Lo Scandalo della Banca Romana

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Banche, politici, corruzione, malaffare, ambiguità e malcostume tutto a discapito dei piccoli risparmiatori e degli onesti lavoratori: e’ Lo scandalo della Banca Romana che tra il 1889 e il 1893, dopo il fallimento di alcune banche della capitale degenero’ in vera e propria crisi della moralità politica. Il piu’ emblematico esempio di un certo malcostume politico-finanziario italiano, considerato spesso come facente parte del DNA della nostra penisola e ancora esistente e fortemente radicato nel nostro paese. Ora questa drammatica vicenda viene raccontata in una fiction in due puntate in onda domenica 17 e lunedi’ 18 gennaio in prima serata su Raiuno con la regia di Stefano Reali, anche autore della musiche. Giuseppe Fiorello, il protagonista, e’ Mattia, un giovane giornalista siciliano che si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare in un grande giornale. Il direttore Claudet, interpretato da Vincent Perez, lo aiuta a fare velocemente carriera. Ma Mattia presto scoprirà di trovarsi in un universo corrotto dove non e’ la verità ad essere urlata ma la notizia assoggettata al potere. ’’Lo scandalo della Banca Romana’’ ha, tra gli altri interpreti, Andrea Osvart, nella parte di Renata e Lando Buzzanca in quella di Bernardo Tanlongo. Marcello Mazzarella e’ Gustavo Biagini e Ninni Bruschetta il Commissario Cavaterra. ’’Lo scandalo della Banca Romana’’, nato da un’ idea di Alessandro Jacchia con soggetto di Luigi Calderone, Laura Ippoliti e Andrea Purgatori e la sceneggiatura di Laura Ippoliti, Andrea Purgatori e Stefano Reali e’ una coproduzione Rai Fiction - Albatross Entertainement.
Note di regia Questo film TV vuole essere un tentativo di bildungsroman, romanzo di formazione, in cui si cerca di far vedere cosa puo’ accadere ad un giovane italiano cresciuto con dei Valori, quando viene a contatto con un mondo in cui sembra lecita qualunque scappatoia, perche’ si accorge che ’’tanto fanno tutti cosi’’’. E quindi e’ portato a pensare che se tutti sono colpevoli, nessuno e’ colpevole. Ma fino a che punto, un uomo perbene e’ disposto a lasciarsi trascinare in un gorgo di condivisa illegalità, in cambio di vantaggi materiali ed economici? Quanto costa comprare l’onestà di un uomo, in un Sistema in cui l’Onestà non e’ riconosciuta come un Valore? Sono ormai ben piu’ di cento anni che il crac della Banca Romana viene citato come il piu’ emblematico esempio di un certo malcostume politico-finanziario italiano, considerato spesso come facente parte del DNA della nostra penisola. Quando scoppio’ lo scandalo di Tangentopoli, a cento anni esatti di distanza, i due episodi sembrarono simili. Per usare le parole dell’illustre giornalista e storico Enzo Magri’: ’’Anche allora si tratto’ di tangenti che venivano estorte dai rappresentanti della nazione, per pagare le quali il governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo fu costretto a stampare soldi falsi per piu’ di quaranta milioni di lire (di allora!), addebitandone l’onere agli italiani. Ma se e’ vero che Tangentopoli ha privato la Banca Romana di un certo numero di record numerici, come quello dei parlamentari coinvolti e della quantità di denaro rubata, e se e’ altrettanto vero che in tutti e due i fenomeni si e’ assistito ad un monstrum di disonestà e di impudenza di una classe dirigente che pretendeva di porsi al di sopra delle leggi, c’e’ pero’ una fondamentale differenza tra i due scandali. Mentre oggi l’establishment incriminato tenta di emendarsi aggirando le leggi esistenti o fabbricandosene altre propizie alla propria impunità, allora si salvo’ condizionando pesantemente la magistratura, prona e connivente, anche per via della sua appartenenza al medesimo ceto sociale della casta che era al potere’’
Queste parole, scritte in anni non sospetti, (il libro di Magri’ ’’I Ladri di Roma’’, edito da Mondadori, e’ del 1993) ci fanno capire che lo Scandalo della Banca Romana e’ molto piu’ citato di quanto non sia effettivamente conosciuto. E’ anche per questo che abbiamo sentito l’urgenza di raccontarne l’essenza della storia, con le necessarie libertà narrative che si devono concedere ad un film TV di prima serata. Perche’ di fronte ad episodi come questi, la mancanza di qualunque tipo di indignazione, e magari la comparsa di un sorrisetto acquiescente di rassegnazione, al fatto che non siamo ’’un paese normale’’, e’ qualcosa che dovrebbe farci riflettere. Fra gli imputati dello scandalo della Banca Romana vi erano Eroi del risorgimento, uomini che avevano partecipato alla spedizione dei Mille, o che avevano combattuto nelle guerre d’Indipendenza. Vi erano professori universitari, giornalisti, poeti, romanzieri, imprenditori che avevano veramente ’’fatto l’Italia’’, con il loro pragmatismo. Ma fino a che punto detto pragmatismo sconfinava nella mancanza di scrupoli, o nell’illegalità? E fino a che punto diveniva sostanzialmente lecito, con la scusa che tanto ’’lo facevano tutti’’?
