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Dentro l’Ospedale Olimpico: come il Niguarda guiderà la sfida sanitaria di Milano-Cortina 2026

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Milano 27 Novembre 2025 — Mancano settanta giorni all’accensione del braciere olimpico a San Siro, ma la città vive fin da ora un clima sospeso: strutture nuove che spuntano tra gli ultimi cantieri, un via vai di delegazioni internazionali, mentre ancora mancano, sulle strade, quei simboli e quei cartelloni che normalmente annunciano il grande evento. Eppure, dietro la facciata discreta, Milano sta costruendo una delle macchine organizzative più imponenti della sua storia recente.

Una macchina che ha un cuore pulsante: il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, destinato a diventare l’Ospedale Olimpico dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026. Un ruolo centrale, strutturale, mai assegnato prima nella storia olimpica al Servizio Sanitario Nazionale. Non un semplice supporto, ma la regia intera del sistema medico dell’evento.

Una scelta epocale, che ieri è stata raccontata al Chiostro di San Barnaba, durante la conviviale “La salute dello sport”, organizzata dal Panathlon Club Milano e dall’Osservatorio Metropolitano.

Una serata di racconto, visione e – soprattutto – di rivelazioni sulle trasformazioni in atto.

Un ospedale “totale”: perché il Niguarda è stato scelto per i Giochi

Il Generale Camillo De Milato, presidente dell’Osservatorio Metropolitano, ha aperto la serata con un ricordo personale: il salvataggio, nel 2011, di un giovane caporale ferito in Afghanistan. “Un miracolo medico”, lo definisce. Una testimonianza che anticipa il senso di tutto: il Niguarda non è solo un ospedale, è un riferimento nazionale per complessità, capacità e velocità di intervento.

A presentare i numeri è il Direttore Generale Alberto Zoli, anche Responsabile dell’Area Medica dei Giochi:

  • 13.000 cittadini entrano ogni giorno in ospedale
  • 300 persone sono coinvolte quotidianamente in attività formative
  • 2 pubblicazioni scientifiche al giorno, un volume da istituto di ricerca
  • oltre 110.000 accessi al Pronto Soccorso ogni anno
  • solo il 19% dei pazienti arriva in ambulanza: l’81% sceglie il Niguarda

“Il Niguarda è l’ospedale più completo d’Italia”, ribadisce Zoli.

Non un’autoproclamazione, ma una conseguenza dei dati: primo ospedale italiano (pubblico e privato) e 37° al mondo nella classifica internazionale che valuta 2.500 strutture.

L’Ospedale Olimpico: un sistema parallelo alla città

Dal 6 febbraio, il Niguarda diventerà il centro operativo sanitario della più grande manifestazione sportiva mai ospitata in Lombardia. La sola cerimonia inaugurale vedrà la presenza di 80 Capi di Stato, oltre a delegazioni, staff, tecnici, atleti e volontari.

“Dobbiamo garantire l’assistenza a tutta la famiglia olimpica”, chiarisce Zoli.

Questo significa: un Pronto Soccorso Olimpico accanto a quello generale, percorsi dedicati per atleti, delegati e personale di sicurezza

un sistema di copertura per turisti e cittadini in arrivo da tutto il mondo 17 postazioni mediche sulla pista Stelvio un elicottero capace di raggiungere Sondalo in 4 minuti.

Una doppia struttura sanitaria che dovrà funzionare senza rallentare l’attività ordinaria, anzi potenziandola. Un lavoro realizzato in silenzio, 24 ore su 24, molto prima delle luci della ribalta.

Il nodo strategico: la cardiologia che sale in montagna.

La vera innovazione, però, riguarda il territorio.

Il dottor Fabrizio Oliva, direttore della Cardiologia 1 Emodinamica, lo sintetizza così:

“Le Olimpiadi sono un evento in tre fasi: prima, durante e dopo. E noi stiamo già lavorando per il ‘dopo’.”

Per la prima volta, il SSN ha progettato un potenziamento strutturale e duraturo in Valtellina, la zona che ospiterà le gare di sci alpino.

Il Niguarda ha infatti assunto 18 nuovi cardiologi, con un modello inedito:

50% del tempo al Niguarda

50% in Valtellina per tre anni

Dal 3 novembre, il Presidio di Livigno è diventato parte del Niguarda.

A Sondalo, un secondo Pronto Soccorso potenziato è già operativo.

Un intervento che risponde non solo alle esigenze olimpiche, ma a una difficoltà cronica del territorio: attirare medici giovani in zone periferiche. Qui, invece, ai nuovi specialisti viene garantito un incarico a tempo indeterminato, attrezzature moderne e un progetto di lungo periodo.

Cosa resterà dopo l’Olimpiade?

La domanda più importante arriva verso la fine della serata: tutto questo enorme investimento svanirà il giorno dopo la cerimonia di chiusura?

Zoli è netto: “No. E questo è il punto centrale.”

Il Pronto Soccorso Olimpico non sarà smantellato, ma convertito in polo permanente di medicina d’urgenza.

Le nuove apparecchiature – TAC, risonanze magnetiche, strumenti ad alta tecnologia – resteranno sul territorio valtellinese.

E, soprattutto, resteranno le persone: medici, tecnici, infermieri che avranno portato competenze, formazione e continuità.

“Stiamo costruendo un ospedale dentro altri ospedali”, conclude Zoli.

La vera eredità olimpica non sarà dunque una struttura, ma un sistema sanitario più grande, più forte e più connesso tra Milano e le sue montagne.

Milano e l’Olimpiade che non si vede, ma si sente.

Mentre la città attende i cartelloni, i gadget e l’atmosfera da grande evento, la parte più decisiva dei Giochi è già qui.

Investimenti, riorganizzazioni, nuove assunzioni, una rete d’emergenza capace di reggere l’impatto di milioni di arrivi.

Il Niguarda non sarà solo l’ospedale dell’Olimpiade: sarà la prima eredità concreta di Milano-Cortina 2026.

Una eredità che non si misura in medaglie, ma in salute, infrastrutture e futuro.

A fare gli onori di casa il vicepresidente del Panathlon Carmelo Tribunale (che ha sostituito il presidente SimonpaoloBuongiardino) e il "già presidente" Filippo Grassia, nonchè noto giornalista, esperto di ogni sport e delle sue diverse e numerose diramazioni.