Morti 200 palestinesi e 12 soldati israeliani

Le operazioni militari proseguono

GERUSALEMME -- Le forze armate israeliane hanno aumentato la pressione sui Territori palestinesi, concretizzando l’impegno assunto dal primo ministro Ariel Sharon ad accelerare i tempi dell’operazione con intensi attacchi sul campo profughi di Jenin e con interventi in altre due località vicino a Ramallah.

Intanto le forze armate israeliane hanno reso noto che dall’inizio delle operazioni, il 29 marzo, 12 soldati sono stati uccisi e 143 sono rimasti feriti. Tra i palestinesi i morti sono stati 200 e i feriti 1.500. Dei 1.413 palestinesi fermati durante le incursioni, 361 erano nella lista dei ricercati come presunti terroristi.

Un portavoce dell’esercito ha anche precisato che l’offensiva prosegue a Tulkarem, Qalqilya, Nablus, Ramallah, Betlemme, Jenin e in un certo numero di centri minori.

I vertici dell’esercito israeliano hanno fatto sapere di non aver ricevuto nuovi ordini dal governo riguardo al completamento dell’offensiva. Dopo la telefonata di sabato notte con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, Sharon ha presieduto la riunione settimanale del suo governo e al termine ha letto una dichiarazione nella quale l’operazione nei Territori palestinesi viene definita "decisiva" perché Israele possa vivere in pace e in condizioni di sicurezza.

"È una battaglia molto dura quella che Israele sta conducendo, con una politica che mira a prevenire danni ai civili, per obiettivi degni e da rispettare, che sta causando ferite anche alla nostra parte", ha affermato il premier israeliano.

Violenti attacchi a Jenin

Per il terzo giorno consecutivo la battaglia è infuriata a Jenin. Gli elicotteri Apache e le forze di terra dello Stato ebraico hanno pesantemente attaccato il campo profughi, dove secondo gli abitanti ci sono stati violenti scontri a fuoco tra palestinesi armati e soldati israeliani.

Fonti palestinesi hanno parlato di decine di morti e feriti.

Nel pomeriggio un portavoce delle forze armate israeliane ha reso noto che il coprifuoco a Jenin è stato revocato.

Nella notte, cinque palestinesi si erano avvicinati ai soldati israeliani al campo profughi e si erano rifiutati di fermarsi all’alt. Uno aveva azionato una cintura con esplosivi che aveva indosso, provocando la sua morte e quella di due suoi compagni.

I militari israeliani sono entrati domenica anche nei villaggi di Beit Rima e Dir a Sana, vicino a Ramallah.

Mentre la situazione sul terreno rimane preoccupante, si attende l’arrivo del segretario di Stato americano Colin Powell. Il capo della diplomazia Usa ha parzialmente corretto il tiro rispetto a quanto aveva dichiarato in precedenza, affermando che non ha in programma di incontrare il leader palestinese Yasser Arafat ma lo farà "se le circostanze lo consentiranno".

"Arafat deve parlare al suo popolo della necessità di porre fine alla violenza, al fine di realizzare la prospettiva di uno Stato palestinese che conviva fianco a fianco con Israele - ha detto Powell - Spero che faccia tutto quanto è in suo potere, indipendentemente da quanto è isolato in questo momento".
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