In questa particolare operazione narrativa, vista la delicatezza dell’argomento trattato, abbiamo tentato di rispettare le raccomandazioni manzoniane, sul Romanzo Storico: i nostri protagonisti sono personaggi di fantasia, ma sono immessi in una vicenda realmente accaduta, con riferimenti, date, e luoghi autentici, ripresi da documenti storici e dagli atti originali del vero processo della Banca Romana, trascritti dall’Archivio di Stato, nelle ormai classiche opere sull’argomento di Nello Quilici ed Enzo Magri’. Per quanto riguarda l’ambientazione, abbiamo cercato di restituire, grazie alla scenografia di Giantito Burchiellaro e alla fotografia di Claudio Sabatini, i profumi di un periodo storico particolare, che coincide con l’arrivo della luce elettrica a Roma nel 1890, dopo l’exploit di Parigi negli anni precedenti. Un periodo in cui si vide nella possibilità di stampare delle banconote in soprannumero e quindi di creare una ’’ricchezza’’ inesistente, una sensazione di impunità morale molto simile a quella esplosa con l’eccesso di finanziarizzazione che ha sconvolto il mondo negli ultimi dieci anni: cos’altro sono i cosiddetti ’’titoli tossici’’ se non l’equivalente moderno delle banconote stampate abusivamente dalla Banca Romana alla fine dell’800?
Note di Giuseppe Fiorello Ho scelto di raccontare ’’Lo Scandalo della Banca Romana’’ perche’ e’ una di quelle miniserie Rai capaci di raccontare una storia importante. Il punto di vista e’ quello di un uomo comune che ambisce a fare bene il mestiere di giornalista dicendo la verità su un certo malaffare politico-economico che sembra essere costume ancora esistente e fortemente radicato nel nostro paese (si pensi agli scandali finanziari degli ultimi anni: Cirio, Parmalat ed altri ancora). Insieme ad Albatross Entertainment ho gia’ raccontato storie capaci di emozionare lo spettatore ma contemporaneamente di denunciare e sensibilizzare il pubblico. ’’L’uomo sbagliato’’ e ’’La vita rubatà’ ad esempio sono stati amati dal pubblico e dalla critica proprio per questo; fiction che hanno saputo coniugare intrattenimento, qualità e spessore civile come raramente il cinema di oggi sa proporre. Il mio personaggio e’ quello di Mattia Barba, un giovane giornalista che arriva dal sud nella grande Capitale, dove conoscerà un mondo fatto di ricchezza e potere, intrighi economici e amorosi nei quali resterà imbrigliato, suo malgrado.
Dovrà compiere scelte importanti per uscirne pulito. Attraverso la sua esperienza gli autori hanno anche raccontato cos’e’ l’etica per chi fa informazione, cosa si intende per onestà intellettuale, e quale prezzo bisogna pagare per restare integri in un paese dove la verità e’ nelle mani di chi ha i mezzi per reinventarla come vuole. E’ straordinario come si riesca, raccontando una storia di oltre un secolo fa, a parlare del mondo d’oggi: la pericolosa vicinanza tra banche, politici, corruzione, malaffare, ambiguità e malcostume tutto a discapito dei piccoli risparmiatori e del popolo onesto e lavoratore. Lo scandalo della Banca Romana e’ una fiction in cui credo molto, e spero vivamente che venga accolto dagli spettatori con lo stesso affetto e interesse che ha animato tutti noi durante la realizzazione. Ancora una volta devo dire grazie a Rai Fiction, Albatross e Stefano Reali per avermi dato un’altra grande opportunità per trasformare il mio mestiere di Attore in qualcosa di utile per non dimenticare il nostro passato.
