevedere se la tregua reggera' o meno.
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