MEDIO ORIENTE -- Il consiglio dei ministri israeliano ha approvato domenica la proposta ricevuta dagli Stati Uniti per risolvere la questione dell’assedio di Yasser Arafat a Ramallah e la diatriba - ad essa connessa - sulla detenzione degli assassini del ministro israeliano per il turismo Rechavam Zeevi. E un sì alla proposta americana è arrivato anche dal leader palestinese Arafat, alimentando nuove speranze per la conclusione dello stallo a Ramallah.
I killer, quattro uomini, potranno quindi restare in una prigione palestinese, ma saranno controllati da osservatori americani e inglesi. Proprio questo era uno dei punti più spinosi che impediva di mettere fine allo stallo al quartier generale di Arafat a Ramallah: i quattro sono stati giudicati e condannati per l’omicidio da una corte palestinese, ma Israele non riconosce il sistema giudiziario dell’Anp e pretende - come condizione per togliere l’assedio al quartier generale del presidente palestinese - che le vengano consegnati.
La soluzione di osservatori americani e inglesi a controllare sul posto i quattro condannati potrebbe così confortare i palestinesi sul riconoscimento del loro sistema giudiziario, e insieme fugare i timori israeliani che la detenzione dei killer di Zeevi sia effettivamente tale. E rappresentare un primo passo concreto verso la fine dell’assedio israeliano al quartier generale di Arafat a Ramallah, che dura ormai da un mese.
Quanto all’arrivo della commissione di inchiesta dell’Onu su Jenin, Israele, riferisce Jerrold Kessel, inviato di CNN, ha reso noto che le condizioni per dare il via libera alla missione non sono ancora state soddisfatte. E Tel Aviv chiede un ulteriore rinvio di 24 ore prima di dare l’autorizzazione all’arrivo degli uomini dell’Onu, che continuano ad attendere a Ginevra ma fino ad ora non hanno ricevuto alcun ordine di partire.
La commissione, il cui invio è stato deciso dal Consiglio di sicurezza, è incaricata di stabilire cosa sia effettivamente accaduto nella città cisgiordana durante le operazioni militare israeliane della scorsa settimana. Secondo la versione fornita dai palestinesi, il campo profughi adiacente alla città sarebbe stato teatro di un autentico massacro, con centinaia di vittime civili, mentre secondo l’esercito israeliano le vittime sarebbero poche decine e per la stragrande maggioranza uomini armati uccisi in combattimento.
La disputa tra Israele e le Nazioni unite riguarda la libertà di manovra garantita ai membri della commissione, il cui arrivo a Tel Aviv, da Ginevra, era previsto per oggi stesso. l’Onu chiede di poter decidere liberamente chi interrogare per chiarire i misteri di Jenin, mentre Israele vuole poter decidere chi mandare a colloquio con gli ispettori e chi no.
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