Cenni Storici Tra il 1889 e il 1893, nell’ancor giovane Stato unitario, si assistette al fallimento di alcune importanti banche, che degenero’ in una crisi della moralità politica. La corruzione era diffusa in particolar modo nel circuito perverso che legava politica, affari e banche. Dopo l’unificazione del Regno erano sei le banche autorizzate a stampare moneta. Con una legge del 1874 si cerco’ di regolamentare le emissioni, ma le banche continuarono a farsi concorrenza tra loro e la vigilanza ad essere completamente assente. Vi fu un incremento della stampa della carta-moneta e gia’ all’inizio del 1889 le banche cominciarono a dare i primi segni di tracollo finanziario, perche’ gli istituti di credito, non essendo piu’ in grado di far fronte ai propri impegni, iniziarono a sospendere i pagamenti. Quando si verificarono i primi fallimenti bancari si sparse voce che nei conti della Banca Romana vi fossero gravi irregolarità. Il ministro Miceli promosse una commissione d’inchiesta privata, presieduta dal senatore Alvisi, incaricata di stabilire se e quali banche avessero emesso una circolazione superiore a quella consentita. La commissione riscontro’ un ingente disavanzo, ma il Governo si oppose alla denuncia pubblica in Senato di quanto scoperto ’’in nome dei supremi interessi del paese e della patria’’
- Quello che si volle insabbiare fu l’operato del governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, che decise di coprire i vuoti di cassa, frutto di irregolarità come i prestiti concessi a deputati, ministri e costruttori, senza interessi e a fondo perduto. La relazione della commissione di inchiesta scomparve e Tanlongo fu nominato Senatore del governo Giolitti. La relazione Alvisi pero’, dopo la morte di questo, fini’ nelle mani di un giovane economista, Maffeo Pantaleoni, e di un deputato repubblicano siciliano, Napoleone Colajanni, che riuscirono a far si’ che lo scandalo sfuggisse al controllo del governo rivelando una situazione ancora piu’ disastrosa. L’inchiesta del 1894 si concluse pero’ con il proscioglimento degli imputati. Per evitare che l’inchiesta travolgesse uomini politici di spicco della politica italiana, i giudici, nella sentenza, denunciarono la sparizione di importanti documenti necessari a provare la colpevolezza degli imputati. Il procedimento penale venne dunque archiviato senza emettere alcuna condanna.
La Storia Fine Ottocento. Mattia Barba, un giovane giornalista in cerca di successo, e’ costretto a chiudere il suo giornale ’’Il Corriere di Cefalu’’’ perche’ nella provincia siciliana la gente non sembra interessata alla verità. Decide percio’ di andare a Roma con la convinzione di fare il suo lavoro in giornali liberi, come ad esempio ’’Il Popolo Italiano’’, per urlare la verità e cambiare il mondo. Gli anni in cui si sviluppa la storia di Mattia sono quelli di un’Italia in fermento, per la scoperta e la denuncia di uno scandalo che coinvolse politici, funzionari pubblici, faccendieri, parlamentari e ben tre presidenti del consiglio. Uno scandalo che svelo’ all’intero Paese un panorama di desolante corruzione e connivenza tra banchieri, imprenditori, prelati, giornalisti, mafiosi e politici. Anche Mattia si trova incastrato in questo giro di corruzione senza precedenti ed e’ costretto ad una difficile scelta morale: da un lato i valori semplici e concreti sempre praticati dal padre, dall’altro quelli che guidano la condotta del suo affascinante direttore, riassunti da un incisivo passaggio contenuto in un celebre libro di Diderot, ’’L’uomo e la morale’’: ’’L’unico dovere per un uomo e’ fare felice se stesso’’. Il giovane giornalista siciliano, inizialmente abbagliato dalla nuova vita nella capitale, dalla prospettiva di un’ascesa professionale, rapida e brillante, e dall’amore di Renata, una bellissima cantante, non riuscirà a vedere oltre la semplice apparenza. Solo successivamente, resosi conto della crudeltà del sistema, recupererà la sua integrità e la sua onestà, accettando di pagare in prima persona pur di smascherare i responsabili del malaffare.
