LONDRA -- La volontà della Casa Bianca di rovesciare Saddam Hussein, e di farlo anche ricorrendo a una vasta operazione militare per la quale i piani sono in fase avanzata di elaorazione, sta provocando una frattura diplomatica tra Washington e le capitali europee.
Il rifiuto più secco della linea del presidente George W. Bush è venuto dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che è andato anche più avanti rispetto alla posizione comune dell’Unione europea e ha espresso nettamente la volontà del suo governo di non partecipare a eventuali azioni militari contro Baghdad.
Dopo un recente incontro con il presidente francese Jacques Chirac, Schroeder ha ripetuto che non deve esserci alcuna invasione dell’Iraq senza un chiaro mandato delle Nazioni Unite. Ma lunedì il cancelliere ha fatto un passo in più: ha apertamente messo "in guardia contro il giocare con l’intervento militare e la guerra. Noi non saremo coinvolti".
Niente soldati dalla Germania
Messaggio chiaro: se a settembre il mio governo sarà rieletto, la Germania non manderà soldati. E neppure finanzierà l’eventuale campagna militare, come fece per la guerra del Golfo del 1991, alla quale non inviò truppe.
Anche la Cdu-Csu, il cui candidato cancelliere Edmund Stoiber è in vantaggio in vista delle elezioni di settembre, è cauta: condanna Schroeder per aver isolato, dice Stoiber, Berlino da Washington, ma poi fa sapere che sulla partecipazione militare tedesca in Iraq non c’è niente di deciso.
Del resto, secondo un sondaggio recente l’84 per cento dei tedeschi è contrario a qualunque partecipazione a un intervento militare in Iraq.
Ma Blair è a favore
Dalla parte opposta, quella più vicina alla Casa Bianca contro Saddam, c’è il premier britannico Tony Blair. Forte sostegno al discorso sull’"Asse del male" di Bush anche dal premier spagnolo Josè María Aznar; appoggio a Washington anche dall’italiano Silvio Berlusconi.
Nel caso italiano però il ministro della Difesa Antonio Martino ha precisato che Roma invierà soldati solo se ci sarà una "prova incontrovertibile" del fatto che Saddam prepara armi di distruzione di massa.
Blair peraltro non ha ancora reso noto il dossier sulle armi irachene di distruzione di massa che aveva promesso mesi fa. E nel caso in cui davvero Londra prendesse parte alla possibile "Guerra del Golfo II", dal suo governo potrebbero dimettersi i ministri vicini all’ala dei laburisti che non vuole l’intervento.
Questi ultimi non sono pochi: centotrenta deputati del Labour hanno firmato una mozione contraria all’opzione militare. Appoggio autorevole a questa linea viene dall’arcivescovo designato di Canterbury, Rowan Williams, che ha firmato un documento nel quale si definisce "immorale e illegale" l’eventuale attacco.
Parigi è per la via diplomatica
La Francia, che alla guerra del '91 ha partecipato in forze, spinge per una soluzione diplomatica attraverso le Nazioni Unite. Il nuovo ministro degli Esteri Dominique de Villepin ha detto che la pressione su Baghdad non può essere separata dalla ricerca di una soluzione al conflitto israelo-palestinese.
Se le cose dovessero arrivare al punto di un attacco, però, Parigi potrebbe comunque decidere di appoggiare l’opzione militare. Diplomatici e parlamentari britannici prevedono che Blair farà lo stesso se quel caso si presenterà , anche se ci sono segni recenti di una sua possibile marcia indietro.
Il re di Giordania Abdullah, che lo ha incontrato pochi giorni fa, ha riferito che il premier britannico non è così sicuro del fatto che attaccare l’Iraq sia una buona idea. Anzi, secondo re Abdullah, Tony Blair ha delle "profonde riserve" in proposito.
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