"La guerra non è inevitabile, ma l’unica alternativa per Baghdad è la piena e attiva collaborazione con noi": sono le ultime parole di Blix pronunciate appena sbarcato a Baghdad assieme al suo alter-ego, il direttore dell’agenzia atomica internazionale, El-Baradei. Tocca a loro, o meglio proprio alle autorità irachene, con cui sta per iniziare il primo round di una fitta serie di incontri, disinnescare la miccia di una crisi ormai giunta all’apice. La coppia che dirige la missione Onu è già a rapporto con gli altri membri del team di ispettori operativi a Baghdad.
Priorità di queste ore: acquisire tutte le informazioni relative sia al ritrovamento delle 11 ogive chimiche vuote che delle 3mila pagine di un documento sulle tecniche di arricchimento dell’uranio scovato in un archivio privato nella casa di uno scienziato iracheno. Anche se Baghdad precisa che quei documenti erano relativi ad un programma nucleare abbandonato da molto tempo e comunque inclusi nel rapporto già fornito all’Onu. "Non si tratta di prove di riarmo - precisa Blix - non abbiamo trovato fino ad oggi la minima traccia di arsenali vietati o di armi di sterminio di massa, ma in entrambi i casi si tratterebbe di pericolose omissioni".
È su questo innanzitutto che Blix ed El- Baradei chiederanno spiegazioni e chiarimenti al ministro degli esteri di Saddam. Proprio il tono di queste delucidazioni fungerà da cartina di tornasole della collaborazione del rais. Saddam non ha scelta e Blix lo ripete da giorni in una raffica di dichiarazioni che alternano toni minacciosi a altri più concilianti, ma ora suona la campanella dell’ultimo giro, il 27 gennaio è dietro l’angolo. Una data non ultimativa ma solo se l’Iraq invertirà la tendenza dando segno di autentica collaborazione.
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