Prima puntata Nel 1895 a Roma il ministro Miceli promuove una commissione d’inchiesta privata, presieduta dal senatore Alvisi e dall’Ispettore del Ministero del Tesoro Biagini. La commissione e’ incaricata di stabilire se le sei banche italiane, autorizzate a stampare carta moneta, ne abbiano emesso una quantità superiore a quella consentita. Nel frattempo a Cefalu’ un giovane giornalista, Mattia Barba, e’ costretto a chiudere il proprio giornale, Il Corriere di Cefalu’, a causa di un sequestro giudiziario. Indignato dall’evidenza che nella piccola provincia la gente non senta la necessità di leggere la verità, il ragazzo decide di recarsi nella capitale dove crede, con una buona dose di ingenuità, sia possibile invece urlare la verità dalle prime colonne dei giornali e cambiare il mondo. Sul treno che lo conduce alla capitale, Mattia e’ testimone della misteriosa morte di un uomo, Vincenzo Casella, conosciuto casualmente qualche giorno prima. L’uomo aveva intenzione di denunciare di essere stato vittima dei brogli finanziari e Mattia stesso gli aveva consigliato di segnalare l’accaduto direttamente attraverso uno dei giornali liberi di Roma
A seguire le indagini della misteriosa morte e’ l’ispettore Cavaterra, al quale Mattia rivela subito le motivazioni che avevano spinto Casella ad intraprendere il viaggio verso la capitale. Una volta giunto a Roma, Mattia riesce ad inserirsi immediatamente nel giornale Il popolo Italiano, diretto da Clemente Claudet, da lui considerato da sempre un esempio da seguire. Il giovane siciliano ottiene fin da subito la protezione del suo direttore, che lo aiuta anche a farlo entrare nell’alta società. Qui conosce la bellissima Renata, una cantante della quale si invaghisce immediatamente. Intanto la commissione d’inchiesta, attraverso l’ispezione dello scrupoloso Gustavo Biagini, scopre un ingente ammanco nella Banca Romana, goffamente mascherato dalla stampa irregolare di banconote. Tanlongo, governatore dell’istituto di credito legato da loschi affari al direttore Claudet, offre dei soldi all’ispettore in cambio del suo silenzio.
In Sicilia continuano a verificarsi morti misteriose che sembrano legate alla mafia locale, ma anche alla banca diretta dal padre di Mattia. Il commissario Cavaterra decide percio’ di riparlare con il giovane giornalista per riuscire a fare maggior chiarezza. Completamente assorbito dalla storia d’amore con Renata, dal lavoro e dalla fama, ottenuta grazie al suo primo articolo diffamatorio nei confronti dell’ispettore Biagini, Mattia sembra non accorgersi del torbido che si muove dietro l’ispezione alla Banca Romana. In Sicilia intanto, il signor Barba ottiene la visita di Antonio Sarno capocosca mafioso e cliente della sua banca. L’uomo e’ impegnato in traffici illeciti che coinvolgono Clemente Claudet, la Banca Romana e lo stesso padre di Mattia in prima persona. Mattia decide di fare una sorpresa al padre e tornare a Cefalu’, per raccontargli del proprio successo e soprattutto per presentargli l’affascinante Renata. In paese pero’ si imbatte nel commissario Cavaterra, li’ per controllare i movimenti di denaro della banca diretta dall’ingegner Barba. Questi, preoccupato dello stile di vita condotto dal figlio nella capitale, non si mostra in alcun modo contento, anzi gli palesa tutti i suoi dubbi sul sostegno politico accettato dal figlio pur di ottenere la fama tanto bramata.
Al suo ritorno a Roma, Mattia decide di non ascoltare i consigli di suo padre e accetta di ’’prestare il proprio nome’’ a Claudet per l’acquisto di numerosi immobili ottenendo, in cambio del favore, uno splendido appartamento in centro dove andare a vivere con la sua conquista. Mattia non e’ a conoscenza del fatto che Renata e’ ancora l’amante di Claudet e che e’ stata spinta proprio da questi nelle braccia del giovane per ammorbidirlo. In questo gioco di finzioni, Renata si e’ pero’ realmente innamorata di Mattia a tal punto da confessarlo a Claudet. Durante il confronto tra i due, Claudet la umilia e la caccia via, ma la donna, indignata e disperata, si trattiene per un attimo in casa dello spietato direttore. Assiste cosi’, di nascosto, ad una conversazione tra il suo ex amante ed il governatore della Banca Romana, Tanlongo, durante la quale quest’ultimo consegna al direttore un registro importante da custodire al sicuro
Seconda puntata A Cefalu’ viene ucciso Antonio Sarno, dopo essersi recato a Roma e aver minacciato il direttore del giornale Il popolo Italiano perche’ mantenesse gli accordi finanziari presi. Il commissario rintraccia ancora una volta Mattia per comunicargli che il capocosca, prima di morire, ha fatto il nome di suo padre. Mattia torna nuovamente a Cefalu’ e scopre, dalle parole del padre, la connivenza esistente tra banchieri, imprenditori, prelati, giornalisti, mafiosi e politici, a spese della gente comune. Questi gli rivela anche di essersi trovato in una situazione difficile e di aver agito contro la legge solo per garantire al suo unico figlio la realizzazione di un sogno: diventare un affermato giornalista. Mattia dunque torna a Roma per chiedere conferma a Claudet di quanto scoperto in Sicilia. Il direttore non fa altro che aggiungere un piccolo dettaglio alla confessione del padre: non solo suo padre era connivente ma la stessa Renata, la donna da lui tanto amata, lo ha ingannato fingendo di amarlo.
Il giovane siciliano si ritrova da solo e incastrato in un giro di illeciti molto piu’ grande di lui, a causa degli acquisti di molti immobili da parte di Claudet, compiuti a nome del giovane cronista siciliano. Questo lo getta in un periodo di crisi e disperazione in cui rifiuta anche l’amore di Rnata, colpevole di avergli nascosto la verità. Nel frattempo l’ing. Barba, in preda alla disperazione, scrive una lettera al figlio e si suicida, spingendolo cosi’ alla ricerca della verità. Dopo un breve periodo di riflessione, Mattia sembra reagire e torna al giornale ottenendo un posto di maggior privilegio per volontà stessa del direttore, continuando a scrivere articoli falsi per manovrare l’opinione pubblica. Proprio Cavaterra ha consigliato infatti al giovane di continuare comunque a rimanere in contatto con Claudet per ’’combatterlo dall’interno’’. Da qui la necessità di contattare l’ispettore Biagini per ottenere informazioni sulla sua ispezione alla Banca Romana. Cosi’ facendo Mattia e Cavaterra scoprono che il governatore Tanlongo concedeva prestiti senza garanzie facendo stampare a Londra i duplicati delle banconote in circolazione fingendo di sostituire le vecchie con le nuove.
Inoltre, il giornalista siciliano si rende conto, in questo periodo difficile, che Renata era stata sincera con lui e decide di cercarla, ma questa volta e’ lei a rifiutarlo. Claudet viene a sapere che Mattia sta solo interpretando un ruolo, per prendere tempo e indagare, insieme con il commissario, sulla questione della Banca Romana. Nonostante cio’ non impedisce ai due di continuare le proprie ricerche. Infatti, Mattia e Cavaterra si recano in Sicilia, alla ricerca di prove tangibili di cio’ che Biagini aveva scoperto e rivelato loro. Riescono cosi’ a trovare dei documenti molto importanti, ma insignificanti per denunciare l’intera situazione. Per farlo, infatti, e’ necessario cercare e trovare un registro di tutti i movimenti illeciti, della cui esistenza aveva accennato il signor Barba nella lettera scritta al figlio prima di morire. Renata intanto torna da Mattia e collabora con lui, rivelando di avere ascoltato un colloquio privato tra Claudet e Tanlongo, durante il quale quest’ultimo aveva affidato al direttore un registro molto importante da custodire. I tre riescono a recuperare il registro in casa di Claudet e decidono di non rivelare al Capo della Polizia quanto scoperto, bensi’ di provocare uno scandalo mediante un articolo rivelatore in prima pagina su ’’Il Popolo Italiano’’. Tutto cio’ a scapito dello stesso Mattia, che si era continuato a macchiare del reato di frode pur di tenere a bada Claudet e Tanlongo e poter effettuare le proprie ricerche sulla verità.